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Il ritorno del “Genie” di Gianluca Vacchi: Alia Yachts realizza il GENIE BLU

C’è un filo che lega il varo appena celebrato nei cantieri di Antalya a una stagione lontana della nautica italiana. Genie Blu, il nuovo 45 metri full custom firmato Alia Yachts e appartenente a Gianluca Vacchi, non è soltanto l’ultima consegna di uno dei cantieri più interessanti della scena turca: è la dichiarazione di fedeltà di un armatore alla propria storia in mare. Il nome, infatti, richiama il Genie of the Lamp, la prima barca a vela di Vacchi, uno dei Wally delle origini nati dalla visione di Luca Bassani. E quella matrice velica, come vedremo, non è rimasta confinata alla targhetta di poppa.

Un manifesto contro la corsa al volume

In un mercato che da anni misura il successo in gross tonnage, Genie Blu sceglie deliberatamente la direzione opposta. Lunga, bassa sull’acqua, con un profilo teso e una pulizia architettonica quasi austera, la barca nasce da un principio che il suo designer rivendica apertamente. «Il progetto si basa sulla sottrazione, non sull’addizione», spiega Luca Dini, il cui studio ha rifinito le linee esterne e sviluppato gli interni dal concept alla consegna. «Abbiamo rimosso barriere, ridotto i volumi superflui e aperto la barca ovunque fosse possibile. L’obiettivo non era massimizzare la stazza lorda, ma massimizzare l’esperienza del mare da parte dell’armatore».

È una frase che potrebbe stare in un catalogo Wally di fine anni Novanta, ed è qui che il cerchio si chiude. La cultura della vela – quella che privilegia la linea al metro cubo, il contatto con l’acqua alla piscina sul sundeck – attraversa tutto il progetto: le murate abbattibili, le vetrate a tutta altezza, un’estetica volutamente essenziale che restituisce allo scafo una presenza potente e insieme trattenuta.

La regia di Antalya, la mano fiorentina

Per Gökhan Çelik, presidente di Alia Yachts, Genie Blu «ribalta le idee tradizionali dello yacht design»: un progetto costruito non sulla resa volumetrica ma su purezza, proporzione ed esperienza del mare. È il terreno su cui il cantiere turco ha costruito la propria reputazione, quella capacità di trasformare visioni fortemente individuali in barche vere, che difficilmente troverebbero casa nelle linee semi-custom dei grandi gruppi.

Il dialogo tra l’ufficio tecnico interno di Alia e lo studio fiorentino di Luca Dini ha prodotto una barca che riorganizza la vita di bordo attorno a tre parole: apertura, luce, rapporto diretto con l’ambiente marino. Il salone principale ne è la sintesi più evidente: vetrate dal pavimento al soffitto, pianta aperta, un linguaggio decorativo neutro e contemporaneo che non compete con il paesaggio ma lo incornicia. Il mare, letteralmente, al centro della scena.

Vivere all’aperto, scendendo verso l’acqua

La stessa chiarezza di intenti governa gli esterni. Il pozzetto con sedute rialzate degrada verso la piattaforma di poppa attraverso un’ampia cascata di gradini, disegnando una discesa naturale verso l’acqua che è insieme gesto architettonico e programma di vita a bordo. A prua, una generosa area lounge e il ponte aperto offrono spazi di relax esposti alla brezza, mentre la sovrastruttura è coronata da una discreta zona prendisole — discreta, appunto: nessuna torre di ponti sovrapposti, nessuna concessione alla monumentalità.

Con la sua silhouette riconoscibile e il rifiuto programmatico dell’eccesso, Genie Blu entra nella flotta Alia come qualcosa di più di una nuova consegna: è la prova che nel segmento full custom esiste ancora spazio per armatori che chiedono al cantiere non metri cubi, ma un’idea. E per Vacchi, che al genio della lampada aveva affidato i suoi primi bordi a vela, il nuovo Genie sembra esaudire il desiderio più coerente di tutti: tornare al mare com’era all’inizio.

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