Skip links

Cantiere delle Marche consegna Octopus, primo Deep Blue 115

Con il varo di Octopus, primo esemplare del Deep Blue 115, Cantiere delle Marche chiude un cerchio aperto quattro anni fa. Quando nel 2022 il cantiere anconetano consegnò Acala — un Deep Blue 141 di 43,10 metri disegnato da Horacio Bozzo e nato come progetto one-off — nessuno lo presentava come il capostipite di una gamma. Oggi la linea Deep Blue conta tre modelli a listino, 115, 130 e 141 piedi, e due unità del 141 in costruzione con consegna prevista nel 2027 e nel 2028. Il pezzo unico è diventato un linguaggio.

È questa, più ancora della barca in sé, la notizia che il 35 metri consegnato lo scorso 20 luglio a una coppia di armatori americani porta con sé. Octopus è la dimostrazione che un’idea progettuale nata su misura per un singolo armatore può reggere la traduzione in serie senza perdere identità — a condizione che qualcuno accetti di ridisegnarla anziché limitarsi a rimpicciolirla.

Ridisegnare, non ridurre

Il punto è tecnico prima che filosofico. Gli elementi che rendono riconoscibile un Deep Blue — la prua con il beak look, ottenuto separando la parte alta dallo scafo principale fino allo sbalzo del ponte superiore, e i montanti delle vetrate del ponte principale che sembrano sospesi rispetto alla sovrastruttura — sono dispositivi proporzionali. Funzionano perché distribuiscono la massa su una certa lunghezza. Ridotti in scala su otto metri in meno, rischiano di apparire caricaturali: la prua diventa un becco, i montanti un vezzo.

Bozzo lo dice con chiarezza: “Piuttosto che riproporre in scala ridotta linee e volumi, li abbiamo riprogettati per adattarli alle dimensioni richieste”. Il designer e architetto navale argentino, che dal suo studio di Viareggio ha firmato l’intera linea, descrive il risultato come “un vero ‘pocket gentleman’s superyacht’ con forte DNA explorer”, progettato con “linee destinate a durare nel tempo con eleganza”.

C’è poi un vincolo che a bordo non si vede ma che governa tutto il resto. Octopus stazza 299 GT; Acala ne stazzava 499. Entrambe le cifre si fermano un’unità sotto una soglia tonda, e non è una coincidenza: nel settore quei valori corrispondono a regimi normativi e gestionali differenti, con ricadute dirette su equipaggio, certificazioni e costi di esercizio. Il volume disponibile al designer, in altre parole, non è una variabile libera ma un dato di partenza. Che il 115 riesca a sembrare più grande di quanto la stazza dichiari è il vero risultato progettuale.

Un interno che non si comporta da 35 metri

Sugli interni Cantiere delle Marche ha chiamato Giorgio M. Cassetta, voce nuova per la gamma: gli interni di Acala erano stati firmati da Simon Hamui. Il mandato era la coerenza con le linee esterne, ma la lettura che Cassetta ne dà è più combattiva.

“Uno yacht di 35 metri è generalmente considerato di medie dimensioni e i suoi interni vengono spesso trattati di conseguenza”, osserva il designer. “Grazie ad armatori esigenti e al livello di personalizzazione offerto da CdM, il Deep Blue 115 Octopus dimostra il contrario”. Il registro scelto è dichiaratamente narrativo: “Gli interni sono un omaggio eclettico al tema del viaggio, ricchi di colori e sorprese. Forme organiche, dettagli raffinati e materiali esotici creano un caleidoscopio capace di stupire”.

È una posizione interessante perché va controcorrente rispetto alla tendenza dominante nella fascia 30-40 metri, dove la personalizzazione degli interni tende a comprimersi in favore di pacchetti predefiniti. Qui accade il contrario: la serie fornisce la piattaforma, l’armatore riempie il volume.

Vita di bordo e capacità oceaniche

La distribuzione degli spazi esterni segue l’impostazione della gamma. Il cockpit e la zona di poppa ospitano l’accesso agli interni, una piscina, sedute e aree di stivaggio, con una piattaforma bagno a filo d’acqua; il garage tender è ricavato a poppa, con apertura laterale sul lato sinistro. Sottocoperta, cinque suite accolgono fino a dieci ospiti più due, mentre l’equipaggio di sette persone dispone di quattro cabine — una proporzione che dice molto sull’ambizione di navigazione del progetto.

I numeri confermano. Lungo 35 metri per 7,55 di baglio, Octopus disloca 325 tonnellate ed è spinto da due Caterpillar C18 in configurazione IMO Tier III da 533 kW ciascuno, per una velocità massima di 13,5 nodi. I 45.000 litri di capacità garantiscono un’autonomia dichiarata fino a 5.500 miglia alla velocità di crociera di 9 nodi: meno delle 8.000 miglia di Acala, come è fisiologico su una piattaforma più piccola, ma abbastanza per attraversare l’Atlantico con ampio margine e per raggiungere destinazioni remote senza pianificare rifornimenti intermedi.

Dalla banchine di Cannes ad Ancona

La genesi commerciale del progetto racconta un’altra parte della storia. Il cantiere ha incontrato i futuri armatori nel 2024, al Festival de la Plaisance di Cannes; il contratto è stato chiuso con la mediazione di Jamie Swaine, dell’ufficio londinese di IYC, e la costruzione è iniziata nello stesso anno. Il progetto, riferisce il cantiere, è stato ulteriormente sviluppato con il contributo di Döhle Yachts.

“L’entusiasmo generato da Acala è stato davvero straordinario”, commenta Vasco Buonpensiere, cofondatore e CEO di Cantiere delle Marche. “Quello che era nato come progetto one-off si è trasformato in un’opportunità per esplorare e sviluppare ulteriormente un linguaggio progettuale che, chiaramente, suscita l’interesse dei nostri clienti”. Il Deep Blue 115, aggiunge, insieme ai due Deep Blue 141 in costruzione, “conferma la solidità della nostra visione e la capacità di trasformare concetti in serie di successo”.

Dal contratto, firmato nel 2024, alla consegna sono passati meno di due anni, per un explorer full custom sotto le 300 GT: il dato industriale, alla fine, è quello che dà sostanza alla dichiarazione.

Leave a comment