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Cantieri di Pisa: una sfida epica

La sfida era di quelle epiche: rilanciare un marchio storico come quello di Cantieri di Pisa senza snaturarne l’heritage. Eppure Enrico Gennasio, che ha acquistato Cantieri di Pisa nel 2021, non si è perso d’animo. Insieme a Marco Massabò, che di Cantieri di Pisa è Ceo, ha pianificato investimenti per oltre sei milioni di euro che hanno portato alla totale riqualificazione e all’ampliamento degli scali e delle strutture produttive. Una partenza dal basso, dalle basi, come si faceva un tempo. Perché la volontà della proprietà e del management è stata da subito quella di riportare agli antichi fasti uno dei cantieri che più di altri hanno segnato la storia della nautica italiana e quella dello yacht design tricolore. 

Antonio Luxardo (a destra) e Marco Massabò

E di yacht e yacht design, Marco Massabò non è proprio digiuno. Imperiese, viene da una famiglia che ha avuto diversi cantieri e ha un padre maestro d’ascia. Se a questo si aggiungono molti anni di lavoro in Wally e regate importanti, molte delle quali al fianco di Luca Bassani, si capisce subito che la concretezza è parte integrante del suo DNA. E concretezza e low profile sono il sale della filosofia che guida oggi Cantieri di Pisa. Un brand che è rimasto legato alle sue tradizioni: ha valorizzato le vecchie maestranze rimaste ed è rimasto legato alla città da cui prende il nome. Nonostante l’acquisizione sia del 2021, la prima uscita “pubblica” di Cantieri di Pisa è stata lo scorso anno, quando al Salone di Cannes hanno presentato i nuovi progetti, il più atteso dei quali era, ça va sans dire, quello dell’Akhir. 

«Riportare in auge un cantiere abbandonato a se stesso com’era Cantieri di Pisa non è stata un’impresa semplice», spiega Marco Massabò. «Siamo stati ovviamente accusati di non aver ancora messo in acqua nessuna barca, ma a noi piace fare le cose per bene, con i giusti tempi, le belle barche non si costruiscono con la fretta. Ci abbiamo messo quasi due anni a rinnovare il cantiere», racconta ancora Massabò, che aggiunge: «oggi abbiamo scali nuovi ed efficienti, e il cantiere può contare su un’area complessiva di 50mila metri quadrati, 24mila dei quali dedicati al refit, settore che ci sta dando grandissime soddisfazioni. Abbiamo in costruzione un one off di 40 metri ma, soprattutto, non abbiamo debiti e nel 2024 il portafoglio ordini è stato di 27 milioni di euro, nove volte più del primo anno. Segno evidente che, anche senza barche in acqua, il mercato crede in noi e ci sta dando fiducia». 

Subito dopo la riqualificazione del cantiere, la sfida maggiore è stata quella di presentare al pubblico il nuovo Akhir. «Doversi confrontare con una simile icona che rappresenta il modello più longevo della storia della nautica con più di 500 unità vendute, non è stato un gioco da ragazzi», confessa Massabò, «ma grazie all’aiuto di Antonio Luxardo crediamo di aver vinto questa sfida».

Antonio Luxardo, titolare della spezzina Optima Design è lo chief designer di Cantieri di Pisa, colui su cui è ricaduta la responsabilità di riportare in vita quello che per molti rimane l’emblema dello yacht design italiano e mondiale degli Anni 70. «Elaborare il restyling dell’Akhir è stato un processo lungo e difficile perché all’inizio non si sapeva da che parte cominciare», spiega lo stesso Luxardo. 

«Dopo cinquant’anni ti trovi a dover ridisegnare un mito che però deve rispettare nuove regole e nuovi standard di mercato. Qualunque cosa io pensassi di fare mi sembrava sempre di mancare di rispetto a quel mostro sacro che è stata la barca di Pierluigi Spadolini. Poi, però, provi a porti come spettatore più che come designer, metti il tuo ego da parte e capisci che l’unica soluzione è rispettare l’enorme potere che quella barca ha ancora e metterla al centro del progetto»,  prosegue Luxardo. Per quel che riguarda invece i modelli Saturno e Polaris le difficoltà sono state minori perché si trattava di coprire nuovi segmenti di mercato con nuove dimensioni. E stato però creato un family feeling tra tutti i modelli che rispettasse l’heritage del cantiere e li rendesse immediatamente riconoscibili come dei “Cantieri di Pisa”. 

Gli interni sono invece una storia a parte che ha anche delle coincidenze incredibili. Sono stati affidati ad Alessandro Pulina, fondatore di Pulina Exclusive Interiors fondata circa 12 anni fa, ma precedentemente style manager per Azimut-Benetti, Perini e Picchiotti. Pulina è pisano e con gli Akhir ci è cresciuto tanto quanto un milanese con il Duomo. Non solo, la sua tesi di laurea fu proprio su queste barche e con relatore nientemeno che Tommaso Spadolini. Nessuno meglio di lui, dunque, poteva pensare a realizzare gli interni dei nuovi Akhir. 

«Prima di cominciare i disegni abbiamo fatto molte ricerche sui materiali. Ricerche che hanno evidenziato come sugliAkhir si facesse largo uso di teak», spiega Alessandro Pulina. Materiali che ritroviamo ancora oggi, reinterpretati in chiave moderna. «Abbiamo scelto di tenere il teak, ma declinandolo in una versione sbiancata e decapata. Anche i metalli sono stati inseriti nei cielini, nelle paratie e anche negli arredi, in questo caso nella versione bronzata color champagne per abbinarsi al teak», conclude Pulina. Anche la maniacalità delle finiture è stata mantenuta. Akhir fu infatti una delle primissime barche al mondo a poter vantare la continuità delle venature nei pannelli in essenza. Un lusso, quello del particolare, e una qualità costruttiva che i nuovi Cantieri di Pisa hanno tutta l’intenzione di mantenere nei suoi progetti, anche quelli futuri. 

«Fondamentalmente il percorso di Cantieri di Pisa è un percorso industriale anche se l’idea non è certo quella di costruire 100 barche l’anno», spiega ancora Massabò. «Vogliamo essere un cantiere dai piccoli numeri ma dalle grandi ambizioni e siamo pronti a passare alla seconda fase della nostra nuova storia». Non a caso al Monaco Yacht Show è stato presentato il nuovo Super Polaris 70 powered by T. Mariotti.

Si tratta di uno scafo di 70 metri che sancisce la partnership tra Cantieri di Pisa e Cantieri T. Mariotti, due realtà storiche della nautica italiana che, unendo l’heritage di uno con le capacità costruttive dell’altro, promettono di creare nuovi capolavori. Ma sempre e rigorosamente con un approccio estremamente concreto e calibrato che non si basa su grandi proclami, ma su scelte ponderate e sostenute da contenuti concreti. L’appuntamento con il one off di 40 metri e, speriamo, con il primo Akhir della nuova generazione è al Salone di Cannes 2027. Perché qualità e bellezza esigono tempo e precisione. Oltre che una passione sconfinata.

Giuliana Fratnik

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