“The Next Wave Now”. Più che uno slogan, una dichiarazione di intenti. Si è chiusa a La Spezia (18 – 20 maggio) la terza edizione del Blue Design Summit, il forum internazionale dedicato al design nautico e all’universo “water related” che per tre giorni ha riunito al Teatro Civico designer, architetti, cantieri e aziende della filiera per discutere il futuro della blue economy. Un futuro che, come emerso nei diversi panel, non è più una prospettiva lontana ma una trasformazione in corso.
Al centro del dibattito non solo il design nautico, ma l’intero ecosistema che ruota attorno al mare: waterfront, hospitality, marine, yacht club, sostenibilità e innovazione tecnologica. Una visione ampia, che riflette il ruolo sempre più strategico della blue economy.
La Spezia, del resto, è oggi uno dei poli mondiali della nautica di alta gamma. Nel “Miglio Blu” si concentra una quota rilevante della produzione internazionale di yacht e superyacht, insieme a una filiera che unisce manifattura, creatività, tecnologia e ricerca. Secondo i dati presentati, l’Italia consolida la propria leadership globale con oltre il 53% del portafoglio ordini mondiale nel settore dei superyacht.
Il summit ha raccontato soprattutto un cambio di paradigma. Lo yacht non è più interpretato solo come oggetto di lusso, ma come piattaforma avanzata di sperimentazione tecnologica. Nei panel dedicati al “future-proof design” si è parlato di materiali innovativi, sistemi ibridi, carburanti alternativi e nuove soluzioni progettuali pensate per integrare le tecnologie energetiche del futuro. Una sfida che coinvolge non solo i cantieri ma tutto il mondo del design industriale.
Tra gli interventi più seguiti, quello di Francesco Paszkowski, che ha insistito sulla necessità di progettare yacht “capaci di attraversare il tempo”, sottolineando come oggi il design debba coniugare identità stilistica, sostenibilità e flessibilità tecnologica. Mauro Micheli di Officina Italiana Design ha invece parlato di un settore che deve continuare a “mantenere emozione e riconoscibilità” pur entrando in una nuova fase industriale dominata dall’innovazione energetica e dalla ricerca sui materiali.
Temi ripresi anche da Enrico Lumini di Hot Lab, secondo cui “il lusso contemporaneo non è più ostentazione ma qualità dell’esperienza, comfort e relazione intelligente con l’ambiente”.
Grande attenzione è stata dedicata anche al rapporto tra architettura e mare. Designer internazionali e studi di progettazione hanno discusso di nuove forme dell’abitare sull’acqua, di marine integrate con resort e spazi urbani capaci di ridefinire il concetto stesso di waterfront contemporaneo. L’idea emersa è quella di un “blue lifestyle” sempre più integrato, in cui nautica, turismo e progettazione dialogano tra loro.

Non è mancato il focus sulla sostenibilità, ormai centrale nelle strategie del comparto. Il contest “Designing for Exploration – Leave No Trace” ha coinvolto studenti di design, architettura e ingegneria navale chiamati a immaginare explorer yacht capaci di navigare negli ecosistemi più fragili riducendo al minimo l’impatto ambientale. Lusso e responsabilità ecologica non sono più considerati concetti opposti, ma elementi destinati a convivere nella nautica del futuro.
Ma il Blue Design Summit ha mostrato soprattutto una consapevolezza nuova: la nautica non è più una nicchia separata, bensì un laboratorio avanzato dove convergono ricerca, architettura, sostenibilità, manifattura e cultura del progetto. Ed è forse questa la vera eredità lasciata dall’edizione conclusa. La Spezia non vuole essere soltanto la capitale italiana dei superyacht. Vuole diventare uno dei luoghi in cui si immagina il futuro del rapporto tra uomo, design e mare.
Marta Gasparini










