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È in edicola il nuovo numero

Con la Coppa America che entra nel vivo, Top Yacht Design ha voluto dedicare uno speciale alla più prestigiosa delle competizioni veliche, perché tecnologia e design sono spesso un binomio inscindibile.

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Dopo tanta attesa finalmente è arrivato il momento della verità. La 35° edizione della Coppa America ha spazzato via ogni dubbio consacrando i catamarani e i foil come la formula ideale per questo tipo di competizione. Rispetto alla passata edizione, nella quale gli AC 72 sembravano già delle astronavi volanti, sono stati compiuti passi da gigante. Le dimensioni dei nuovi cat più contenute rispetto a quelli che hanno corso la 34° edizione non devono trarre in inganno. Gli AC 50 rappresentano quanto di meglio la vela dal punto di vista tecnologico è in grado di esprimere oggi. Sulla carta io meglio sull’acqua, la scommessa da vincere è superare la soglia del 90 per cento di navigazione in modalità foil. Tradotto vuol dire compiere quasi tutto il percorso di regata volando letteralmente sulla superficie del mare. Una sfida che tutti i team impegnati hanno accettato di buon grado ognuno però seguendo una propria scuola di pensiero. A iniziare da Oracle Team USA che per difendere la Coppa dall’assalto degli sfidanti si è rivolto ad Airbus per trasferire sul catamarano le soluzioni aerodinamiche più raffinate sperimentate con successo sugli aerei come gli A 320. Dall’aeronautica all’automotive il passo è breve. Il team britannico guidato da Sir Ben Ainslie ha trovato in Land Rover un valido partner con il quale sviluppare il progetto del multiscafo adottando tutta una serie di soluzioni sperimentate con successo nella realizzazione dei modelli prodotti dalla casa britannica. Ci sono poi i neozelandesi innovatori per natura. Nelle acque di Bermuda i Kiwi hanno portato un catamarano dotato di cyclette attraverso le quali l’equipaggio aziona e gestisce le manovre e i foil. E l’Italia? Sebbene non schieri nessun team al via è presente attraverso il lavoro espresso da alcune realtà come Persico Marine che ha avuto un ruolo essenziale nello sviluppo e nella costruzione di alcune parti del multiscafo britannico. Senza contare poi l’apporto di Dainese. L’azienda veneta ha fornito al team di Emirates Team New Zealand il Sea Guard un rivoluzionario dispositivo che adotta la tecnologia sperimentata con successo nella Moto GP. Infine il mondo delle lancette. Mai come in questa edizione si contano così numerose le case orologiere coinvolte nell’America’s Cup. Da Officine Panerai a Ulysse Nardin, da Zenith a Omega: la Coppa America si conferma come un laboratorio utile per mettere a punto nuove soluzioni tecniche e sperimentare materiali inediti con un unico obiettivo: migliorare le performance e l’affidabilità. Proprio come un multiscafo di Coppa.

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