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Best of 2017 – Giò Chi Thè

Benvenuto nella sezione speciale “20th Anniversary” di Top Yacht Design. Qui ti presentiamo, giorno per giorno, le migliori storie, yacht e personaggi di cui ci siamo occupati in questi 20 anni di Top Yacht Design, dal 2006 a oggi.


Tratto da Top Yacht Design n. 10/2017, pagg. 76-83.

Giò Chi Thè

Quarto esemplare della serie Vintage, è lungo 43 metri e ha novità interessanti.

Il 1825 è un anno importante. È quello in cui nascono la prima ferrovia, la prima fotografia e in cui viene inventato il cemento. In quell’anno Giuseppe Mazzini stava per laurearsi, Ludwig van Beethoven suonava il piano a Vienna e Francesco I di Borbone saliva sul trono del Regno delle due Sicilie. Nel mentre a Viareggio, che faceva parte del Ducato di Lucca, Giovanni Battista Codecasa apriva un cantiere navale. Lo stesso che oggi, a distanza di quasi 200 anni, continua a costruire yacht sotto la guida dei suoi discendenti. Questo spiega perché le barche firmate da Codecasa abbiano un fascino naturale e indiscusso. Trasudano storia e tradizione, è impossibile non accorgersene. Basta guardare Giò Chi Thè, varata l’estate scorsa, per capire che oltre alla bellezza intrinseca di un megayacht questo scafo ha quel qualcosa in più che fa la differenza. Costruita come molte altre “on spec” è la quarta unità della serie Vintage, considerando anche il 50 metri, ed è la naturale evoluzione dei due 42 metri che l’hanno preceduta. Lo scafo è stato allungato di circa mezzo metro rispetto ai modelli precedenti per consentire la realizzazione di uno yacht full beam e di ingrandire le finestrature laterali che inondano gli interni di luce naturale. Gli interni, e anche questa è una novità, sono stati affidati a Tommaso Spadolini che, seguendo le indicazioni del cantiere e lavorando a stretto contatto con il suo staff, è riuscito a realizzare una barca fresca, moderna e senza tempo che è anche estremamente accogliente. «Quando lavori su una barca “on spec” (messa in costruzione senza avere ancora un armatore, ndr) non è che tu possa sbizzarrirti molto», spiega Spadolini. «Anzi è ancora più difficile perché devi realizzare qualcosa che piaccia a un pubblico il più vasto possibile ma, al contempo, devi cercare di creare ambienti che siano accoglienti e accattivanti» , racconta.

Giò Chi Thè è il primo Serie Vintage ad avere lo scafo full beam.

 

Ambienti che, evidentemente, sono piaciuti a chi ha comprato la barca perché sembra che l’armatore non abbia cambiato praticamente nulla. «Si tratta di una barca pulita, in quello che io definirei il perfetto stile Codecasa», spiega ancora Spadolini, «dove a farla da padrone è il rovere sbiancato che, declinato in diverse tonalità neutre, è stato usato per i pavimenti, le paratie, i mobili e i cielini in modo da valorizzare al massimo la luce offerta dalle nuove finestrature più grandi. Si tratta di una barca con la B maiuscola, marina, pratica e pensata per vivere il mare».
Ma guai a pensare a Gio Chi Thè come a uno scafo minimal. Uno stile semplice non fa necessariamente rima con triste, anzi. In questo caso, a fare la differenza sono piccoli dettagli come i tocchi di color aragosta sparsi apparentemente a caso qua e là: il rivestimento di una nicchia nel salone del main deck o nella suite armatoriale, le poltroncine dello studio annesso, un cuscino, il decoro di un copriletto. Piccole cose, ma fondamentali per creare il leitmotiv di bordo. Anche le porte a vetri scorrevoli della sala e della cabina armatoriale sono state studiate per riprendere il motivo a rombi scelto per il capitonné rivisitato dei testaletto che è stato voluto per rendere omaggio al nome Vintage della serie. «Tra i dettagli che amo di più c’è la scala curva che collega i tre ponti», spiega ancora Spadolini, «abbiamo studiato il corrimano perché fosse quasi incassato nel muro e abbiamo ricoperto le pareti in pelle per dare calore a una zona spesso troppo svalutata», conclude.
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A volte bastano pochi tocchi di colore ben studiati per ravvivare un ambiente e infondergli vita e personalità.

 

Tra le altre novità di questo nuovo Vintage 43 metri ci sono la cabina comandante spostata sul ponte superiore accanto alla timoneria (il resto dell’equipaggio è alloggiato nel lower deck); una nuova configurazione degli interni (con la suite armatoriale a tutto baglio) e un ponte portoghese con area living che garantisce la massima privacy. Ampie anche le altre aree esterne che prevedono due zone relax e prendisole a poppa del main e dell’upper deck e un grande ponte sole con Jacuzzi. Gio Chi Thé è equipaggiato con due motori Caterpillar da 165o Hp che gli garantiscono una velocità massima di 16,5 nodi e un’autonomia, a il nodi, di 4000 miglia nautiche. Lo yacht è in classe Lloyd’s Register Croce di Malta 100 Ai, SSC “Yacht” Mono G6 Croce di Malta LMC+UMS – LY3 full Compliance. A breve scenderà in acqua dagli scali viareggini del Cantiere anche un secondo 43 metri Vintage in fase di ultimazione che ancora non ha un armatore. Gli amanti delle barche con la B maiuscola sono avvisati.
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Il ponte Portoghese è un angolo tranquillo e riservato, sia quando la barca è all’ancora che quando è ormeggiata.

 

di Giulia Trinkraf – foto: 3dSign


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