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Tratto da Top Yacht Design n. 12/2017 pp. 87/93
Oscar 3, è nata una stella!
Il primo Mylius 65 Flush Deck è già una star.
«Quale elemento mi soddisfa maggiormente? Mi è molto difficile rispondere a questa domanda, perché quello che considero è il risultato nel suo complesso», spiega Alberto Simeone, architetto, yacht designer, direttore tecnico oltre che co-fondatore, nel 2003, del cantiere Mylius di cui, assieme al team che ha organizzato, ha firmato e firma tutte le imbarcazioni. «Nel momento in cui penso a una barca, lo faccio in maniera integrale; attenzione integrale, non integralista, dove la coesistenza delle diverse componenti, delle diverse specializzazioni, dei diversi sottosistemi che la compongono, dalle linee di carena, al piano velico, all’organizzazione della coperta, alla motorizzazione, agli impianti, al concept stesso, sono comunque legati all’interno di un design e questo vive indipendentemente dal colore e dal dettaglio. Insomma il risultato non è più mio, ma appartiene all’idea. E questo avviene in tutte le barche. Anche in Oscar 3».

Già perché l’oggetto di cui parliamo è il primo Mylius 65 Flush Deck, cioè il risultato di quella che con soddisfazione Simeone definisce una “felice contaminazione”. Nel caso il frutto del lavoro e del confronto con l’armatore di Oscar 3, l’architetto Aldo Parisotto (il suo studio, Parisotto + Formenton Architetti, nel proprio book ha per esempio la ristrutturazione dello storico – è del 1880 – Palazzo Ricordi a Milano, il più antico palazzo al mondo ora certificato EED Core&Shell, il massimo in fatto di sostenibilità). «Aldo Parisotto», prosegue Simeone, «era già stato l’armatore di un Mylius 50, l’Oscar 2, varato nel 2013 e nel quale aveva apprezzato quelle scelte d’interni chiari, estremamente puliti e lineari che hanno meritato nel 2011 il riconoscimento del Nautical Design Award al Mylius 19E95. Caratteristiche che sono poi quelle di tutta la nostra linea. Ma già allora, nell’Oscar 2, il confronto e la collaborazione avevano portato a sviluppare alcuni interessanti elementi che abbiamo poi proposto negli scafi successivi».

E tra gli scafi successivi, c’è appunto Oscar 3 che si distingue nella produzione del cantiere pur mantenendo intatto il cosiddetto “stile Mylius” abbinato a quella ricerca “sartoriale” nella realizzazione di interni e a quell’attenzione ai dettagli che vanno incontro alle esigenze dell’armatore. E che sono state stata l’occasione per il confronto dialettico tra due addetti ai lavori. «Una bellissima esperienza» prosegue Alberto Simeone. «Con il concept degli interni che ha comunque mantenuto intatte qualità e impostazioni, un elemento fondamentale in imbarcazioni come i Mylius, estremamente integrate per architettura, struttura interna e layout». Suite armatoriale che occupa interamente gli spazi a prua dell’albero, un grande living con dinette e divano, la cucina collocata a sinistra della scala che scende dal pozzetto centrale, il carteggio e la cabina marinai a dritta. A poppa due cabine doppie per gli ospiti. Questi gli ambienti su cui si articolano gli interni di Oscar 3.S pazi tutti all’insegna della luce e che giocano sugli abbinamenti delle “mani” e delle tonalità dell’eucalipto affumicato, del rovere a poro aperto e della pelle. Un materiale questo che, oltre alle sedute, è l’elemento caratterizzante del corridoio di accesso alla zona armatoriale e, con una citazione alle valigie dei viaggiatori dei tempi andati, della cabina armadio. Una nuova interpretazione, e non soltanto cromatica, per il secondo Mylius realizzato per il medesimo armatore se messa a confronto con quella di Oscar 2, dove dominavano il composito laccato bianco, il teak sbiancato, l’acciaio inox lucido.

All’insegna però di uno stile che distingue tutte le barche del cantiere: l’equilibrio. «Anzi, l’estremo equilibrio tra gli spazi interni e quelli esterni» conclude Alberto Simeone. «Ma anche il collegamento diretto tra questi due elementi. La scelta dei due grandi divani nella dinette con il suo grande accesso dal pozzetto, per esempio, la sua posizione centrale, le grandi visuali sul mare, tutto questo realizza davvero una simbiosi tra dentro e fuori. E questo su un’imbarcazione che vista da fuori appare bassa e snella sull’acqua, con un profilo direi aggressivo, nel senso di un look regatistico, ma che all’interno offre ambienti che, non solo per dimensioni, sono davvero unici».
di Emilio Martinelli









