Benvenuto nella sezione speciale “20th Anniversary” di Top Yacht Design. Qui ti presentiamo, giorno per giorno, le migliori storie, yacht e personaggi di cui ci siamo occupati in questi 20 anni di Top Yacht Design, dal 2006 a oggi.
Tratto da Top Yacht Design n. 29/2022, pag. 90-97.
Volvo Penta: Guardando al futuro
Da sempre un passo avanti per tecnologia e innovazione, Volvo Penta è uno degli artefici principali del futuro della nautica da diporto.
Sono le date a fare la storia. In ogni ambito e in ogni settore. E, ovviamente, la nautica non fa eccezione. In quest’ultimo caso l’anno che ha davvero fatto da spartiacque è stato il 2005. Da quel momento in poi nulla più è stato come prima. Il protagonista di questo cambiamento epocale ha un nome: Inboard Performance System, meglio conosciuto con l’acronimo di IPS. La presentazione, avvenuta a gennaio in occasione del London Boat Show, arriva in un periodo storico scandito da momenti significativi dal punto di vista del progresso tecnologico. Proprio quell’anno passerà infatti alla storia per aver visto il primo volo dell’Airbus A380, l’areo più grande mai costruito. Ma il 2005 ha lasciato un segno indelebile anche sul fronte della salvaguardia e della tutela dell’ambiente, argomento quest’ultimo finito al centro del Protocollo di Kyoto sottoscritto da 141 Paesi ed entrato in vigore proprio quell’anno. Progresso e sostenibilità, neanche a farlo apposta, sono queste le linee guida che appartengono alla visione e alla cultura di Volvo Penta.

E gli IPS sono solo una tappa di un percorso iniziato alla fine del XIX secolo e la cui svolta avvenne nel 1935 quando l’AB Pentaverken, così si chiamava allora, fu rilevata dal costruttore di auto Volvo. Il resto è storia. Anzi, per dirla tutta, una storia dove proprio la dimensione industriale, con la componente ricerca e sviluppo in primo piano, ha giocato e tuttora gioca un ruolo centrale. Ecco perché, a volte, è bene partire dal passato per comprendere il futuro. Che sin d’ora si annuncia ricco di sorprese e di novità interessanti. Sì, perché nel particolare momento storico che l’industria nautica sta vivendo si può decidere di assecondare il cambiamento oppure di farne parte e di guidarlo verso un futuro più a misura d’uomo e di ambiente. Proprio come sta facendo Volvo Penta nella nautica da diporto. Questo articolo, il primo di una serie di quattro previsti sui prossimi numeri di Top Yacht Design, approfondisce le ragioni e soprattutto il ruolo che avrà l’azienda svedese in questo processo di transizione. Partendo proprio da quell’intuizione, l’IPS, che in poco meno di vent’anni ha lasciato un segno indelebile nella nautica da diporto. Una soluzione, è bene ricordarlo, che ha portato una serie di benefici tali da convincere negli anni anche i più scettici. Il principio di funzionamento è al tempo stesso semplice, ma geniale. Rispetto alla tradizionale linea d’asse il sistema di propulsione messo a punto da Volvo Penta adotta eliche doppie controrotanti e, aspetto fondamentale, orientate al contrario, ovvero verso la prua.

I vantaggi che ne conseguono sono molti a iniziare dal fatto che le eliche lavorano in acqua pulita, ovvero in assenza di tutte quelle turbolenze generate dagli assi, dalle appendici e da tutte le componenti immerse di solito presenti nei sistemi propulsivi tradizionali. L’efficienza di questo sistema si misura anche nei consumi ridotti fino al 3o per cento, nelle minori emissioni, in una maggiore autonomia e in prestazioni, in termini di velocità massima, superiori del 20 per cento rispetto alla linea d’asse. Vanno poi presi in considerazione tutti gli effetti collaterali generati dalla cavitazione delle eliche, come la rumorosità e le vibrazioni che vengono, nel caso degli IPS, ridotti in maniera significativa a tutto vantaggio della qualità, in termini di esperienza di navigazione. Ma non è tutto. C’è poi il fattore spazio. Questo tipo di propulsione può essere montato più a poppa e richiede ingombri più contenuti rispetto a quelli tradizionali in linea d’asse e consente quindi di avere una maggior quantità di volumi interni da destinare alla vita di bordo. La scelta giusta al momento giusto verrebbe da dire. Sì, perché anche in questo caso il sistema propulsivo messo a punto da Volvo Penta va incontro e asseconda un nuovo modo di utilizzare e vivere la barca che si sta facendo strada oggi e che mette in contatto con l’elemento marino, al centro della visione progettuale di quasi tutti i cantieri e i progettisti.


I vincoli che di solito caratterizzano le aree tecniche, a iniziare dalla sala macchine, con gli IPS sono diventati molto più gestibili e hanno permesso anche di rivedere l’architettura stessa dell’imbarcazione a tutto beneficio degli spazi da poter destinare alla vita di bordo. Un esempio su tutti sono oggi le grandi superfici di poppa destinate a rinsaldare il legame e il contatto con il mare. Ma limitare il ragionamento solo agli IPS è riduttivo. Il valore aggiunto, come lo stesso Andrea Piccione, Head of Sales di Volvo Penta Italia, ribadisce in ogni occasione è l’integrazione. Dal josytick alle manette fino alle eliche l’azienda svedese è l’unica in grado di fornire un sistema realmente integrato. Il che si traduce in una serie di vantaggi per l’utente finale non solo in termini di gestione operativa dell’imbarcazione, ma anche di manutenzione avendo un solo interlocutore al quale fare riferimento. È proprio questo uno dei punti fondamentali nello sviluppo e nella strategia di Volvo Penta che oggi guarda con sempre maggiore interesse al settore dei grandi yacht, quelli dai 24 metri in su per intenderci. Sanlorenzo, Wally, Overmarine, Gruppo Permare, Azimut sono solo alcuni dei nomi illustri che sono entrati nel raggio di azione di Volvo Penta il cui perimetro di azione, proprio come il mare, non ha confini..
di Matteo Zaccagnino


