È sopravvissuto a tutto. Alla fine dell’età d’oro degli steam yacht. Alle due guerre mondiali. A decenni di abbandono. Perfino a un affondamento nel porto di Boston nel 1999 che sembrava aver scritto l’ultimo capitolo della sua storia. E invece no. Nato nel 1901 per un magnate del legname americano, questo elegante yacht a vapore lungo 38 metri è tornato a navigare dopo uno dei restauri più complessi mai affrontati su una barca storica. Oggi, più di centoventi anni dopo il varo, il Cangarda non è soltanto uno yacht d’epoca: è una macchina del tempo galleggiante che ha navigato lungo tre secoli.

Il cantiere
Il Cangarda nacque nei cantieri Pusey & Jones di Wilmington, nel Delaware, una delle realtà industriali più dinamiche dell’America ottocentesca. L’azienda era stata fondata nel 1848 da Joshua L. Pusey e John Jones e nei primi anni si occupava soprattutto di ciò che allora alimentava la rivoluzione industriale: motori a vapore, macchinari e riparazioni meccaniche. La svolta arrivò nel 1853, quando il cantiere varò la sua prima nave, il Mahlon Betts, un piroscafo a ruote laterali con scafo in ferro. Da quel momento la costruzione navale diventò una delle attività centrali dell’azienda. Dopo la Guerra Civile americana, Pusey & Jones entrò in una fase di espansione straordinaria: oltre cento navi a vapore vennero costruite per operare nelle rotte sudamericane, mentre numerose altre unità furono commissionate direttamente dal governo degli Stati Uniti.

La reputazione del cantiere crebbe rapidamente anche nel mondo della nautica da diporto. Nel 1887 lo yacht in acciaio Volunteer, progettato da Edward Burgess e costruito proprio a Wilmington, conquistò la Coppa America, consacrando definitivamente il prestigio della società. Negli stessi anni dai capannoni del cantiere uscirono anche eleganti yacht a motore, come l’Avalon, esempi di una produzione capace di coniugare solidità industriale e raffinatezza. Ma Pusey & Jones non era soltanto un cantiere navale. Era una vera fabbrica dell’America industriale, capace di spaziare tra settori molto diversi. L’azienda realizzò, per esempio, le strutture in ferro del celebre Crystal Palace di New York, costruito per la grande Exhibition of the Industry of All Nations del 1853, proprio nell’area dove oggi sorge la New York Public Library. Ancora più importante, dal punto di vista economico, fu la produzione di macchinari per l’industria della carta, un settore in cui Pusey & Jones arrivò a diventare uno dei principali produttori al mondo, esportando le proprie tecnologie su scala internazionale. Per oltre un secolo il cantiere di Wilmington rappresentò uno dei motori dell’industria americana. Poi, nel 1960, dopo più di cento anni di attività, le sue porte si chiusero definitivamente.

Cangarda, la storia
Lo yacht nasce fu commissionato da Charles Canfield, magnate del legname del Michigan. Il nome stesso è una piccola storia: Can-Gar-Da, fusione dei cognomi Canfield e Gardner, quello della moglie. Pensato per crociere mondane e di rappresentanza il 38 metri navigò a lungo sul lago Michigan e lungo la costa est americana. Deckhouse in mogano cubano, vetri Tiffany, finiture in ottone: tutto parlava il linguaggio dell’alta società industriale americana. Negli anni successivi lo yacht cambiò più volte proprietario, seguendo il destino di molti grandi yacht dell’epoca. Nonostante fosse appena stato costruito, il Cangarda rimase poco con il suo primo proprietario.

Nel 1904 venne venduto per 100.000 dollari — una cifra enorme per l’epoca — al senatore canadese George Taylor Fulford, che lo ribattezzò Magedoma. Il nuovo nome era a sua volta un acronimo familiare: MAry, GEorge, DOrothy, MArtha — i nomi della moglie e dei figli. A un certo punto entrò persino nella grande storia. Negli anni Venti ospitò a bordo il Principe di Galles, il futuro Edoardo VIII, durante una crociera diplomatica sul fiume San Lorenzo insieme a importanti figure politiche britanniche e canadesi.

Poi arrivò la guerra. Durante il secondo conflitto mondiale il Cangarda fu requisito e utilizzato come nave scuola per la Royal Canadian Navy, un destino sorprendente per uno yacht nato come salotto galleggiante dell’alta società americana. Negli anni ’50 il Cangarda venne acquistato da Frederic Burtis Smith, che visse a bordo per 28 anni sul fiume Genesee, a Rochester. Non era più uno yacht mondano, ma una casa galleggiante abitata stabilmente, segno di come molti yacht storici sopravvissero grazie alla passione di singoli proprietari. Come molte imbarcazioni storiche, anche il Cangarda conobbe poi un lungo periodo di declino. Nel dopoguerra passò di mano in mano, subì modifiche, restauri incompleti e anni di progressivo abbandono.

Il punto più drammatico della sua storia arrivò nel 1999, quando lo yacht affondò nel porto di Boston. Per molti sembrò la fine definitiva. Ma, proprio quel momento, segnò l’inizio della sua rinascita. All’inizio degli anni Duemila lo yacht fu recuperato e sottoposto a un restauro imponente, quasi archeologico. Lo scafo venne ricostruito con l’aiuto di tecnologie digitali, mentre il complesso sistema di propulsione a vapore fu restaurato e riportato in funzione. L’obiettivo non era modernizzare la barca, ma farla tornare esattamente com’era all’inizio del Novecento. Il Cangarda tornò così a navigare, diventando uno degli yacht storici più affascinanti al mondo e uno dei rarissimi esempi sopravvissuti di steam yacht americani (l’altro è il celebre SS Delphine). La sua storia non si è fermata lì. Nel 2024 lo yacht è stato acquistato dal fondatore del Rahmi Koç Museum che si trova a Istanbul.

Il restauro
Il restauro del Cangarda è stato affrontato con un principio preciso: conservare, non modernizzare. «Ogni intervento è stato condotto con una mentalità da conservazione museale», spiega Cuneyt Okcu, Director of RMK Yachts. «Ovunque fosse tecnicamente possibile abbiamo mantenuto gli elementi originali: le boiserie in mogano cubano, le finiture in ottone e bronzo, gli allestimenti del ponte, la distribuzione degli interni e numerosi componenti meccanici». Quando alcune parti risultavano ormai irrecuperabili, sono state ricostruite utilizzando materiali e tecniche coerenti con quelle dell’epoca, seguendo fedelmente le specifiche originali. Anche lo scafo e la sovrastruttura sono stati sottoposti a interventi mirati, studiati per garantire solidità strutturale senza alterare la geometria e la filosofia costruttiva dello yacht.

Uno dei passaggi più complessi ha riguardato il sistema di propulsione a vapore, il vero cuore tecnologico del Cangarda. L’obiettivo era preservarne la configurazione originaria, ricostruendo solo le componenti indispensabili per rispettare gli attuali standard di sicurezza. Una sfida non banale, anche perché oggi sono pochissimi gli specialisti capaci di lavorare su tecnologie di yacht a vapore dei primi del Novecento. Per questo RMK Yachts ha coinvolto esperti internazionali e gli ingegneri di Tüpraş, società energetica del gruppo Koç, il cui contributo si è rivelato decisivo per riportare in funzione l’impianto nel pieno rispetto del progetto originale. Durante tutto il restauro, ogni scelta è stata guidata dalla ricerca di un equilibrio tra fedeltà storica e responsabilità conservativa.

Gli accessori in ottone e bronzo sono stati restaurati dal team del RMK Museum Workshop, mentre gli interni sono stati trattati come un documento vivo del loro tempo: arredi, materiali, finiture e disposizione degli spazi sono stati preservati per mantenere intatta l’atmosfera dello yacht. Oggi il Cangarda ha trovato una nuova casa al Rahmi Koç Museum di Istanbul, affacciato sul Corno d’Oro. Qui lo yacht è esposto al pubblico come una testimonianza vivente dell’epoca degli steam yacht. E la sua storia non finisce qui: un documentario dedicato al restauro e alla straordinaria vicenda di questa nave centenaria è attualmente in produzione e uscirà nel 2026.

Trasferito nei cantieri RMK Marine, il Cangarda è stato sottoposto a un nuovo restauro conservativo, condotto con un approccio quasi museale: consolidare, preservare, proteggere. Oggi lo yacht è esposto al Rahmi Koç Museum, lungo il Corno d’Oro. Non è più lo yacht di un magnate né una nave privata. È qualcosa di diverso: una testimonianza vivente dell’epoca in cui il vapore dominava il mare e gli yacht raccontavano il potere di un’intera generazione industriale.
Matteo Zaccagnino



