Quanto può assottigliarsi il confine tra uno yacht e il mare che lo circonda? È intorno a questa idea che prende forma Clear Waves, il concept di 70 metri sviluppato da Benetti e Luca Dini Design & Architecture, dove luce, natura e architettura lavorano insieme per costruire un rapporto più diretto con l’ambiente esterno.
Il punto di partenza arriva dall’incontro tra due esperienze differenti. Da una parte ci sono la costruzione navale, l’ingegneria e la tecnologia di Benetti; dall’altra un approccio che Luca Dini ha progressivamente esteso dallo yacht design all’architettura residenziale e all’hospitality. Il risultato guarda allo yacht come a un ambiente da abitare, mettendo al centro il modo in cui le persone percepiscono lo spazio e il paesaggio che le circonda.
Su Clear Waves questa impostazione parte da elementi molto semplici: luce, aria, materiali, silenzio e vista sul mare. È il modo in cui vengono messi in relazione a costruire il carattere del progetto.
Quattro elementi per costruire lo spazio
Aria, terra, fuoco e acqua sono i riferimenti scelti per sviluppare Clear Waves. Non vengono però tradotti in simboli o dettagli decorativi. Diventano strumenti attraverso cui lavorare sull’atmosfera, sulla materia e sulla percezione degli ambienti.
La natura entra così nel progetto in maniera concreta. Le linee accompagnano il passaggio tra gli spazi, le aperture ampliano le prospettive e la luce naturale modifica gli interni con il trascorrere delle ore. Ciò che accade fuori dallo yacht il movimento del mare, il cielo, l’orizzonte continua a essere percepibile anche quando ci si trova all’interno. Il progetto cerca quindi di ridurre quella separazione che normalmente distingue in modo netto ambiente interno e paesaggio. Ed è proprio da questa ricerca che nasce il suo elemento architettonico più caratteristico.
Il Glass Dome cambia il punto di vista
Il Glass Dome apre la parte superiore dello yacht verso il cielo. È un gesto immediatamente riconoscibile, ma la sua funzione non si esaurisce nell’immagine. La cupola porta la luce in profondità nello spazio e permette all’ambiente di cambiare insieme alle condizioni esterne. Al mattino assume una certa atmosfera, al tramonto ne acquista un’altra e durante la notte mantiene aperto il rapporto con il cielo. In questo modo, ciò che si trova all’esterno non viene semplicemente osservato attraverso una superficie vetrata, ma contribuisce a determinare il carattere dell’interno.
È una differenza sottile ma importante. Il vetro non serve soltanto ad aumentare la vista panoramica: diventa uno strumento architettonico per modificare la percezione dello spazio. Su Clear Waves, quindi, l’orizzonte entra nell’interno e il Glass Dome diventa il punto in cui il dialogo tra yacht e ambiente trova la sua espressione più evidente.
Da spazi spettacolari a spazi rigenerativi
Il progetto affronta poi un tema sempre più presente nell’architettura contemporanea: quello degli spazi rigenerativi. L’espressione potrebbe sembrare astratta, ma il principio è semplice. Uno spazio rigenerativo viene pensato affinché luce, silenzio, privacy, materiali naturali e rapporto con l’esterno aiutino chi lo vive a rallentare e a recuperare una sensazione di equilibrio.
Clear Waves porta questo approccio a bordo. Gli ambienti diventano più fluidi e adattabili e possono accompagnare esigenze diverse durante la giornata: stare insieme, isolarsi, riposare oppure semplicemente osservare il mare. Le funzioni non scompaiono, ma i loro confini diventano meno rigidi.
È qui che entra anche il tema della longevità, interpretato dallo studio in senso ampio. Più che concentrarsi esclusivamente sull’allungamento della vita, il concept ragiona sulla qualità del tempo vissuto. E su uno yacht, dove lo spazio e il tempo assumono inevitabilmente un rapporto particolare, questa riflessione trova una dimensione molto concreta.
La tecnologia che non chiede di essere vista
In questa architettura la tecnologia rimane volutamente discreta. Benetti porta nel progetto il proprio know-how nell’ingegneria navale, nella costruzione e nei sistemi di bordo, ma Clear Waves non cerca di trasformare la componente tecnologica in un elemento da mostrare.
I sistemi vengono pensati per lavorare sullo sfondo e contribuire a comfort, efficienza e benessere senza interferire con la semplicità dell’esperienza. È un approccio coerente con il resto del concept: ciò che conta non è rendere evidente la complessità necessaria a far funzionare uno yacht di 70 metri, ma fare in modo che quella complessità renda più naturale il modo di viverlo.
Dal mare alla terra e di nuovo al mare
Clear Waves racconta anche l’evoluzione di Luca Dini Design & Architecture. In trent’anni lo studio ha progressivamente affiancato allo yacht design progetti di architettura, interior e hospitality, portando esperienze e principi da una disciplina all’altra. Con Benetti, questo scambio torna sul mare. Proporzioni, materiali e tecnologia rimangono fondamentali, ma vengono letti a partire dall’esperienza di chi abita gli spazi.
Il Glass Dome è l’immagine più immediata di questa ricerca, ma Clear Waves va oltre il singolo elemento. Il progetto prova a immaginare uno yacht in cui l’architettura non protegga semplicemente dal mare, né si limiti a offrirne una vista privilegiata. Cerca piuttosto di farlo entrare nell’esperienza quotidiana dello spazio. Ed è forse proprio qui che il nome Clear Waves trova il suo significato più interessante: in un 70 metri dove il confine tra architettura e paesaggio diventa progressivamente più sottile.






