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Southern Wind Shipyard

Venticinque anni sono un traguardo importante, nella vita di una persona così come nella storia di un’azienda. Possono sembrare pochi oppure tanti. Tutto dipende dalla qualità e dall’intensità di come sono stati vissuti. Il caso di Southern Wind Shipyard lo conferma.

27/08/15 Corporate Shooting @ Southern Wind Shipyard, Cape Town, 24-31 August 2015 © Carlo Baroncini Photography

Southern Wind Shipyard, Cape Town, © Carlo Baroncini Photography

E pensare che tutto ebbe inizio in modo del tutto casuale. “Avevo scelto un cantiere sudafricano per farmi costruire la mia barca. Poi come spesso succede mi sono innamorato di quella realtà e ho rilevato la struttura” racconta l’Ing. Willy Persico.

Willy Persico

Willy Persico

“All’epoca” prosegue Persico c’erano due barche in costruzione: la prima la mia era un progetto di Ron Holland la seconda invece di Bruce Farr. Andando avanti ho scoperto che quest’ultima mi aveva colpito per tutta una serie di contenuti e così è nata una collaborazione con il progettista che dura ormai da 25 anni e che fa parte della storia del cantiere”. Una rotta che ha avuto proprio nell’innovazione la sua carta vincente. La seconda unità aveva il pozzetto centrale e la timoneria centrale e quindi seguiva uno schema progettuale collaudato.

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La svolta arriva invece con la terza unità. “In fase di costruzione avevo realizzato che volevo la parte ospiti e quella dell’armatore non più a poppa a ma a prua” prosegue Persico. Da qui l’idea di creare il doppio pozzetto e la cucina con zona carteggio e due cabine marinai ricavate a poppa, un’impostazione che è diventata con il tempo il marchio di fabbrica delle barche costruite dal cantiere sudafricano. Una soluzione subito accolta con grande successo dal mercato e che ha contribuito a inaugurare una nuova scuola di pensiero progettuale nel mondo della vela. A proposito di progettazione la visione innovativa dell’Ing. Persico ha permesso di fare sedere attorno allo stesso tavolo più matite: da Bruce Farr a Reichel-Pugh fino a Nauta Design.

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“Senza dimenticare l’architetto Minniti” interviene l’Ing. Persico “il cui apporto sin dall’inizio e per diversi anni è stato fondamentale nell’impostare gli interni. Un tema questo verso il quale mi piace avere un coinvolgimento. All’inizio di quest’avventura imprenditoriale avevo noleggiato diverse barche tra cui un Camper & Nicholsons e uno Jongert proprio per farmi un’idea di cosa il mercato stesse proponendo. Un’esperienza che si è rivelata preziosa” prosegue Persico “grazie alla quale ho potuto sviluppare nuove soluzioni”. A distanza di anni la fase progettuale resta ancora oggi un passaggio centrale della filosofia Southern Wind Shipyard.

Lizard photo by Rick Tomlinson

Lizard photo by Rick Tomlinson

“Con Mario Pedol e Massimo Gino dello studio Nauta Design dialogo in continuazione” commenta Persico “Questo processo di osmosi basato sulle nostre reciproche esperienze consente di mettere a punto ed sviluppare nuovi layout. Il primo 95 piedi per esempio Maya Ray è l’evoluzione in grande della mia prima barca progettata da Ron Holland. Un‘impostazione sulla quale poi sono stati concepiti altri tre scafi: per un totale di due 93 e due 95 piedi”. Dal progettare nuove soluzioni d’interni a sperimentazione materiali innovativi il passo è davvero breve. Southern Wind è stata tra le prime a intuire le potenzialità e quindi utilizzare per la costruzione degli scafi materiali compositi, resine epossidiche, fino ad arrivare al carbonio impiegato per la prima volta 15 anni fa per realizzare Whisper.

Whisper © Carlo Baroncini

Whisper © Carlo Baroncini

“Poi è venuto il momento dell’infusione” aggiunge Persico “tecnica con la quale abbiamo avviato la produzione della fortunata serie dei 100 piedi. In tutti questi anni non ci è mai mancato il coraggio di guardare avanti spinti dalla voglia di voler alzare sempre più in alto l’asticella della qualità”. Senza però venir meno alla regola aurea di concepire barche pensate per navigare a vela in totale autonomia. “Abbiamo montato il nostro primo captive winch solo di recente sul primo 110 piedi, così come la prima chiglia retrattile è entrata in scena solo poco tempo fa” sottolinea Persico. Non basta. A fare la differenza sono le 7.500 miglia di navigazione in oceano che ogni scafo percorre prima di essere consegnato. Un banco di prova dove non c’è spazio per l’improvvisazione e che esalta le qualità marine delle barche costruite da Southern Wind. E per il futuro?

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“Il tema delle prestazioni che molti armatori oggi pretendono è certamente una priorità e proprio su questo fronte stiamo concentrando gli sforzi proponendo progetti ad hoc, il primo dei quali un 90 piedi con le linee di Reichel-Pugh, è stato presentato da poco. Al tempo stesso però proseguiamo sulla rotta tracciata 25 anni fa adeguata ad un cantiere che costruisce barche bluewater concepite per vivere il mare in totale comfort senza per questo rinunciare al piacere di una veloce navigazione a vela”.