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Flexplorer by Hydro Tec

«Erano un po’ di anni che pensavo a questa barca», racconta  Sergio Cutolo di Hydro Tec quando gli chiediamo del Flexplorer. «dopo tanti explorer puri, sentivo il bisogno di creare qualcosa di più evoluto e quando al Cantiere Delle Marche è arrivato un cliente che chiedeva qualcosa di simile, ho deciso che era arrivato il momento giusto», spiega.  

Il Flexplorer è l’evoluzione di un progetto disegnato anni fa da Hydro Tec per un armatore che voleva un support vessel con caratteristiche decisamente particolari. Ed è stato da questo progetto che Sergio Cutolo e Vasco Buonpensiere sono partiti per dar vita a quello che oggi è, senza dubbio, il più cool di tutti gli explorer disponibili sul mercato.

I suoi tratti caratteristici sono quelli tipici di questa categoria: robustezza, eccellente tenuta di mare, prua verticale, aspetto mascolino e deciso. Insomma, non gli manca niente. Ma ha qualcosa in più. Tanto per cominciare è asimmetrico. 

«Per aumentare i volumi ho optato per un salone asimmetrico simile a quello che avevo fatto nel 2003 su Camaleon B, un Proteksan Turquoise di 42 metri», spiega Cutolo. «Sul lato destro il salone è widebody, su quello sinistro no perché esternamente c’è il passavanti». Questo escamotage ha permesso una maggior fruibilità degli spazi comuni. La parte dei divani è infatti spostata sul lato widebody e questo consente a chi entra e vuole andare verso prua di avere una sorta di corridoio libero di fronte a sé, che consente di passare senza dover transitare in mezzo alle persone. 

Una delle altre caratteristiche di questo progetto è, come si intuisce dal nome, la flessibilità. Le impavesate poppiere dello scafo, quelle che proteggono il pozzetto, sono completamente abbattibili e, una volta alato il tender, trasformano tutta l’area in un’increbile lounge di 115 metri quadrati a picco sul mare. Lounge che, su richiesta del cliente, può anche essere attrezzata come una grande piscina a scomparsa, scarificando però la palestra prevista sotto il pozzetto e illuminata dalle sei finestrature a pagliolo. Il tender è senza dubbio, con i suoi 8,5 metri di lunghezza, una presenza ingombrante a bordo.

E se una recente indagine ha mostrato come i tender vengano lasciati in acqua per l’80 per cento del tempo in cui si usa la barca, l’alaggio di un simile colosso restava comunque un problema. Un problema brillantemente risolto grazie alla progettazione di una grande gru a A-Frame di derivazione navale che, una volta alato il tender, scompare dentro un apposito alloggiamento nel pagliolo. Questo tipo di gru, per la sua forma e la sua struttura garantisce la massima sicurezza nelle operazioni di varo e alaggio e, avendo il punto di sospensione centrale, evita ogni inclinazione dello scafo durante la movimentazione del tender che, in più, viene alato a poppa in uno specchio di mare protetto dal volume dello yacht stesso. 

Altro tratto distintivo del Flexplorer è la grande attenzione riservata agli spazi di stivaggio per i water toys, gli arredi freestanding del pozzetto e, naturalmente, per le provviste. Avere spazi sufficienti e dedicati per il cibo e le immondizie è infatti fondamentale per concedersi lunghe navigazioni senza essere obbligati a effettuare soste intermedie. Una caratteristica, quest’ultima che negli ultimi anni è diventata sempre più richiesta. Del resto, il mondo degli explorer sta cambiando. O meglio, stanno cambiando gli armatori.

«In questo momento l’explorer può essere considerato l’anello di congiunzione tra il mondo della vela e quello del motore», spiega Sergio Cutolo. «Il desiderio di esplorare il mondo e di visitare mete irraggiungibili a piedi porta molte persone a scegliere questa tipologia di barca e molti di loro sono velisti.» racconta. «E, proprio perché il numero dei potenziali armatori aumenta, l’identità degli explorer sta vivendo una vera rivoluzione».

Così come è accaduto nel mondo del fuoristrada automobilistico, anche nella nautica esplorazione e avventura non sono più sinonimi di scomodità e minimalismo.

«Un tempo per andare nel deserto si era costretti a viaggiare sulle jeep, macchine indistruttibili ma non proprio confortevoli», precisa Cutolo, «oggi invece si possono affrontare gli stessi viaggi a bordo di comodissimi fuoristrada con aria condizionata e sospensioni maggiorate. Ecco, nella nautica sta succedendo la stessa cosa. Gli armatori vogliono esplorare il mondo, ma lo vogliono fare a bordo di scafi comodi, accoglienti e dotati di grandi spazi fruibili», conclude.
Esattamente come il Flexplorer che grazie al suo trasformismo si adatta sia alle impegnative condizioni delle zone più remote sia alle placide acque dei Caraibi. La prima unità di 40 metri è in costruzione e il suo varo è previsto per il 2020. 

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