Nelle regate d’altura il tempo non è soltanto una misura tecnica: è una variabile decisiva quanto il passaggio sulla linea del traguardo. Conta come si attraversano le miglia, come si gestiscono le ore e le notti, come si interpretano condizioni che cambiano senza concedere margini. Qui il tempo non si subisce: si governa.

Quando la regata si corre in solitario, questa relazione diventa ancora più estrema. Non esistono equipaggi con cui condividere turni o decisioni. C’è solo il velista, la barca e il ritmo imposto dall’oceano. Dormire significa perdere terreno, restare svegli consumare energia. Ogni scelta è una negoziazione continua tra velocità, resistenza e lucidità. È in questo equilibrio che la competizione sportiva si trasforma in avventura.

La grande classica dell’oceano
Tra le regate d’altura, un posto speciale lo occupa la Route du Rhum Destination Gaudeloupe, considerata una vera classica della vela oceanica. Si svolge ogni quattro anni e richiama sulla linea di partenza i migliori velisti oceanici del mondo insieme agli scafi tecnologicamente più avanzati, dagli IMOCA 60 agli spettacolari Ultim 32/23.

Una regata in cui ogni secondo può fare la differenza, come sottolinea Julie Coutts, Direttrice Generale di OC Sport Pen Duick: «La Route du Rhum – Destination Guadeloupe è prima di tutto un’avventura umana e velica in cui ogni secondo conta». L’edizione 2026 partirà il 1° novembre da Saint-Malo. Alle 13:02 esatte inizierà il conto alla rovescia che accompagnerà 117 velisti solitari – ai quali potrebbero aggiungersi alcune wild card – verso la Guadalupa.

Il riferimento resta il tempo da battere: quello firmato nel 2022 dallo skipper francese Charles Caudrelier, vincitore a bordo del trimarano Maxi Edmond de Rothschild (classe Ultim 32/23). Un’impresa che ha riscritto la storia della regata, abbassando di quasi 20 ore il precedente record stabilito nel 2018 da Francis Joyon in 7 giorni, 14 ore e 21 minuti. Un tempo che resta oggi il benchmark assoluto della prova, e l’obiettivo dichiarato di chiunque si presenti sulla linea di partenza. E, in questa 13° edizione della Route du Rhum, occhi ancora una volta puntati su Gitana che con ogni probabilità schiererà sulla linea di partenza un nuovo e avveniristico maxi-trimarano, il 18° della serie.

Cronometrare l’avventura
In questo scenario, il tempo assume anche un valore simbolico grazie al ruolo di Alpina come Cronometrista Ufficiale della regata. Una collaborazione che mette in dialogo la vela oceanica con l’orologeria sportiva, unendo precisione, affidabilità e spirito di avventura.

Fondata nel 1883, la Manifattura ha costruito la propria identità al fianco degli esploratori e degli atleti outdoor, dagli alpinisti ai navigatori. Fin dagli anni Sessanta il mare è parte del suo orizzonte, con segnatempo progettati per resistere alle condizioni più estreme. «Cronometraggio, precisione e affidabilità sono requisiti assoluti in questo tipo di competizioni», spiega Yasmina Pedrini, Direttrice della Comunicazione di Alpina. «Questo impegno estende in modo naturale le radici della Maison nel mondo dell’avventura e dell’esplorazione e riflette l’impegno nel fornire sostegno a lungo termine ai più grandi eventi di regate offshore, in cui cronometraggio, precisione e affidabilità sono requisiti assoluti». E per celebrare la collaborazione sono previste edizioni limitate dedicate alla regata.

Alpina e il mare, una storia che inizia nel 1969
Il legame tra Alpina e il mare affonda le sue radici alla fine degli anni Sessanta. È il 1969 quando la Maison presenta l’Alpina Diver ’10 Seastrong, la prima referenza concepita specificamente per gli appassionati di immersioni. Un segnatempo pensato come vero strumento, progettato per rispondere alle esigenze di affidabilità, leggibilità e resistenza richieste dal mondo subacqueo.

Da quel debutto nasce un percorso che arriva fino a oggi: Seastrong è diventato il nome che identifica l’intera collezione ispirata a quello che viene spesso definito il “sesto continente”, l’oceano. Nel tempo, la linea ha saputo evolversi restando fedele alla propria vocazione marittima, reinterpretando il concetto di diver con un linguaggio sempre contemporaneo. Tra le ultime novità spiccano due nuove variazioni della collezione Seastrong Diver Extreme Automatic, che raccontano due approcci diversi alla stessa idea di avventura.

La prima guarda al passato, puntando su un’estetica vintage: indici delle ore, scala dei minuti e punte delle lancette si stagliano sul classico quadrante nero trattato in “Old Radium”, una tonalità luminosa che richiama gli orologi degli anni Venti e Trenta. La seconda, invece, introduce un quadrante color kaki, più ruvido e deciso, che accentua il carattere esplorativo del segnatempo pur mantenendo intatto il suo DNA marino. Due interpretazioni diverse, ma unite dalla stessa filosofia: quella di un orologio nato per il mare, capace di attraversare il tempo senza perdere il contatto con la propria origine di strumento.

Un anno da vivere tutto d’un fiato
Il 2026 si prepara così a entrare nella storia della vela oceanica come un anno spartiacque. Un momento in cui le grandi regate hanno lasciato un segno profondo, ridefinendo il rapporto tra uomo, mare e tempo. Non solo per la nuova edizione della Route du Rhum, ma anche alla luce del nuovo record del giro del mondo a vela senza scalo, stabilito il 25 gennaio 2026 dallo skipper francese Thomas Coville e dal suo equipaggio a bordo del maxi-trimarano Sodebo Ultim 3. Un’impresa che ha spinto ancora più avanti il limite, confermando come la vela oceanica sia oggi uno dei territori più estremi dell’avventura contemporanea. Dove la tecnologia accelera, il mare comanda e il tempo resta l’unica vera misura.
Matteo Zaccagnino


