Ci sono aziende che custodiscono il passato. E ce ne sono altre che lo utilizzano come punto di partenza. Boero appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Fondata nel 1831, è una delle circa duecento imprese italiane che possono vantare quasi due secoli di attività.

Un dato che potrebbe apparire soltanto celebrativo, se non fosse accompagnato da una capacità rara: quella di evolversi continuamente senza perdere la propria identità. In quasi due secoli sono cambiati materiali, tecnologie, processi produttivi ed esigenze del mercato. È cambiato perfino il ruolo della vernice, passata da semplice elemento protettivo a componente essenziale del progetto.
Boero, l’anima storica dell’attuale Gruppo Boero, ha attraversato tutte queste trasformazioni continuando a investire nella ricerca e nell’innovazione. Un passaggio fondamentale è arrivato nel 2021, quando la famiglia Buono ha scelto di affidare il futuro dell’azienda al gruppo portoghese CIN. Più che un’acquisizione, è stato l’incontro tra due realtà accomunate dalla stessa cultura imprenditoriale. La famiglia Serrenho conosceva già profondamente il Gruppo Boero, della quale era azionista da anni, e ha saputo garantirne la continuità strategica inserendola all’interno di un gruppo oggi decimo in Europa e trentatreesimo nel mondo nel settore delle pitture e delle vernici. L’ingresso in CIN ha aperto nuove prospettive.

Da un lato ha permesso di beneficiare delle economie di scala tipiche di un grande gruppo internazionale; dall’altro ha favorito uno scambio continuo di competenze tra realtà diverse ma complementari. Oggi tecnologie sviluppate nel comparto industriale trovano applicazione nello yachting, mentre soluzioni nate per il settore nautico contribuiscono all’evoluzione di altri mercati. È proprio questa contaminazione a rappresentare uno dei principali motori della crescita. I numeri confermano il momento positivo.
Il Gruppo CIN sviluppa un fatturato di circa 450 milioni di euro, mentre Gruppo Boero ha chiuso il 2025 superando i 140 milioni, con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente. Ancora più significativo è l’investimento destinato alla ricerca e sviluppo: dal 2010 l’azienda dedica stabilmente il 3% del proprio fatturato all’innovazione, una scelta confermata anche dalla nuova proprietà e considerata uno dei principali fattori di competitività. Ma sarebbe un errore pensare che l’innovazione nasca esclusivamente all’interno di un laboratorio.
Quando si immagina un centro di ricerca e sviluppo, vengono subito in mente provette, resine, pigmenti e tecnici impegnati a mettere a punto nuove formulazioni. È un’immagine corretta, ma solo in parte. Per Boero Yacht Coatings, brand della divisione yachting di Gruppo Boero e punto di riferimento internazionale nelle soluzioni vernicianti professionali per yacht e superyacht, la ricerca comincia molto prima di entrare in laboratorio.
Nasce nei cantieri, lungo le banchine, durante un refit o davanti a uno scafo appena varato. È qui che prende forma il dialogo quotidiano con progettisti, armatori, applicatori e responsabili di cantiere, gli interlocutori che più di chiunque altro conoscono esigenze, criticità e aspettative del mercato. Ogni osservazione, ogni suggerimento e ogni esperienza diventano informazioni preziose che alimentano il processo di innovazione.
Il laboratorio entra in gioco solo successivamente, con il compito di trasformare queste indicazioni in soluzioni concrete. Il metodo seguito è quello del design thinking: si parte da un’intuizione e la si sviluppa attraverso decine di formulazioni differenti, sperimentando resine, pigmenti, additivi e combinazioni sempre nuove.
In questa fase non esistono limiti, perché l’obiettivo è esplorare tutte le possibili alternative prima di individuare quella più promettente. Segue poi una rigorosa fase di selezione. Ogni prototipo viene sottoposto a prove sempre più severe per verificarne la resistenza meccanica e chimica, la protezione dalla corrosione, la durabilità e la compatibilità con supporti e condizioni ambientali differenti.

Ma, per Boero Yacht Coatings, il laboratorio rappresenta soltanto il primo passaggio. Nessuna simulazione è infatti in grado di riprodurre fedelmente ciò che accade in mare. Per questo ogni nuova formulazione viene affidata ai cantieri e agli applicatori per essere testata nelle reali condizioni di utilizzo. Solo il confronto con l’esperienza quotidiana permette di raccogliere gli ultimi riscontri, perfezionare il prodotto e verificarne l’affidabilità nel tempo. È soltanto quando anche il mare conferma i risultati ottenuti in laboratorio che una formulazione può trasformarsi in un prodotto. O, come preferiscono dire in Boero, in una soluzione.
Matteo Zaccagnino








