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Tratto da Top Yacht Design n. 10/2017, pag. 126-131.
Destination: il sogno sudafricano
The Silo Hotel a Città del Capo, una nuova identità architettonica.
Tra i quartieri più visitati di Città del Capo, in Sudafrica, il Victoria & Alfred Waterfront, con il più antico porto dello Stato, è una zona effervescente e centro culturale, nota per le gallerie d’arte e i negozi di design, oltre che meta per lo shopping. Lo skyline del V&A Waterfront è sempre stato caratterizzato dalle linee del silo, costruito nel 1924, una volta il più alto dell’Africa subsahariana con i suoi 57 metri, utilizzato fino al 2001 per immagazzinare il grano africano che era poi spedito via mare in Europa dal porto di Table Bay. Un edificio in cemento, dalle forme geometriche, rimasto inutilizzato fino a che Liz Biden, fondatrice e proprietaria di The Royal Portfolio, un insieme di hotel e lodge tra cui Royal Malewane nel Parco Kruger e Birkenhead House a Hermanus, ha pensato di trasformare l’area con un progetto visionario: il silo è diventato The Silo Hotel, un albergo di design di super lusso. Il compito della ristrutturazione degli esterni è stato affidato al designer inglese Thomas Heatherwick, fondatore dello Studio Heatherwick con base a Londra, attualmente impegnato in 25 progetti in quattro continenti.

L’idea era quella non solo di mantenere viva l’identità industriale dell’edificio, ma anche di valorizzarla. Difatti, conservata la struttura, il cambiamento esterno più rilevante è stata l’aggiunta di vetrate tecnologiche a forma di prismi, un’interpretazione ipermoderna dei bow window, che definiscono i quattro lati dell’edificio, perfettamente inserite nella geometria dei piani dell’albergo. Di giorno struttura materica, la notte The Silo Hotel assomiglia a una lanterna accesa sul porto, un nuovo faro per la città. L’hotel è stato costruito su sei piani, nella zona del silo precedentemente detta working house che serviva al trasporto del grano su montacarichi dalla base al top della costruzione, mentre la restante parte, dove il grano era immagazzinato, ovvero sotto e di fianco all’hotel, è stata trasformata nel più grande museo di arte africana del mondo, lo Zeitz Museum of Contemporary African Art. Il Museo sarà aperto al pubblico dal 22 settembre 2017 e ospiterà la più importante collezione di Arte Africana Contemporanea.
Se gli esterni dell’edificio hanno modernizzato l’identità industriale, è negli interni che si rivela l’identità visiva di The Silo Hotel, interni disegnati dalla stessa Liz Biden, viaggiatrice seriale e sostenitrice a tutti gli effetti dell’arte e del design africano. Il suo gusto eclettico permea ogni dettaglio dell’albergo: 28 stanze in tutto, incluse suite e una penthouse di 187 metri quadrati, il cui tratto distintivo sono i colori, gli oggetti di design e di antiquariato. “Se l’edificio è moderno ed industriale, l’interior design lo contrasta con l’aggiunta di tocchi confortevoli, colorati e allegri”, spiega la proprietaria. Ogni stanza ha un balcone e la vista può spaziare tra Table Mountain e Lion’s Head, il V&A Waterfront e Robben Island. Nella stanza 603, il tessuto della testata del letto pensata da Halsted, un artista che trasforma l’arte africana in design globale, è di Ardmore Design, si chiama Qalakabusha, un progetto di design sperimentale; di Ardmore sono anche alcune delle ceramiche esposte. Le stanze sono luminose e colorate, divani gialli su tappeti rosa, le sedie Oslo nella biblioteca hanno inserti color porpora acceso, i mobili sono laccati blu o verde e alcune delle opere dell’eclettico afro-futurista Cyrus Kabiru, di Mahau Modisakeng scultore e fotografo e di Nandipha Mntambo, anche lei fotografa e scultrice, arredano gli spazi.
Ogni oggetto, dai tessuti alle sedie, è stato pensato e scelto come spunto per contribuire a realizzare una nuova identità culturale africana, lontana dall’immagine preconfezionata del tradizionalismo etnico e tribale. Liz Biden stessa commissiona i suoi progetti ad artisti e designer africani e, a riprova della sua passione artistica, l’hotel ospita The VauIt, una galleria d’arte privata con esposizioni biennali. Nella lobby dell’hotel, dal soffitto a doppia altezza, si staglia il lampadario disegnato dal più che conosciuto Haldane Martin, furniture &interior designer, altri 8o lampadari realizzati in Egitto, a mano e in cristallo, definiscono l’architettura degli spazi. La stessa attenzione per un risultato non standardizzato si ritrova al ristorante del sesto piano The Granary Cafe, al Willaston bar e nello Sky terrace con la piscina a filo sulla città. La Mother City ha una nuova identità.
di Marina Citterio
foto: The Royal Portfolio






