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Best of 2020 – Igor Lobanov

Benvenuto nella sezione speciale “20th anniversary” di Top Yacht Design. Qui, giorno dopo giorno, ti presentiamo le migliori storie, gli yacht e i personaggi di cui abbiamo parlato negli ultimi 20 anni di Top Yacht Design, dal 2006 ad oggi.


Tratto da Top Yacht Design n. 21/2020, pag. 38/45

Igor Lobanov

Geniale, razionale e creativo al tempo stesso, il designer russo racconta qual è il suo approccio al mondo dello yacht design, e come la moglie Yulia abbia un ruolo determinante nelle sue creazioni.

L’appuntamento per l’intervista è fissato per le 15 del giorno successivo, al salone nautico di Cannes. «Sentiamoci domani alle 14.45 per conferma», ci dice Igor Lobanov. Gli sorridiamo pensando che ci sono ben poche possibilità di vederlo il giorno dopo. E invece… Laureato in matematica, Lobanov ha poi studiato all’Istituto Europeo di Design di Torino e alla Coventry University, ma il suo ingresso nel mondo dello yacht design è stato frutto del caso. «Ho incontrato Andrey Melnichenko all’ambasciata britannica. Eravamo stati compagni di università e non ci vedevamo da tempo», spiega. «Chiacchierando ha scoperto che mi ero specializzato in design e, dopo aver visto il mio portfolio, mi ha chiesto di diventare owner representative dello yacht che si stava facendo costruire (Il famoso Yacht A di Blohm+Voss, n.d.r.)».

Jubilee, il 110 metri disegnato per Oceanco.

 

Quella barca, per cui Lobanov ha disegnato solo il logo, è stata il suo trampolino di lancio nel mondo dello yacht design e ha segnato la nascita dello studio che porta il suo nome. Il suo primo contratto, nel 2007, è stato per un 120 metri battezzato Di2o. Un lavoro che non ha mai visto la luce perché la crisi del 2008 dissuase l’armatore dal farselo costruire. Un inizio non fortunato che non ha però scoraggiato Lobanov. A partire dal 2013 la sua ascesa è stata inarrestabile. Prima Amore Vero, 1’85 metri e mezzo di Oceanco. Poi, sempre con il cantiere olandese, Jubilee, un 1o metri che ha cambiato l’idea stessa di megayacht. Le sue linee, mutuate dal car design e dal mondo dell’aviazione hanno fatto storcere il naso a molti, ma hanno anche decretato che la commistione tra i diversi mondi del design non solo è possibile, ma dà ottimi risultati. Il Lobanov pensiero, del resto, è tanto lineare quanto innovativo. Per lui design significa dare una ragione di esistere a un oggetto, sforzandosi di creare qualcosa di bello. «La stessa cosa si può fare in tanti modi», spiega, «ma se la si fa senza metterci passione diventa un oggetto banale». Per fare i designer oggi bisogna essere coraggiosi. Per innovare è necessario rompere schemi precostituiti o, comunque, riuscire a migliorare quelli esistenti approcciandosi ad essi con umiltà e genialità. «Non è sempre facile non seguire le mode», racconta Lobanov, «perché questo significa avere meno commesse. lo, del resto, non riuscirei a disegnare una barca che non mi piace, mi mancherebbe l’ispirazione. Preferisco dedicarmi ai concept piuttosto che a una barca in cui non credo».

Il nuovo Mangusta Sport 104.

 

Già, i concept. I suoi sono un concentrato di creatività e lungimiranza abbinati a un indiscusso genio creativo. Barche come Phoenicia, il veliero di 100 metri che si ispira alle pentecontere o Star, il progetto a motore da 113 metri che sembra un’astronave, possono sembrare meri esercizi di stile, ma nascondono un’idea di yacht design che punta sulla semplicità delle linee e sulla razionalità delle forme e dei volumi. Che poi non è strano se si pensa che Igor Lobanov ha una laurea in matematica. A volte, però, anche i concept più temerari diventano realtà. Tuhura, il u15 metri che Lobanov ha disegnato due anni fa per Oceanco e che riprende le for-me ancestrali di una canoa polinesiana, ha oggi dei potenziali acquirenti. Nata come idea di marketing di Oceanco, prevedeva la collaborazione tra Igor Lobanov per gli esterni e Achille Salvagni per gli interni. Ma nessuno si sarebbe mai aspettato che qualche armatore decidesse di vedere se quel progetto poteva diventare realtà.

Yulia Lobanov, la moglie del designer che collabora con lui in studio. È attiva come artista e ha un profilo Instagram dedicato: @yulia__bas.

 

«Tuhura è una barca incredibile», spiega Lobanov. «Le forme sono banali, ma l’idea di uno scafo tanto ancestrale quanto semplice, unita alla straordinaria interpretazione degli interni che ne ha fatto Achille Salvagni, l’hanno trasformata in un progetto da terzo millennio e per qualcuno persino in un must have. Uno dei miei sogni attuali è di vederla costruita». Per Lobanov lo yacht è prima di tutto una forma d’arte. «Con me in studio c’è mia moglie Yulia. Anche se è laureata in architettura e design, Yulia è un’artista nell’anima (una pittrice, ndr) ed è a lei che si devono molte delle creazioni che ci sono a bordo delle nostre barche. Sicuramente io sono più razionale e lei è più istintiva, ma è difficile individuare, in un progetto, cosa ho fatto io e cosa ha fatto lei perché lavoriamo in simbiosi creativa». Quest’anno, a Cannes, Lobanov ha rotto un altro tabù. Dopo anni dedicati a disegnare megayacht, è stata infatti presentata la sua prima barca di serie. Si tratta di uno dei restyling più insidiosi e complessi dell’ultimo decennio, quello del Mangusta Open, una barca che, progettata negli anni 9o da Stefano Righini, ha fatto la storia dello yacht design ed è diventata essa stessa sinonimo di Maxi Open. «Considero il Mangusta un progetto affascinante, trovo che Righini sia un genio e abbia fatto una barca bellissima», spiega Lobanov, «così mi sono chiesto come renderla più moderna senza snaturarla, perché se qualcuno ha già fatto qualcosa di bello non puoi cambiarlo, puoi solo svilupparlo. Altrimenti invece di progredire, regredisci. Per me ridisegnare il Mangusta Open era come ridisegnare una Porsche gi. Era necessario far sì che la gente la riconoscesse per la barca che è, ma al tempo stesso capisse che si trattava di qualcosa di nuovo. Una bella sfida», conclude. Una sfida vinta, ancora una volta, grazie al genio e alla semplicità.

Tuhura, il progetto di 115 metri disegnato per Oceanco che si ispira alle antiche canoe polinesiane.

 

Phoenicia, un concept a vela di 100 metri che ricorda una pentecontera.

 

L’exterior design del nuovo Mangusta Sport 104 è infatti essenziale, ma talmente filante da rendere l’idea di movimento e velocità anche a barca ferma. L’innovazione più evidente è nel design delle murate dove le grandi finestre integrate nella struttura contribuiscono a slanciarne le linee, diventandone anche il tratto distintivo. «Abbiamo fatto molti bozzetti per questa barca», racconta ancora Lobanov, «ma siamo arrivati a quello definitivo solo togliendo linee e orpelli che non servivano. In questo è stata di grande aiuto anche la collaborazione con Overmarine. Mi è piaciuto lavorare con loro perché mi hanno dato l’impressione di essere una grande famiglia ricca di passione dove si discute molto, ma sempre e solo per raggiungere il miglior risultato possibile», conclude Lobanov. Tra i suoi progetti futuri ci sono un 75 metri custom, attualmente in costruzione in un cantiere italiano, e altri progetti one off di cui per ora non si può ancora parlare. Ma Lobanov continua anche la collaborazione con Mangusta. Una collaborazione che riserverà grandi sorprese.

 

di Giuliana Fratnik
foto di Giovanni Malgarini


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