Benvenuto nella sezione speciale “20th anniversary” di Top Yacht Design. Qui, giorno dopo giorno, ti presentiamo le migliori storie, gli yacht e i personaggi di cui abbiamo parlato negli ultimi 20 anni di Top Yacht Design, dal 2006 ad oggi.
Tratto da Top Yacht Design n. 29/2022, pagg. 132-137.
Il VanDutch 56 mantiene le promesse
L’ultima novità dell’iconico marchio olandese, acquisito dai Cantieri del Pardo nel 2020, mantiene ampiamente le promesse.
La vita è una questione di attimi. A volte non serve contare fino a sette, ovvero i secondi che occorrono, secondo la scienza, per avere la prima impressione. Che, a pensarci bene, è sempre quella che conta. Una teoria che si può applicare in ogni ambito e in qualsiasi contesto per farsi un’opinione su una persona, per avere un’idea su un’opera d’arte, su un’automobile e perché no, su una barca come il VanDutch 56. Le linee scultoree del nuovo progetto, l’ultimo in ordine di tempo presentato dal cantiere, hanno una forza dirompente. Hanno la capacità di andare dritte al punto. Esprimono una forza e un carattere che rapiscono lo sguardo. Nella loro essenza si riesce a leggere una pulizia formale tale da renderle immuni allo scorrere del tempo. Il VD 56 incarna una filosofia progettuale che è alla base di una storia di successo iniziata nel 2008 e che, con l’acquisizione del brand olandese da parte di Cantiere del Pardo avvenuta nel 2020, ha avuto una forte accelerazione. Solo per avere un’idea VanDutch appartiene, insieme a marchi quali Wajer e Vanquish, alla cosiddetta “scuola olandese” diventata assoluta protagonista nell’alto di gamma del segmento open. Il successo della formula VanDutch poggia sulla capacità di aver concepito una linea dalla forte identità, pensata per andare incontro alle esigenze di una platea molto ampia.

Oggi i cinque modelli che compongono la gamma, dal più piccolo VD 32 all’ammiraglia VD 75, appaiono nelle vesti di tender di grandi yacht come nel caso di Lionheart e Fountainhead; oppure sono entrati a far parte delle dotazioni a disposizione delle grandi ville in Costa Azzurra e a Miami. E il VD 56 promette di proseguire sulla stessa rotta. Le linee del i7 metri rimangono fedeli agli stilemi tipici del marchio. Il profilo trae vigore dalla prua verticale e da un’estetica improntata a uno stile essenziale della “carrozzeria”. Il bordo libero alto e il disegno arcuato del parabrezza avvolgente restituiscono l’immagine di un’imbarcazione dalle linee tese che esprimono potenza e dinamismo. Una linearità che punta all’essenziale anche nel modo in cui è stato concepito il layout di coperta. Il cuore pulsante della vita di bordo ruota attorno a uno schema collaudato che prevede un unico grande spazio en-plein air in cui gli elementi d’arredo definiscono la funzione.

E così il pozzetto centrale alle spalle della timoneria con due grandi divani a L e tavolo centrale funge da zona per organizzare pranzi, aperitivi e cene all’aperto. La grande zona prendisole di poppa permette di vivere un’esperienza ancora più coinvolgente con l’ambiente circostante che diventa indissolubile nel momento in cui, grazie alla spiaggetta di poppa regolabile in altezza, stabilisce un contatto diretto con il mare. Sottocoperta il VD 56 è pensato in una configurazione con due cabine e una seconda, definita lounge, caratterizzata da un’unica grande area living. Infine la motorizzazione, che per la prima volta annovera gli IPS di Volvo che, nella versione standard, prevede una coppia di motori da 800 HP e, in alternativa, una più spinta con due da go. Una scelta che nasce dalla precisa volontà di aggiungere nuovi contenuti a una storia da vivere in ogni suo attimo. Anche perché come direbbe Oscar Wilde: “Non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione”.
di Matteo Zaccagnino






