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Chiamatelo “Fattore Peter” (Burling)

Due su due. È ancora presto per parlare di verdetti, perché la partita vera comincerà il 22 maggio 2027 e soprattutto si giocherà con gli AC75. Ma se le Preliminary Regatta dovevano servire a mettere alla prova uomini, automatismi e capacità di regata, un primo dato è difficile da ignorare: da quando Peter Burling è passato dall’altra parte, Luna Rossa non ha ancora sbagliato un appuntamento.

Prima Cagliari, a maggio. Poi Napoli, a settembre. Due vittorie nelle prime due uscite ufficiali della 38ª America’s Cup e, soprattutto, due successi che hanno un denominatore comune: Emirates Team New Zealand battuto nel confronto decisivo. La squadra con cui Burling ha scritto una parte della storia recente della Coppa oggi è quella che il neozelandese deve provare a sconfiggere.

Napoli, da questo punto di vista, ha aggiunto qualcosa. Perché Luna Rossa non si è limitata a vincere. Nell’ultima giornata ha imposto il proprio ritmo: due successi nelle fleet race e poi il match race contro i Defender, condotto senza concedere agli avversari una vera possibilità di rientrare. Peter Burling e Marco Gradoni, con Maria Giubilei e Gianluigi Ugolini, hanno preso il comando e non l’hanno più lasciato, tagliando il traguardo con 17 secondi di vantaggio.

Peter Burling è all’Omega House Paris a Parigi, in Francia. (Foto di Mike Marsland/Getty Images per Omega)

Una prova di forza, ma soprattutto di controllo. Quello che ci si aspetta da un uomo che  l’America’s Cup l’ha già vinta tre volte e che oggi si trova nella situazione probabilmente più affascinante della sua carriera: provare a strappare la Coppa alla squadra che lo ha consacrato.

«Quando ero in Team New Zealand, sinceramente non pensavo che avrei partecipato alla prossima America’s Cup», racconta Burling in questa intervista esclusiva a Top Yacht Design. «Non sapevo se sarei entrato in un altro team e, più in generale, quale sarebbe stato il mio futuro in Coppa. Alla fine non siamo riusciti a trovare un accordo: c’erano alcuni aspetti importanti sui quali le nostre posizioni non erano allineate».

Poi è arrivata Luna Rossa. Una scelta che, ascoltandolo, sembra avere radici più profonde di un semplice cambio di maglia. «Uno degli elementi che mi ha attratto maggiormente è stata la storia di questo team in America’s Cup. È un progetto che viene da lontano e che ha una visione realmente a lungo termine».

21 maggio 2026. 38ª America’s Cup Louis Vuitton – Regata preliminare in Sardegna. Conferenza stampa. LUNA ROSSA TEAM 2 Peter Burling, EMIRATES TEAM NEW ZEALAND, Nathan Outteridge.

E c’è un filo che riporta a Bermuda 2017, quando i rapporti tra Luna Rossa ed Emirates Team New Zealand erano strettissimi. «Conoscevo già molto bene diverse persone che oggi fanno parte della squadra. A Bermuda, in un certo senso, eravamo quasi un unico team: molte delle figure chiave che oggi sono qui con Luna Rossa facevano allora parte di Team New Zealand».

Conoscerli da fuori, però, non significava conoscere davvero Luna Rossa. «Quando osservi una squadra da avversario ti costruisci inevitabilmente un’immagine. Alcuni aspetti che dall’esterno sembrano particolarmente forti magari lo sono meno di quanto immaginassi, mentre altri che potevano apparire più deboli si rivelano invece estremamente solidi».

Poi aggiunge quello che forse conta di più: «La cosa che mi ha colpito soprattutto è l’entusiasmo con cui tutta la squadra sta affrontando questa sfida: competere in casa con l’obiettivo di vincere l’America’s Cup per la prima volta. E il ritmo con cui il team sta migliorando è davvero molto alto. È esattamente ciò di cui abbiamo bisogno».

24 settembre 2026. 38ª America’s Cup Louis Vuitton – Regata preliminare a Napoli: LUNA ROSSA 1, Peter Burling

Napoli ne ha offerto una prima dimostrazione. Il momento chiave della finale è arrivato già nel pre-start. Luna Rossa è entrata sulla linea lanciata, ha conquistato l’iniziativa e da quel momento Burling e Gradoni hanno chiuso ogni porta ai neozelandesi. All’ultima bolina il vantaggio superava i 200 metri; nell’ultimo lato di poppa era salito intorno ai 350. Emirates Team New Zealand ha provato a separarsi tatticamente, ma Luna Rossa ha risposto a ogni mossa.

Il riconoscimento più significativo è arrivato proprio dall’altra parte. Nathan Outteridge, skipper dei Defender, ha riconosciuto l’efficacia della manovra con cui Burling e Luna Rossa hanno gestito il pre-start, costringendo i neozelandesi in una posizione difficile e lasciando loro pochissimo tempo per reagire prima dello start. A quel punto, ha spiegato Outteridge, «il tempo è scomparso molto rapidamente». Emirates Team New Zealand si è così trovata costretta a virare troppo tardi, mentre Luna Rossa ha potuto prendere il controllo della partenza. «Pete e i ragazzi di Luna Rossa hanno fatto un buon lavoro», ha ammesso Outteridge.

Ed è curioso che sia proprio il tempo uno dei temi sui quali Burling insiste di più. Non soltanto quello misurato sul cronometro. Il tempo come materia prima di una campagna di America’s Cup.

«Queste campagne sono interamente costruite intorno al tempo. Le decisioni che prendiamo oggi hanno un impatto diretto sulle possibilità che avremo di vincere la prossima America’s Cup». E quando si entra in regata tutto accelera: «Le barche sono diventate incredibilmente più veloci e praticamente tutto è scandito dal tempo: i minuti che mancano alla partenza, il modo in cui costruisci l’avvicinamento allo start, il tempo che puoi dedicare alle diverse configurazioni. Devi riuscire a sfruttare al massimo ogni minuto a disposizione».

Tempo significa però anche precisione. Ed è su questo terreno che il discorso si allarga naturalmente a Omega, marchio al quale Burling è legato da molti anni. Un rapporto che il fuoriclasse neozelandese racconta attraverso un’affinità che va oltre la semplice misurazione del tempo: la ricerca continua del dettaglio capace di spostare più avanti il limite.

«Ormai Omega per me è quasi una famiglia. Il nostro rapporto dura da molto tempo e condividiamo molte passioni e, soprattutto, un modo simile di guardare alle cose. Omega ragiona sul lungo periodo e ciò che mi affascina è la capacità di continuare a migliorare qualcosa che è già a un livello altissimo, quasi vicino alla perfezione. Continuare a evolvere, sviluppare e cercare di fare ancora meglio è qualcosa di straordinario».

Servizio fotografico “Swim 4 the Gulf”, 7 febbraio, Takapuna Beach, Auckland. Copyright: Subzero Images

Una filosofia che sembra quasi sovrapporsi a quella di una campagna di America’s Cup, dove sono spesso i dettagli invisibili a determinare la differenza. «Lo si vede nell’attenzione dedicata a ogni particolare, dalla manifattura ai processi di progettazione, fino a tutti quegli elementi che concorrono alla realizzazione di un orologio capace di essere allo stesso tempo bello ed estremamente preciso».

È proprio in questa tensione verso il miglioramento continuo che Burling riconosce il punto di contatto più forte con il proprio modo di vivere lo sport. «È un approccio nel quale mi riconosco molto. Durante tutta la mia carriera ho sempre cercato nuovi modi per migliorare e fare un passo avanti. Anche quando stai già performando a un livello molto alto, non devi avere paura di provare ad andare oltre o di affrontare una nuova sfida».

Un concetto che riporta inevitabilmente alla regata. Perché a 40 o 50 nodi il tempo si comprime e anche una frazione di secondo assume un altro peso. Eppure la vecchia regola secondo cui chi parte davanti ha già mezza regata in tasca non è scomparsa.

«Partire davanti rende sicuramente tutto molto più semplice. Ma lo start è una fase nella quale entrano in gioco moltissime variabili. Statisticamente non puoi pensare di vincere ogni partenza. La cosa importante è riuscire a trasformare una buona partenza nella vittoria della regata e, quando invece parti male, rimanere abbastanza vicino all’avversario da crearti delle opportunità per superarlo».

24 settembre 2026. Louis Vuitton 38ª America’s Cup – Regata preliminare a Napoli: Luna Rossa 1, Peter Burling

Ma il fattore Peter non è soltanto Burling. È anche quello che sta succedendo intorno a lui. A cominciare dal rapporto con Marco Gradoni: due generazioni che sugli AC40 sembrano essersi incontrate senza gerarchie prestabilite. Burling lo dice apertamente quando parla del lavoro svolto dai giovani del team: «Durante la preparazione abbiamo avuto la sensazione di essere noi a imparare dal nostro secondo equipaggio».

È uno dei passaggi più interessanti della nuova Luna Rossa. L’esperienza non scorre più necessariamente dall’alto verso il basso. «Grazie alla Women’s America’s Cup, alla Youth America’s Cup e alle numerose sessioni di allenamento, loro conoscevano molto bene quella configurazione. Abbiamo potuto imparare da loro molti degli accorgimenti legati all’utilizzo dell’autopilota e alzare il nostro livello molto rapidamente».

A Cagliari regatava contro ma a Naploli, Gradoni era al suo fianco. E al termine della finale ha sintetizzato così la giornata: «Abbiamo fatto una partenza perfetta, una regata perfetta e abbiamo vinto». Parole che acquistano ancora più peso perché pronunciate dopo aver battuto proprio Emirates Team New Zealand.

Il quadro, naturalmente, va letto con prudenza. Cagliari e Napoli si sono disputate sugli AC40 one-design. Dal 22 maggio 2027 entreranno in scena gli AC75 e con loro il risultato del lavoro che oggi avviene lontano dagli occhi del pubblico: design, foil, sistemi, software, sviluppo e migliaia di decisioni che separano una barca veloce da quella capace di vincere la Coppa.

Burling lo sa meglio di chiunque altro. Ed è forse per questo che evita proclami. Persino quando gli si chiede che effetto faccia ritrovarsi contro la squadra con cui ha vinto tutto. «È certamente una situazione nuova trovarmi a competere contro una squadra della quale ho fatto parte così a lungo. Ma, sinceramente, è stato meno strano di quanto immaginassi».

La vera novità, semmai, sarà avere un Paese intero dalla propria parte. Burling sa che cosa significa. Nel 2021 era lui a difendere la Coppa nelle acque di Auckland contro Luna Rossa. Nel 2027 i ruoli saranno invertiti e Napoli sarà il teatro.

Pressione? Lui la chiama in un altro modo. «Credo che sia proprio per vivere momenti come questi che si fa sport ad alto livello. Vuoi avere la possibilità di esprimerti nelle occasioni più importanti, quando conta davvero. La sfida personale di riuscire a farlo sotto pressione è qualcosa che trovo incredibilmente stimolante».

E il pubblico può diventare parte della prestazione: «C’è l’energia che arriva dalla gente. Non coinvolge soltanto chi è a bordo, ma si trasmette a tutta la squadra e può spingere ogni persona del team ad alzare ulteriormente il proprio livello. A me piace molto gareggiare quando c’è un grande pubblico che sostiene la squadra».

Napoli gli ha già regalato un assaggio. Il pubblico, le barche in mare, Luna Rossa festeggiata dopo la vittoria. Ma Burling guarda già oltre.

«Ho avuto la fortuna di ottenere molto nella mia carriera, ma sotto alcuni aspetti sento di essere ancora relativamente all’inizio del mio percorso». Un’affermazione quasi paradossale per chi ha già messo insieme tre America’s Cup, un oro e un argento olimpico e una carriera ai vertici della vela internazionale.

Eppure la lista delle cose da fare non è finita. «Mi piacerebbe riuscire a vincere il campionato SailGP. Sono arrivato in finale tre volte e in un paio di occasioni ci siamo andati incredibilmente vicini». E poi il richiamo del largo: «C’è anche un altro mondo che continua ad affascinarmi molto: la vela offshore. In futuro mi piacerebbe tornare a fare qualcosa in questo ambito, magari un tentativo di record o un’altra grande competizione oceanica». Prima, però, c’è una Coppa da inseguire. E una frase riporta tutto al punto di partenza: «In questo momento la sfida con Luna Rossa è estremamente stimolante: cercare di contribuire a conquistare la prima America’s Cup per l’Italia sarebbe qualcosa di davvero speciale».

Due su due, dunque. Cagliari e Napoli. In entrambi i casi, dall’altra parte c’era Emirates Team New Zealand. Ma la Coppa non si vince nelle Preliminary Regatta. Si vince quando non è più consentito sbagliare.

Peter Burling questo lo sa bene. Forse meglio di tutti.

Ed è precisamente per questo che il fattore Peter comincia a pesare.

Matteo Zaccagnino

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