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Dainese all’America’s Cup

Cos’hanno in comune una mountain bike, una MotoGP e uno scafo come l’AC 75? O, per farla più semplice, cosa accomuna la vela, il motociclismo e il mountain biking. A prima vista nulla. Ma approfondendo la questione un filo che unisce queste discipline sportive esiste e porta il nome di un’azienda italiana del calibro di Dainese.

Nascono qui i sistemi di protezione che oggi vestono gli equipaggi di Luna Rossa Prada Pirelli Team ed Emirates Team New Zealand. In realtà non si tratta di una novità assoluta. Già nella passata edizione, quella di Bermuda, Dainese aveva fornito l’equipaggiamento al team dei kiwi. A fare incrociare le rotte fu proprio Max Sirena che oggi guida la sfida italiana e all’epoca era Technical Advisor di Emirates Team Zealand. Proprio la sua passione per il mondo delle competizioni motociclistiche lo spinse a mettersi in contatto con Dainese per coinvolgerla nello sviluppo di un’adeguata protezione per l’equipaggio.

Già dal 2013 con l’ingresso degli AC 72 la Coppa America aveva imboccato la strada delle prestazioni con il debutto sulla scena dei primi foil. Ma è nell’edizione successiva, quella del 2017 a Bermuda, che si compie il vero salto di qualità. Gli AC 50 segnano la svolta e con loro la navigazione in modalità full foil che, se da un lato ha proiettato la vela nel futuro grazie a prestazioni mai raggiunte prima, dall’altra ha portato all’attenzione tutta una serie di tematiche a iniziare proprio da quelle legate alla sicurezza. E qui entra in gioco l’esperienza di Dainese maturata in discipline estreme come appunto sono lo sci, la MotoGP e il mountain biking.

Proprio a quest’ultima s’ispirò il primo sistema sviluppato nel reparto di ricerca e sviluppo dell’azienda vicentina e poi adottato dall’equipaggio kiwi. Sea-Guard, questo il nome del dispositivo, nacque proprio da un lavoro di squadra che da un lato ha coinvolto i tecnici della Dainese e dall’altra il team neozelandese. La base di partenza da cui sono partite le riflessioni è stata la Ryholite Safety Jacket, una soluzione studiata per offrire la massima protezione da impatti a chi pratica la disciplina del downhill (ovvero discese a tutta velocità da compiere in sella a una mountain bike su tracciati sconnessi). Dalla terraferma all’acqua cambia il contesto e di conseguenza cambiano anche le esigenze.

E così tra i requisiti fondamentali oltre alla protezione rientrava anche la galleggiabilità. Problema che fu risolto brillantemente grazie all’impiego di cuscinetti galleggianti sul lato interno del paraschiena e del petto. Inoltre, nella prima versione questo corpetto prevedeva all’altezza della schiena una gobba protettiva mutuata da quella presente sulle tute dei piloti di MotoGP e all’interno della quale era ospitata la bombola per l’ossigeno da utilizzare in caso di scuffia. Prove successive spinsero a sostituirla con una sacca idrica che consentiva di bere durante l’attività mentre la bombola, l’interfono per comunicare e l’immancabile coltello furono alloggiati in altre tasche del corpetto.

A questo bisognava poi aggiungere tutto il resto ovvero il fatto che dovessero essere facili da indossare, leggeri e soprattutto che non risultassero d’intralcio ai singoli membri dell’equipaggio. Il resto è storia. Emirates Team New Zealand nel 2017 conquistò il trofeo battendo Oracle Team USA. A distanza di quattro anni la storia si ripete e per questa 36° edizione della Coppa America Dainese raddoppia salendo a bordo sia del team neozelandese sia di Luna Rossa Prada Pirelli Team. Gli AC 75, i monoscafi volanti con i quali si corre questa edizione dell’America’s Cup, hanno dimostrato il potenziale che sono in grado di esprimere superando in alcuni casi anche i 50 nodi di velocità, qualcosa come 100 Km/h. 

Per il team italiano la scelta è ricaduta su un corpetto Sea-Guard che mantiene le caratteristiche di base, come per esempio la galleggiabilità, sperimentate con successo nel 2017 ma con alcune modifiche. A iniziare dal tessuto tecnico Kinetech che si caratterizza per la resistenza, l’elasticità e la leggerezza. Il sistema di protezione arriva fino al coccige al fine di offrire un’efficace difesa alle vertebre lombari. La bombola d’ossigeno è alloggiata in una tasca ricavata sul fianco destro. Non manca poi la sacca che ospita la riserva d’acqua per mantenere l’idratazione soprattutto per i grinder impegnati in un notevole sforzo fisico durante le regate.

Tra le dotazioni anche le tasche per l’interfono e il coltello da impiegare nel caso si debbano recidere le cime che dovessero intralciare l’uscita in caso di emergenza o scuffia. Discorso diverso per Emirates Team New Zealand per cui Dainese ha fornito un corpetto Sea-Guard diverso, a iniziare dalla lunghezza che è inferiore rispetto a quella indossata dall’equipaggio di Luna Rossa Prada Pirelli Team.

Inoltre la tasca per la bombola per l’ossigeno è stata collocata all’interno di una tasca posta sul lato sinistro. Infine i componenti dell’equipaggio posizionati all’interno scafo indossano un casco disegnato appositamente da Aldo Drudi caratterizzato dalla presenza dell’immancabile felce argentata simbolo che contraddistingue le squadre sportive nazionali neozelandesi. A conferma che quando si parla di tecnologia nelle competizioni più estreme l’Italia non è seconda a nessuno.

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