Skip links

Buon vento, Charlie Dalin, grande velista scomparso troppo presto

È con grande tristezza che apprendiamo della scomparsa del velista francese Charlie Dalin, vincitore da record dell’ultima edizione della Vendée Globe. Il grande campione di vela è venuto a mancare questa mattina a Quimper (Finistère) all’età di 42 anni a causa di un tumore gastrointestinale.

Gli era stata diagnosticata la malattia nell’autunno del 2023, un anno prima della Vendée Globe. Come raccontato dallo stesso Dalin, le cure erano iniziate quasi subito, permettendogli di tornare in barca ad allenarsi dopo pochi mesi e persino di prepararsi per il suo secondo Vendée Globe, che avrebbe poi vinto con un tempo record di 64 giorni, 19 ore, 22 minuti e 49 secondi, dominando la regata. Dopo la regata intorno al mondo, però, la sua salute era peggiorata, ma lo scorso autunno alcune apparizioni pubbliche avevano fatto pensare che la situazione fosse migliorata, prima della triste notizia di oggi.

L'esultanza di Charlie Dalin al traguardo del Vendée Globe
L’esultanza di Charlie Dalin al traguardo del Vendée Globe

Chi era Charlie Dalin

Nato a Le Havre il 10 maggio 1984, Charlie Dalin è salito per la prima volta su un Optimist quando aveva solo sei anni, nonostante la vela non facesse parte della tradizione di famiglia. Le regate sono arrivate relativamente tardi nella sua vita: infatti, è stato intorno ai 15 anni che ha scoperto la competizione, iniziando a gareggiare sui 420. Poco prima dei 20 anni, si avvicina anche alla vela d’altura, una vera e propria istituzione in Francia, e il passaggio ai Mini 6.50 è quasi naturale. È qui che arrivano i primi risultati importanti: vince due volte la Transgascogne , prima in doppio e poi in solitaria, e nel 2008 si classifica secondo alla Mini Transat.

Le sue qualità non sono passate inosservate e gli hanno aperto le porte del prestigioso «Pôle Finistère Course au Large» a Port-la-Forêt, un vero e proprio vivaio di campioni da cui sono emersi personaggi del calibro di Michel Desjoyeaux.

Parallelamente alla sua carriera sportiva, Dalin si è costruito un percorso altrettanto importante a terra. Si è laureato in architettura navale alla Solent University di Southampton, una formazione che si sarebbe rivelata decisiva per il suo futuro. Infatti, grazie alle competenze tecniche acquisite, potrà contribuire in prima persona allo sviluppo degli IMOCA con cui correrà negli anni a venire. Le sue prime esperienze professionali le ha fatte come progettista nell’Ericsson Racing Team e nell’Oman Air.

Nel frattempo, continua a collezionare risultati. Con il passaggio alla classe Figaro, ha conquistato due secondi posti e tre terzi posti alla prestigiosa Solitaire du Figaro. Una serie di piazzamenti che contribuisce a consolidare la reputazione, tanto ingiusta quanto persistente, di “eterno secondo” – un’etichetta che lo accompagnerà anche negli anni successivi in IMOCA, nonostante il suo talento sia unanimemente riconosciuto.

La sua avventura nella classe IMOCA è iniziata nel 2015 sotto la guida del suo mentore Yann Eliès. Tre anni dopo, nel 2018, il progetto Apivia decide di puntare su di lui e gli fornisce una nuova barca. Con quella stessa barca, Dalin taglia per primo il traguardo del Vendée Globe 2020-2021, ma la vittoria viene assegnata a Yannick Bestaven dopo aver conteggiato i bonus di tempo concessi per il salvataggio di Kevin Escoffier.

MACIF di Charlie Dalin
MACIF di Charlie Dalin

Da quel momento, il percorso verso il suo destino prende forma. Al suo fianco c’è ancora la MACIF, che lo aveva sostenuto già ai tempi del Figaro, e il supporto tecnico di MerConcept, la struttura creata da François Gabart. Tutti gli elementi sembrano allinearsi per chiudere finalmente il cerchio e liberarsi dell’etichetta di eterno secondo.

E Dalin lo fa nel modo più chiaro possibile: dominando. Naviga a un livello superiore, dettando il proprio ritmo dall’inizio alla fine e trasformando una sfida estrema in una dimostrazione di forza. Non si limita a vincere: è fonte d’ispirazione per un’intera generazione di velisti e appassionati.

Grazie di tutto, re Carlo.

Mauro Giuffrè

 

Leave a comment