Prima c’era solo il nome della località. Ora c’è anche a una data. La 38esima edizione della Louis Vuitton America’s Cup scatterà ufficialmente il 10 luglio del 2027 con la prima regata che vedrà il defender, Emirates Team New Zealand, confrontarsi con il vincitore della Louis Vuitton Cup ovvero uno tra Luna Rossa, GB1, K-Challenge, Alinghi Tudor ovvero i quattro team fin qui iscritti. In attesa di entrare nel vivo si potrà già da quest’anno iniziare a respirare aria di Coppa America. Saranno tre le regate preliminari in programma la prima delle quali si svolgerà dal 21 al 24 maggio a Cagliari e, a seguire, una seconda a Napoli a fine giugno (le date esatte devono ancora essere ufficializzate). La terza prova è prevista a inizio 2027.

Un piccolo assaggio di quello ci aspetta e un’occasione per vedere a che punto è il livello di preparazione a circa due anni dalla fine della Coppa America di Barcellona. In queste prove i cinque team finora iscritti, che parteciperanno ciascuno con due imbarcazioni AC40 monotipo foiling, una delle quali dedicata a equipaggi formati da donne e giovani velisti. Nelle prime giornate i team si sfideranno in una serie di regate di flotta al termine delle quali i primi due in classifica si affronteranno in una finale “winner takes all” che determinerà il vincitore della regata.

A tutta Italia
Mai come questa edizione vedrà l’Italia al centro della scena. Le due tappe preliminari di Cagliari e Napoli con quest’ultima che sarà anche teatro della 38° edizione della Coppa offriranno un valore aggiunto alla partecipazione di Luna Rossa che oltre alla presenza di sponsor italiani come Prada, Panerai e Pirelli, potrà contare sul fattore campo inteso come sostegno da parte del pubblico. Presenza che, per il team italiano, è arrivata a quota 7 stabilendo così un nuovo record nella storia di questa competizione. «Con la Coppa America in Italia, e soprattutto a Napoli, credo che questo peso verrà in parte alleggerito dall’entusiasmo degli italiani e dal calore del pubblico», spiega Max Sirena Ceo di Luna Rossa. «Abbiamo già regatato qui una decina d’anni fa, tra il 2011 e il 2013, e ci aveva portato molto bene: avevamo vinto. Napoli è una città unica al mondo, difficile da descrivere se non la si vive davvero, frequentando i suoi luoghi e la sua gente». Riflette Sirena.

L’attesa è alta, e le aspettative ancora di più. «Penso che sarà una Coppa America come non l’abbiamo mai vista prima, soprattutto in termini di pubblico e di coinvolgimento per la città. Basta guardarsi intorno, basta vedere cosa è successo quando il Napoli ha vinto lo scudetto per farsi un’idea di quello che ci aspetta», aggiunge Sirena. La pressione non mancherà, ma sarà una pressione positiva. «In qualche modo rappresenteremo l’Italia intera, non solo Napoli o la Campania. È fondamentale che tutta la città, tutta la regione e tutto il Paese tifino per la barca italiana. Sarà qualcosa di speciale, non vediamo l’ora», prosegue Sirena. Nei prossimi mesi il team tornerà a navigare nelle acque partenopee: «In primavera saremo di nuovo qui per allenarci. E poi, finalmente, ci trasferiremo in maniera definitiva a Napoli per la Coppa America», prosegue Sirena.

Una partecipazione quella di Luna Rossa che si è arricchita anche della presenza di un fuoriclasse del calibro di Peter Burling. Il campione neozelandese ha nel suo curriculum tre America’s Cup una delle quali vinta nel 2021 proprio contro Luna Rossa e tre medaglie olimpiche. Da rivali ad alleati il passo è breve. Sono in tanti a credere che il contributo di Burling sarà determinante per far fare un salto di qualità definitivo alla barca italiana. «All’inizio non sapevamo nemmeno che Peter Burling avrebbe lasciato il team», racconta Sirena. «Il primo a entrare è stato Josh Junior (velista kiwi con un importante curriculum ndr), con un ruolo più tecnico. Solo dopo, quando sono iniziate a circolare le notizie su una possibile separazione, ho cominciato a parlare con Peter (Burling ndr)», riflette Sirena. Una trattativa nata senza certezze e, soprattutto, senza conoscere il quadro regolamentare definitivo.

«All’epoca la regola non gli avrebbe nemmeno permesso di navigare. Il cambio è arrivato solo alcuni mesi dopo. Ma, a prescindere da tutto, l’avrei preso comunque», continua Sirena che sul tema delle “voci” e delle possibili sovrapposizioni tra circuiti, su tutti il SailGP, ha una visione netta: «Credo che il mondo della vela abbia spazio per tutti. Dovremmo essere abbastanza intelligenti da parlarci nel modo giusto. L’obiettivo non è sostituire nulla: l’America’s Cup è intoccabile. I circuiti che stanno crescendo sono un’altra cosa. Hanno storie, linguaggi e obiettivi completamente diversi e non entreranno mai in competizione» riflette ancora Sirena. Napoli poi sarà anche l’occasione per ricucire una ferita che brucia ancora. «L’edizione del 2021 ce l’ho legata al dito. Potevamo vincere. È evidente che abbiamo fatto degli errori, ed è evidente che una responsabilità ce l’ho anch’io. Per questo stiamo lavorando sulla continuità, sugli step futuri, sulle nuove figure. Il team non è una cosa che finisce domani: l’obiettivo è andare avanti nel tempo» conclude Sirena.

Italia teatro dei grandi eventi sportivi
La scelta di Emirates Team New Zealand di organizzare la 38° edizione della Louis Vuitton America’s Cup a Napoli conferma il ruolo dell’Italia diventato sempre più centrale nell’ambito dei grandi eventi sportivi. E il riferimento va naturalmente alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Eventi che, come la Coppa America, portano in dote una visione che va oltre all’aspetto strettamente sportivo. “Il Governo italiano – del quale porto i saluti, a partire dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni – ha voluto fortemente questa opportunità, per la prima volta nella storia del nostro Paese” ha detto nel suo discorso Andrea Abodi il Ministro per lo Sport e i Giovani.

“Abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con il team neozelandese guidato Grant Dalton, che ha compreso il valore dell’Italia e le sue potenzialità, riconoscendo al tempo stesso che Napoli rappresenta il luogo ideale per ospitare l’America’s Cup. Ciò che stiamo costruendo va ben oltre la logica di un grande evento sportivo e nasce dalla volontà di dare una prospettiva concreta. Possiamo affermarlo con orgoglio: grazie al lavoro congiunto del Sindaco, del Commissario straordinario, di Invitalia, di numerosi Ministri e amministratori del territorio, l’eredità dell’America’s Cup è già iniziata. Il cantiere di Bagnoli (dove saranno le allestite le basi dei team ndr) è la prova tangibile della volontà di restituire dignità, futuro e a un luogo che li aveva perduti. Vogliamo costruire una sintonia profonda con l’intera città, comprese le aree che spesso sembrano escluse. La Coppa America deve essere un evento popolare: pur parlando di altissima tecnologia e finanza, trova la sua forza nel rapporto con le persone. Porteremo simbolicamente il mare dell’America’s Cup dal centro alle periferie, perché c’è bisogno di fiducia e di speranza”, ha concluso Abodi.

Un primo vincitore questa edizione lo ha già decretato. Napoli è entrata subito nel cuore dei team che hanno potuto toccare con mano l’entusiasmo, il calore e l’accoglienza che la città ha voluto tributare. è un momento davvero speciale. “È stato un percorso lungo, che non sarebbe stato possibile senza la collaborazione costruttiva di tutte le istituzioni coinvolte. Credo che il vero vincitore sarà la città di Napoli. E va benissimo così: Napoli viene prima di tutto” ha dichiarato Matteo De Nora Team Principal di Emirates Team New Zealand. Parole che hanno trovato una sponda anche in quelle pronunciate da Grant Dalton Ceo del team neozelandese che ha detto: “Siamo stati qui nel 2013 e quella regata ha lasciato un segno profondo nel team, e in me. Non solo per le condizioni di navigazione, che sono ideali, ma soprattutto per le persone. Napoli è unica, i suoi tifosi sono incredibili. In un certo senso ci si sente a casa, perché anche i tifosi neozelandesi sono straordinari.

Detto questo, sappiamo bene di essere nella “tana del leone”. Luna Rossa e tutti gli altri challenger avranno una motivazione fortissima per impedirci di fare quattro vittorie consecutive. Il lavoro da fare è tanto, ma l’accoglienza è stata eccezionale. Daremo il massimo per la città, sapendo che la città darà il massimo… anche se il tifo, giustamente, sarà per Luna Rossa”. A suggellare questa scelta le parole di Pietro Beccari Presidente e Ceo di Louis Vuitton che commentato “Siamo lieti di sostenere l’America’s Cup nella sua nuova trasformazione che inaugura un’era ancora più moderna e inclusiva. Insieme abbiamo vissuto la prima grande trasformazione di questo evento avvenuta nel 1983 con la creazione della Louis Vuitton Cup e oggi siamo onorati di essere al fianco di questa edizione, la prima a svolgersi in Italia”.

Cosa cambia e cosa resta uguale
Al momento la prima vera novità è l’assenza in oltre 176 anno di storia di un team americano. Ma statistiche a parte l’edizione 38 dell’America’s Cup porta in dote una serie di cambiamento sostanziali. Prima di tutto si disputerà ogni due anni e non più quattro come in passato. Poi ci sono le barche. I team partecipanti non potranno costruire uno scafo ma dovranno sviluppare quello esistente. Tradotto vuol dire interventi su foil, timoni, sistemi di bordo, e vele. Poi c’è l’equipaggio che non avrà più né cyclor né grinder. E l’energia per azionare i foil e tenere in funzione i sistemi? Sarà affidata a delle batterie che troveranno spazio all’interno dello scafo. Da 8 ecco che i componenti scenderanno a 6 o meglio a 5 più un ospite. Il regolamento prevede inoltre la presenza di una velista a bordo. Per il resto lo scafo manterrà la lunghezza di sempre ovvero 20,7 metri, l’albero un’altezza di 26,5 metri e la superficie velica totale sarà di 230 mq.
Matteo Zaccagnino

