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Ferrari HyperSail e Boero a tutta innovazione

Ferrari significa velocità. E rosso. Il rosso delle monoposto, dei cordoli, delle domeniche di gara. Un colore che da oltre settant’anni accompagna il Cavallino Rampante sui circuiti di mezzo mondo. Ma ora lo scenario cambia. Non più soltanto l’asfalto, ma l’oceano. La nuova sfida si chiama Ferrari HyperSail.
Un progetto che promette di portare la cultura della performance oltre i confini dell’automobile. Un monoscafo di 100 piedi progettato per volare sull’acqua grazie ai foil, dove ogni grammo, ogni superficie, ogni scelta progettuale diventa parte di un equilibrio delicatissimo tra aerodinamica, idrodinamica e resistenza strutturale. In questo contesto anche il colore assume un significato diverso.

 

 

Quale sarà la tonalità che vestirà il monoscafo volante? Su questo punto il riserbo è ancora assoluto, ma nel giro di qualche settimana se ne saprà di più. Quello che invece è già certo è la partnership tra la Casa di Maranello e Boero Yacht Coatings, chiamata a contribuire allo sviluppo del sistema di verniciatura più adatto a un progetto di questa portata. Ma limitare il discorso a una semplice scelta cromatica sarebbe fuorviante. Dietro questo accordo c’è molto di più. E’ quello che è emerso in occasione dell’incontro organizzato da Boero e Ferrari Hypersail presso il Museo Ferrari di Maranello. Un appuntamento — moderato da Matteo Zaccagnino, direttore responsabile di Top Yacht Design — che ha visto la partecipazione di Giovanni Soldini, Team Principal Ferrari Hypersail, Riccardo Carpanese, Chief Marketing Officer del Gruppo Boero, Carlo Palazzani, Head of Pilot Design Projects – Ferrari Centro Stile, e Marcus Reynolds, Senior Brand & Product Manager del Gruppo Boero. Un’occasione per entrare nel cuore tecnico del progetto. Perché, sebbene abbia la forma di una barca, Ferrari HyperSail è prima di tutto una piattaforma di ricerca

Un laboratorio galleggiante in cui l’innovazione rappresenta la vera cifra stilistica. “Ferrari HyperSail nasce per esplorare nuove frontiere della performance attraverso un approccio ingegneristico pienamente integrato”, ha detto Marco G. Ribigini, Ferrari Hypersail Team Leader. “In questo contesto, la collaborazione con Boero Yacht Coatings ci ha permesso di sviluppare e integrare un sistema completo di verniciatura, progettato per garantire massima efficienza e affidabilità nelle condizioni estreme in cui l’imbarcazione sarà chiamata a navigare. Metodo, rigore e attenzione al dettaglio sono elementi comuni condivisi da Ferrari e Boero”.
Tradotto: una straordinaria opportunità anche per Boero, azienda che proprio sul fronte delle vernici — e in particolare di quelle applicate alla nautica — rappresenta una delle realtà più all’avanguardia del settore.

“Questa partnership rappresenta una naturale estensione del nostro modo di intendere industria e innovazione”, ha spiegato Riccardo Carpanese. “È il risultato di un percorso rigoroso costruito nel tempo, fatto di ricerca, test e miglioramento continuo: esattamente il contesto in cui la nostra cultura industriale è in grado di generare valore concreto. Progetti di questo tipo ci permettono di rafforzare il nostro metodo, sviluppare competenze trasferibili ad altri ambiti applicativi e consolidare il nostro posizionamento come partner capace di accompagnare nel tempo progetti complessi e ad alte prestazioni, andando ben oltre il singolo prodotto o la singola iniziativa”. Vale la pena ricordare che Boero è oggi un player di riferimento in Italia e si colloca tra i primi cinque operatori a livello mondiale, con una forte attenzione alla crescita internazionale. In questo senso Ferrari HyperSail rappresenta per l’azienda una dichiarazione chiara in termini di associazione e posizionamento del brand.

Anche perché la vernice, nel progetto Ferrari HyperSail, occupa un ruolo tutt’altro che secondario. È infatti uno degli elementi che, insieme alla forma dello scafo e della coperta, incide direttamente sia sul piano idrodinamico sia su quello aerodinamico. Senza contare il fattore peso, che su una barca progettata per prestazioni estreme diventa una variabile determinante. “Ciò che colpisce davvero in questa partnership è la profondità della collaborazione”, ha spiegato Giovanni Soldini. “Non esistono scorciatoie: ogni scelta viene discussa, verificata e messa alla prova insieme. La sensazione è quella di far parte di un’unica squadra allargata, concentrata sullo stesso obiettivo”.

A rendere Boero il partner giusto, ha aggiunto Soldini, è soprattutto il metodo di lavoro. “L’azienda unisce una solida competenza tecnica a un approccio molto vicino al nostro: sperimentare, lavorare sotto pressione e considerare la precisione come un requisito imprescindibile. Boero non si è presentata con soluzioni preconfezionate, ma con la disponibilità ad adattarsi, sviluppare soluzioni ingegneristiche su misura per questo progetto e assumersene pienamente la responsabilità.

È proprio questo livello di rigore, affidabilità e impegno condiviso a fare la differenza quando si opera in un contesto così complesso e ad alte prestazioni” ha detto Soldini. Sul piano tecnico e della sperimentazione si aprono davvero nuovi orizzonti. Da un lato il 100 piedi ridefinisce la navigazione in foil su un monoscafo oceanico; dall’altro, il contributo di Boero introduce un nuovo paradigma nel modo di concepire la verniciatura dello scafo. “Al centro del lavoro c’è un’accurata ottimizzazione delle formulazioni e dei processi applicativi”, ha spiegato Marcus Reynolds. “L’obiettivo è utilizzare la quantità minima di filler e primer prima della fase finale di preparazione della superficie, garantendo al tempo stesso uniformità e continuità tra uno strato e il successivo”.

Quando si lavora su un progetto di questa portata, prestazioni e protezione dello scafo diventano elementi imprescindibili. Per questo il team di Ricerca e Sviluppo ha analizzato nel dettaglio ogni materia prima, valutandone proprietà, peso e comportamento tecnico, con l’obiettivo di arrivare a un risultato finale estremamente preciso anche dal punto di vista del peso complessivo. “In questo contesto il concetto di thin film non significa ridurre materiale o scendere a compromessi”, ha proseguito Reynolds. “Al contrario, significa progettare ogni strato affinché lavori in modo più efficiente, facendo sì che ogni micron contribuisca realmente alla performance, alla protezione e alla durata del rivestimento”. È qui che entra in gioco il premium top coat messo a punto per questo progetto. Più che uno strato finale, diventa la vera interfaccia tra ingegneria e ambiente, tra tecnologia e mare. Ridurre lo spessore di ogni livello senza sacrificarne efficacia e protezione significa contribuire all’efficienza complessiva del sistema. Un dettaglio tutt’altro che secondario quando lo scafo è progettato per una sfida estrema: volare sull’acqua.

Da sinistra, Marcus Reynolds, Riccardo Carpanese e Giovanni Soldini

“Il vero valore sta nel trasferimento di questa esperienza”, ha sottolineato ancora Carpanese che ha aggiunto “Ciò che sviluppiamo e testiamo affrontando sfide estreme in un contesto guidato dalla ricerca entra a far parte del nostro patrimonio industriale e viene progressivamente tradotto in soluzioni destinate al mercato dello yachting e dei superyacht”. Questo significa offrire ai clienti non soltanto prodotti, ma il risultato di un approccio fondato sulla ricerca: rivestimenti e sistemi sviluppati con lo stesso rigore, la stessa disciplina e la stessa ambizione che guidano un progetto d’avanguardia come Ferrari HyperSail. “È proprio questa spinta continua a superare i nostri limiti che ci consente di portare sul mercato soluzioni realmente di fascia alta, capaci di guardare avanti e anticipare le esigenze del settore” ha concluso Carpanese.

E poi c’è il colore, certo. Ma anche qui nulla è lasciato al caso. “Su Ferrari HyperSail nulla è semplicemente una scelta estetica”, ha spiegato Carlo Palazzani. “Anche il colore deve rispondere a precisi requisiti tecnici e integrarsi nella logica complessiva delle prestazioni dell’imbarcazione. In questo contesto diventa parte del processo di ricerca e sviluppo, non un intervento di stile deciso alla fine del progetto”.

Matteo Zaccagnino

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