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Tratto da Top Yacht Design n. 44/2025, pag. 104-111.
Rolex SailGP Championship
Dal primo trionfo britannico alla vittoria storica di Martine Grael: il 2025 ha riscritto le regole di un circuito che ha cambiato la vela.
Ci sono stagioni che scorrono, e stagioni che restano. L’edizione 2025 di SailGP appartiene con pieno diritto alla seconda categoria: un campionato che ha ribaltato gerarchie, ampliato orizzonti e trasformato la vela ad alte prestazioni in uno dei più potenti spettacoli sportivi globali. Un’evoluzione vertiginosa, se si pensa che nel 2019 – anno del debutto – i team erano sei e le tappe cinque. Oggi, invece, sulla linea di partenza c’erano 12 barche, con due new entry di peso, Red Bull Italy e Mubadala Brazil, e un calendario che ha raddoppiato gli appuntamenti. A scandire ogni istante di questa metamorfosi c’è Rolex, partner del circuito fin dagli esordi. La maison ginevrina non solo ha rinnovato il proprio impegno, ma lo ha rilanciato in grande stile: dieci anni aggiuntivi come Official Timekeeper e, soprattutto, il ruolo di Title Partner del campionato. Una mossa che consacra definitivamente il Rolex SailGP Championship tra i grandi show sportivi globali, al pari della Formula 1 o dell’NBA, con la stessa miscela di adrenalina, tecnologia e racconto epico. In un palcoscenico così, il 2025 è stato l’anno delle prime volte, una serie di eventi che hanno ridefinito il circuito e aperto un nuovo ciclo. La prima scossa è arrivata con il trionfo di Emirates Great Britain SailGP Team, che ha strappato il titolo ad australiani e neozelandesi dopo anni di dominio incontrastato. Sir Ben Ainslie e il suo equipaggio hanno costruito un successo millimetrico, fatto di partenze perfette, freddezza nelle situazioni limite e una costanza che ha piegato anche i maestri del foiling.

Per la prima volta l’albo d’oro parla britannico, e lo fa al termine della stagione più competitiva di sempre. Altra prima volta, attesissima, quella dell’Italia con il Red Bull Italy SailGP Team: il debutto della squadra azzurra nel circuito, un ingresso naturale per un Paese cresciuto tra Coppa America, tecnologia e design nautico. Il team italiano non si è limitato a fare presenza: è entrato subito nel ritmo del campionato, mostrando talento, ambizione e la fame agonistica che da sempre accompagna i progetti velici del nostro Paese. E il podio nella tappa conclusiva di Abu Dhabi lascia ben sperare per il 2026. Poi c’è stata la sorpresa geografica: il debutto in Svizzera, sul Lago di Ginevra. Un campo di regata inedito, complesso, imprevedibile. Venti irregolari, acqua dolce che modifica la reattività dei foil, scenari montani che trasformano ogni raffica in un’incognita. Ma lo spettacolo è stato memorabile: vedere gli F50 sfrecciare tra le montagne, sospesi a pochi centimetri dall’acqua, ha confermato che il Rolex SailGP Championship non è solo globale, ma profondamente visionario. Dove si può volare, si può regatare.

E poi la prima volta più potente, quella che ha davvero cambiato il volto del circuito: Martine Grael, due volte campionessa olimpica, è diventata la prima velista nella storia di SailGP a vincere una prova, nella tappa di New York, al timone di un F50. Una vittoria che travalica il risultato sportivo e diventa simbolo di un cambiamento culturale. «Sapevamo che sarebbe stato difficile», racconta Martine Grael, alla guida del team Mubadala Brazil SailGP Team insieme al fratello Marco. «Entravamo in un circuito in cui molti team hanno quattro stagioni di esperienza. Il nostro obiettivo era crescere, passo dopo passo. La vittoria è arrivata prima del previsto, ma è solo una tappa di un percorso più grande». La sua leadership è un manifesto: nel campionato tecnologicamente più estremo del mondo, il talento non ha genere. Accanto a lei, e non meno determinante nel tracciare la rotta del futuro, c’è Hannah Mills, tattico di Emirates Great Britain e veterana del circuito. È stata tra le prime donne a salire su un F50 nel 2020 e oggi lavora attivamente per ampliare la partecipazione femminile e giovanile. «Lo sport della vela sta cambiando. Quando ero ragazza vedevo solo l’Olimpiade come prospettiva. Oggi ci sono SailGP, America’s Cup e programmi che spingono davvero il professionismo femminile. Le opportunità esistono: non bisogna più limitarsi a immaginarle» aggiunge Mills.

Inizialmente pensato per integrare le donne, il ruolo del tattico oggi si è rivelato fondamentale in un circuito in cui la densità della flotta e la velocità rendono critico ogni dettaglio. «Con così tante barche in acqua, avere qualcuno che osserva la flotta, le rotte e la meteo in tempo reale è essenziale. All’inizio era un modo per inserire le veliste: oggi è una funzione imprescindibile della regata». Certo c’è ancora un gap da colmare ma la rotta è tracciata e non si torna più indietro. «Il divario nasce dalle opportunità: i ragazzi fin da piccoli saltano su tante barche diverse, le ragazze meno. Le nuove regole stanno cambiando il percorso. La vela si sta evolvendo velocemente. È un privilegio essere parte di questa trasformazione» commenta Martine Grael.

Hannah Mills rincara ulteriormente la dose: «C’è spazio per due donne a bordo, e io sogno un equipaggio 3+3 completamente misto. Con il nuovo simulatore e un training center dedicato, il divario si ridurrà rapidamente. L’obiettivo non è creare eccezioni, ma normalità: vogliamo che tra qualche anno avere una donna al timone non faccia più notizia». In definitiva, la prima vittoria britannica, il debutto italiano, la tappa svizzera e la vittoria di Martine al timone non sono episodi isolati, ma tasselli di un cambiamento più ampio. Il 2025 ha reso evidente ciò che Rolex SailGP Championship coltiva da anni: una vela più spettacolare, più globale, più inclusiva. Un futuro in cui la tecnologia non sostituisce l’umanità, ma la esalta; in cui le donne non entrano “per decreto”, ma perché fanno la differenza. Il 2025 non è stato un traguardo: è stato un inizio..
da Matteo Zaccagnino








