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Tratto da Top Yacht Design n. 38/2024, pag. 48-55
Profili: Michelangelo Pistoletto
Famoso per la sua Arte Povera, i suoi quadri specchianti e la sua Venere degli Stracci, il maestro biellese si è confrontato con noi sul tema del mare.
Considerato uno degli artisti contemporanei più influenti dell’Arte Povera, Michelangelo Pistolettto è anche, e forse soprattutto, un filosofo. La sua arte è infatti generata da quella che lui chiama la “Formula della Creazione”, che viene rappresentata dal disegno dell’infinito con le linee che, incrociandosi due volte anziché una, creano tre cerchi. I due esterni rappresentano gli elementi diversi e opposti che, unendosi in quello centrale, danno vita all’universo delle cose e al suo continuo espandersi. Per Pistoletto parte tutto da qui. Ed è sempre qui, nel cerchio centrale, che si trova il pianeta artificiale creato dall’uomo, quello che in quest’ultimo secolo è entrato in collisione con quello naturale su cui viviamo. Lo abbiamo incontrato sulla terrazza della sua casa studio a Cittadellarte, una ex filanda biellese che il Maestro ha ristrutturato e trasformato in un luogo dove l’arte è vissuta e insegnata come strumento di trasformazione responsabile della società, un laboratorio-scuola dedicato allo studio, alla sperimentazione e allo sviluppo di pratiche che traducono in realtà il simbolo del Terzo Paradiso.

Pratiche che si basano anche su fondamenti scientifici. «lo sono arrivato attraverso la mia ricerca artistica alla formula della creatività e della creazione. La stessa formula applicata fin dalle origini e che ora coincide con la formula della creazione naturale che è stata recentemente individuata dalla ricerca scientifica», spiega Pistoletto. A suggellare questa tesi è stato l’incontro avvenuto tra Pistoletto e Guido Tonelli, il fisico italiano che nel 201 ha presentato la prima evidenza sperimentale della presenza del bosone di Higgs intorno a 125GeV di massa, incontro durante il quale lo stesso Tonelli ha confermato la validità scientifica della Formula della Creazione pistolettiana. Una formula che punta a crescere generazioni più consapevoli. «Il mondo migliorerà se le nuove generazioni capiranno qual è la direzione da prendere per assicurare un miglior benessere fisico e sociale all’umanità».

Gli chiediamo, per portare la conversazione su un argomento che ci sta a cuore, se ha mai pensato di mettere un elemento della natura, magari proprio il mare, in uno dei suoi quadri specchianti che puntano a mettere in relazione, anche filosofica, le immagini immobili del quadro con quelle degli spettatori e del mondo che vi si specchiano. Pistoletto ci guarda sorpreso. Non aveva mai preso in considerazione il mare, nonostante abbia una casa amatissima a Corniglia. «La natura non ha un istante di memoria, la natura è inglobata nella formazione fisica e chimica continua», ci risponde, «e quello che io ho sempre messo nei miei quadri, invece, è il mondo artificiale. Però è una domanda interessante, credo valga la pena di ragionare su questo argomento». Il ghiaccio è rotto e il nostro amato mare, forse, può diventare un argomento di discussione più approfondito con il Maestro. Quindi caliamo l’asso e chiediamo a Pistoletto della sua collaborazione con Sanlorenzo Arts che ha visto per un paio di mesi il simbolo del Terzo Paradiso svettare sulla facciata del palazzo storico veneziano che ospiterà il nuovo polo culturale della Maison. «Più che una partnership, si tratta di una specie di sponsorizzazione», spiega. «La mia non è un’opera di denuncia, ma una proposta di cambiamento che parte dalla negatività in cui viviamo. È il suggerimento per un investimento economico che vada nel segno del cambiamento», spiega, «e la propulsione a idrogeno di Sanlorenzo ne è un esempio perfetto. È per questo che il loro impegno è stato suggellato con il prestito temporaneo del simbolo del Terzo Paradiso», conclude.

Azzardiamo una domanda finale cui ci aspettiamo un no come risposta. Chiediamo a Michelangelo Pistoletto se esista un rapporto tra la sua arte e il mare. Ci guarda, scuote la testa, ride, ci chiede scherzando se abbiamo portato anche maschera, pinne e boccaglio, ma poi torna serio, si perde per qualche minuto nei suoi ragionamenti e questa volta l’asso lo cala lui. «Molti anni fa a Vernazza organizzai un applauso al mare», racconta, «era un giorno di onde alte e la gente era in spiaggia ad osservare lo spettacolo. Mi resi conto che era come uno spettacolo teatrale con un attore e il pubblico e proposi l’applauso. Fu emozionante». Un’idea che poteva avere solo un Maestro come lui. Ma il mare è anche qualcosa di più di uno spettacolo da applaudire? «Più che il mare direi che è l’acqua», racconta, «è la superficie che, quando il mare è calmo, riflette quello che le sta sopra, il cielo, gli uccelli, come se fosse un enorme quadro specchiante orizzontale. In questo caso la specularità è data dalla massima lucidità, dalla massima distensione della superficie che perde quindi la rappresentazione di sé e, azzerando l’immagine, permette l’inclusione di tutto ciò che esiste e ci porta in una nuova dimensione». Forse proprio nel Terzo Paradiso Marino.
di Giuliana Fratnik
foto di Pierluigi Di Pietro









