Ci sono progetti che nascono per essere migliori di quelli precedenti. E poi ce ne sono altri che nascono con un obiettivo molto più ambizioso: spostare il limite. È una differenza sottile, ma sostanziale. Perché migliorare significa ottimizzare ciò che esiste. Spostare il limite significa immaginare qualcosa che ancora non c’è. È questo il filo conduttore del nuovo numero di Top Yacht Design. Non capita spesso di poter ospitare sulle stesse pagine, per la gioia dei nostri lettori, due matite del calibro di Guillaume Verdier e Flavio Manzoni. Due firme che arrivano da mondi diversi, ma che oggi si incontrano in una delle sfide tecnologiche più affascinanti degli ultimi anni: Ferrari Hypersail. Da una parte Verdier, il progettista che ha rivoluzionato la vela foiling con Gitana 18, Maxi Edmond de Rothschild, e che ha firmato anche il progetto navale di Ferrari Hypersail. Dall’altra Manzoni, Chief Design Officer Ferrari, chiamato a trasferire su quella stessa imbarcazione il linguaggio stilistico del Cavallino, dando forma a una nuova idea di performance. Due approcci differenti. Una stessa filosofia. Verdier la sintetizza in una frase che dovrebbe essere appesa all’ingresso di qualsiasi studio di progettazione: «L’architettura navale è l’arte del compromesso e il nostro lavoro consiste proprio nel riuscire a quantificarlo». Dietro ogni nodo di velocità non esiste una soluzione miracolosa, ma l’equilibrio tra peso, rigidità, sicurezza, controllo ed energia.
È questa la vera cultura del progetto. Manzoni arriva alla stessa conclusione da un’altra prospettiva: «La forma deve seguire la funzione; in questo caso specifico, la performance». Per anni abbiamo raccontato il design come linguaggio ed esercizio formale. Oggi è tornato a essere soprattutto uno strumento di prestazione. Ogni superficie modifica un flusso, ogni volume cambia un equilibrio, ogni dettaglio produce una conseguenza misurabile. Verdier lo ricorda con una battuta folgorante: «Provate a togliere gli scafi e mettere tutto direttamente in mare, poi ne riparliamo…». Dietro l’ironia c’è una lezione di architettura navale: anche nell’era del foiling sono ancora gli scafi a garantire rigidità, stabilità e sicurezza. Manzoni, invece, riporta l’attenzione sul gesto più antico del progettare. In un’epoca dominata da software e intelligenza artificiale afferma: «Sono convinto che il disegno a mano sia ancora fondamentale; il mio team e io lo consideriamo uno strumento imprescindibile, almeno nelle prime fasi del nostro lavoro».
Un pensiero che va oltre Ferrari Hypersail e ricorda come ogni innovazione nasca ancora da una matita, da un foglio bianco e dalla capacità di immaginare ciò che non esiste. È forse questo il messaggio che attraversa l’intero numero. Le grandi innovazioni non nascono mai da un’intuizione isolata, ma dall’incontro tra competenze, esperienze e discipline diverse. Architettura navale, car design, aerodinamica, idrodinamica e ingegneria dialogano oggi come non era mai accaduto prima. È il territorio che Top Yacht Design continua a esplorare. Perché il design non è semplicemente la forma delle cose. È il coraggio di immaginare ciò che ancora non esiste. E, soprattutto, di riuscire a costruirlo.
Matteo Zaccagnino




