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Amor à Vida, e la cultura bespoke

Ci sono yacht che cercano di stupire. E poi ci sono yacht che, semplicemente, convincono. Non per eccesso, non per rumore, non per volontà di imporsi nella skyline di una rada affollata, ma per una qualità più rara: la coerenza. Amor à Vida, 67,55 metri firmata CRN con exterior e interior design di Nuvolari Lenard, appartiene con decisione a questa seconda categoria.

È uno yacht grande, importante, generoso nei volumi, eppure sorprendentemente misurato nel gesto. Le sue linee scorrono senza attriti, i suoi spazi raccontano una precisa idea di vita a bordo, il suo linguaggio tiene insieme architettura, comfort e cultura nautica. Il nuovo capolavoro è la sintesi perfetta del sapiente know-how, dello yacht design fully custom e della qualità costruttiva di CRN che, con l’Engineering team di CRN e Ferretti Group Superyacht Division, ha definito l’architettura navale.

Per Carlo Nuvolari, il progetto nasce prima di tutto da un incontro riuscito. «Un armatore esperto. Una persona che ha già avuto diverse barche, anche veloci, e che ha compiuto un vero percorso di maturazione, anche sportiva se vogliamo. Una crescita che lo ha portato, a un certo punto, a desiderare qualcosa di diverso: una barca più comoda», racconta Nuvolari. È qui che il racconto di Amor à Vida prende la sua direzione più autentica: non l’inseguimento della performance, ma la ricerca di una qualità dell’abitare.

Nella voce di Nuvolari c’è un punto che torna con forza: l’armatore di Amor à Vida non aveva bisogno di dimostrare nulla. Ed è proprio questa libertà interiore ad aver liberato anche il progetto. «Non c’era alcuna volontà di “show off”, nessuna esigenza di seguire mode o tendenze, né di confrontarsi con altri armatori. Voleva semplicemente essere soddisfatto lui, per sé stesso», sottolinea Nuvolari. Per un designer, è una condizione quasi ideale.

«Ti trovi davanti a un interlocutore consapevole, che conosce le barche e che ti dice con grande chiarezza: “Il cliente sono io. Non ho imposizioni, non ho sovrastrutture o pressioni stilistiche. Fatemi una proposta che mi piaccia”», si sofferma Nuvolari. E ancora: «È un uomo di cultura, con un gusto molto sviluppato. Ha un forte senso estetico, ama le cose belle — e questo rende il dialogo progettuale ancora più stimolante», aggiunge Nuvolari.

Il progetto è stato infatti costruito passo dopo passo, attraverso una serie di incontri e di confronti diretti. Un processo graduale, assorbito e rielaborato da Nuvolari Lenard fino a trasformarsi in una proposta forte ma perfettamente allineata al suo destinatario. «Lavorare con un cliente appassionato ed esperto di yacht è la mia situazione preferita: sa cosa chiedere e sa ascoltare; ti lascia progettare e soprattutto si fida di te e del tuo genuino desiderio di creare una bella cosa», commenta Nuvolari.

Standard estetici e architettonici

Nel discorso di Nuvolari, la questione del gusto viene affrontata senza ambiguità. Con una posizione netta, quasi controcorrente. «Si dice spesso che “è bello ciò che piace”. In parte è vero, ma fino a un certo punto. Esistono dei canoni — architettonici, stilistici — che hanno un loro peso preciso», riflette Nuvolari. Perché il progetto, insiste, non è mai il semplice risultato di un umore o di un desiderio estemporaneo. «Se accettassimo davvero l’idea che tutto è semplicemente soggettivo, non esisterebbero l’architettura, lo studio, le università. Il progetto, invece, è anche metodo, cultura, conoscenza. È qualcosa di più strutturato, quasi scientifico», aggiunge Nuvolari.

È una posizione che trova la sua sintesi in una frase chiave: «Come ho detto più volte, il successo di un progetto risiede proprio nelle proporzioni generali. Ci sono certamente delle regole di architettura e design che vengono seguite per arrivare a un risultato eccellente», osserva Nuvolari. In Amor à Vida questo principio si traduce in una costruzione molto controllata dell’insieme. «Come in tutti i progetti che seguiamo, il punto di partenza sono le proporzioni. Diamo un’enorme importanza alle proporzioni generali, applicando regole architettoniche molto consolidate. Una volta definita questa struttura, si lavora sui dettagli», spiega Nuvolari.

Sintesi del progetto

Forse il concetto più importante, e certamente il più caro a Nuvolari Lenard, è quello di unicum. Amor à Vida non nasce dalla somma di componenti separati, ma dalla loro sintesi. «Per noi un progetto è sempre un unicum», prosegue Nuvolari, che aggiunge: «Quando qualcuno dice: “ho un buon layout e un bello scafo, adesso fammi una linea esterna”, per me è un errore di approccio. Non può funzionare così.

Il progetto va affrontato nella sua totalità: layout, proporzioni, forme esterne e linguaggio degli interni devono nascere insieme e dialogare tra loro», puntualizza Nuvolari. Non è una dichiarazione teorica. È il metodo con cui lo studio opera sul mercato nautico fin dal 1991. E nel caso di CRN, il rapporto è ormai consolidato: Amor à Vida è il nono grande yacht CRN progettato da Nuvolari Lenard. «Abbiamo un lungo rapporto con il cantiere italiano, parte del Ferretti Group», ricorda Nuvolari. Un rapporto alimentato anche dalla natura stessa del marchio. «È importante ricordare che CRN è un vero cantiere navale: nasce costruendo navi, non piccole imbarcazioni cresciute nel tempo. E questa origine si percepisce chiaramente», nota Nuvolari.

La firma del superyacht

Guardando Amor à Vida, la sensazione è proprio questa: non solo nautica, ma navale. Più autorevole, più strutturata, per usare un termine caro al lessico del progetto. Le linee esterne lavorano in sottrazione. Alla fine, Amor à Vida è un grande yacht dai volumi interni molto generosi; eppure, lo stile esterno riesce a contenerli e rende lo yacht slanciato. Le linee sono pulite, lunghe e mai interrotte, tipiche del design di Nuvolari Lenard e anche molto italiane. Non ci sono elementi inutili, lo stile è il risultato di una pulizia formale.

Nuvolari lo conferma: «Nel caso di questa barca, la sfida era ancora più interessante: pur mantenendo una linea filante, dovevamo gestire volumi importanti. Non si tratta di nasconderli, ma di “vestirli”, integrarli. È un po’ come il lavoro di un grande sarto», afferma Nuvolari. Le curve sono protagoniste assolute. «È uno yacht dominato dalle curve. Non ci sono spigoli, non c’è nulla che interrompa la continuità del segno», prosegue Nuvolari. Una scelta estetica, certo, ma anche tecnica: «Questa scelta non è solo estetica: ha anche implicazioni tecniche. Le superfici morbide offrono meno resistenza aerodinamica e contribuiscono a ridurre alcuni fenomeni, come i rumori generati dagli spigoli», precisa Nuvolari.

Anche la prua contribuisce a questa identità. «Abbiamo cercato una sintesi. È una prua che richiama certi stilemi in voga tra gli anni ’30 e ’50: non completamente verticale, ma neppure tradizionale. Una via di mezzo che restituisce carattere senza essere nostalgica», spiega Nuvolari. E il grande albero centrale — lontano da ogni suggestione automotive — ribadisce l’intenzione. «Invece di un classico roll bar di derivazione automobilistica, si è voluto un elemento più “navale”, quasi un fumaiolo. L’idea era chiara: non una barca che strizza l’occhio al mondo dell’auto, ma uno yacht con una propria autorevolezza, quasi una nave», conclude Nuvolari.

Convivialità: il vero motore del layout

Se l’esterno esprime controllo e misura, il layout racconta invece la personalità dell’armatore. Una personalità conviviale, amante della vita all’aperto, dei lunghi soggiorni con amici, ma anche della libertà individuale.

Nuvolari va al punto: «Significa partire da esigenze molto semplici, quasi ovvie: stare comodi a tavola, essere serviti bene, avere zone d’ombra, vivere gli spazi senza costrizioni. Sembrano dettagli banali, ma quando li metti insieme costruiscono un layout davvero su misura».

Da qui la decisione di spostare la dining area in una posizione meno convenzionale, più prossima alla poppa e quindi in dialogo diretto con l’esterno. «Dato che l’armatore voleva un rapporto molto diretto con l’esterno, gli abbiamo proposto di avvicinare il tavolo da pranzo al pozzetto di poppa. Non è la soluzione più canonica, ma è perfettamente coerente con il suo modo di vivere la barca», dice Nuvolari. Le finestrature a tutta altezza, completamente apribili anche lateralmente, amplificano la continuità tra interno e paesaggio. «La zona dining gode di un affaccio diretto sul mare, senza ostacoli visivi. È una scelta voluta: volevamo che lo sguardo potesse correre libero verso l’orizzonte», osserva Nuvolari. E ancora: «Non tutti amano vivere costantemente con l’aria condizionata. Quando le condizioni lo permettono, poter aprire completamente e far entrare l’aria naturale è un valore enorme. Si crea una ventilazione autentica, una connessione diretta con l’ambiente esterno. E alla fine è proprio questo il senso: vivere il mare, non solo guardarlo», sottolinea Nuvolari.

La piscina, la spa, il beach club

Se c’è uno spazio che più di tutti sintetizza il carattere di Amor à Vida, per Carlo Nuvolari è il main deck attorno alla piscina. «Direi senza dubbio l’area del main deck attorno alla piscina. È lì che si percepisce immediatamente il tema della convivialità», racconta Nuvolari. Le forme morbide e avvolgenti costruiscono un salone all’aperto che ha nella piscina il suo baricentro visivo e sociale. «Immagini la scena al tramonto — l’acqua illuminata, la luce che si riflette, l’atmosfera che si rilassa. È uno spazio che funziona quasi da catalizzatore», osserva Nuvolari.

Non a caso il fondo in vetro della piscina porta luce naturale al beach club sottostante, creando un effetto di forte impatto. «È un dettaglio che magari non si coglie subito, ma crea un effetto molto suggestivo. Oggi la luce è parte integrante del progetto: amplifica la percezione degli spazi, ne definisce il carattere», aggiunge Nuvolari.

Sotto, la zona wellness completa il racconto. Sauna, bagno turco, palestra, area massaggi, spazi di relax: un’estensione naturale della vacanza. «È un ambiente completo pensato come luogo di relax, uno spazio da vivere dopo una giornata trascorsa a contatto con il mare», spiega Nuvolari.

 

Privacy distribuita, non segregata

Uno dei temi più interessanti di Amor à Vida è il modo in cui gestisce la relazione tra socialità e privacy. L’armatore desiderava avere molti amici a bordo, ma non vivere una condivisione continua e obbligata. «Quando hai molti ospiti a bordo, è inevitabile che si creino gruppi. E, dopo qualche giorno, è altrettanto naturale che qualcuno voglia ritagliarsi un momento più intimo», racconta Nuvolari.

La risposta progettuale è chiara: distribuire comfort e funzioni su più ponti. «Per questo abbiamo lavorato per offrire spazi con lo stesso livello di comfort su più ponti. Non puoi concentrare tutto in un unico punto: il bar, per esempio, non può essere solo sull’upper deck. Deve essere presente anche altrove, così ogni gruppo può vivere la barca in autonomia», spiega Nuvolari.

Il risultato è una pluralità di luoghi equivalenti, capaci di accogliere dinamiche diverse senza gerarchie troppo rigide. «Il progetto risponde proprio a questa esigenza: offrire libertà, senza forzare la condivisione», rimarca Nuvolari.

Tra questi spazi, Nuvolari segnala in particolare la zona a poppa del bridge deck: protetta dal vento, elevata, ombreggiata, con grandi divani e un bar particolarmente attrezzato. E poi, in cima, il crows nest: un vero rifugio sospeso. «È una vera e propria quarta zona di bordo, più raccolta e silenziosa. Un luogo dove stare in tranquillità, lontani dal resto della vita della barca», conclude Nuvolari.

Un rapporto di fiducia che accelera il progetto

Nel racconto di Nuvolari, un altro elemento emerge con forza: la fiducia reciproca. «Si è instaurato un rapporto di fiducia reciproca. Noi ci siamo fidati di ciò che lui ci ha trasmesso, e lui si è fidato del lavoro che gli abbiamo presentato», racconta Nuvolari. Una condizione preziosa, perché rara. «Non così spesso. È una condizione a cui si arriva, ma generalmente attraverso un percorso più lungo. In questo caso, invece, si è creata fin dalle prime battute, ed è stato determinante», sottolinea Nuvolari.

Anche il costruttore ne beneficia. «Perché quando c’è fiducia, il progetto diventa più fluido, più veloce. Ed è un vantaggio anche per il costruttore, che si trova ad avere meno incertezze: riusciamo a trasferire le informazioni in modo chiaro, completo e nei tempi giusti», spiega Nuvolari.

 

Ed è forse proprio qui che Amor à Vida trova il suo equilibrio più profondo: non solo nella forma, ma nel processo che l’ha generata. Nella capacità di tenere insieme il carattere dell’armatore, la cultura progettuale di Nuvolari Lenard e la sapienza costruttiva di CRN. «La collaborazione con CRN è stata intensa, a tratti animata, ma sempre costruttiva: un dialogo tra professionisti motivati dall’obiettivo comune di dare forma a uno yacht che fosse davvero una sintesi di design, artigianalità e passione per il mare», conclude Nuvolari.

Matteo Zaccagnino

Amor à Vida

Exterior Design: Nuvolari Lenard

Exterior Art Direction: Giauro Sportato

Exterior Project Management: Simone Feltrin

Interior Design: Nuvolari Lenard

Interior Art Direction: Valentina Zannier

Interior Project Management: Alessandra Cassol

Cantiere navale CRN

Naval Architecture CRN Engineering

Project Manager Andrea Le Moglie

Project Architect Costanza Pazzi

Responsabile operativo di commessa Simone Silvestroni

 

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