Percorso verso il 2050
L’ultima frontiera? L’energia nucleare. Sì, hai letto bene. Nella frenetica corsa alla ricerca di valide alternative ai combustibili fossili, l’energia atomica irrompe sulla scena come una carta inaspettata, audace e per certi versi inevitabile. Il tempo stringe, le scadenze incombono e il conto alla rovescia è inesorabile. Soprattutto, c’è una data che parla più forte di qualsiasi dichiarazione d’intenti: Il 2050, l’anno in cui l’IMO (Organizzazione Marittima Internazionale) richiederà l’azzeramento delle emissioni di CO2 per l’intero settore marittimo. Si tratta di una sfida titanica che sta ridisegnando le strategie, le priorità e l’identità della mobilità marittima. È in questo contesto che va vista la decisione di Feadship di aderire al NEMO. Un nome che sembra uscito direttamente dalle pagine di Jules Verne, ma che invece è l’acronimo di Nuclear Energy Maritime Organization, l’organismo internazionale che riunisce enti industriali, scientifici e istituzionali impegnati a esplorare il potenziale dell’energia nucleare nel settore marittimo. “Lo yachting è sempre stato un laboratorio all’avanguardia per le tecnologie marine”, ricorda Giedo Loeff, responsabile dell’innovazione e della strategia di Feadship. “L’adesione al NEMO è pienamente in linea con la nostra visione: esplorare ogni strada credibile verso un futuro sostenibile. L’energia nucleare potrebbe non essere la soluzione immediata per i superyacht, ma potrebbe far parte dell’orizzonte a lungo termine. Ed è nostra responsabilità contribuire a dare forma a questa possibilità in modo sicuro e sostenibile”. Espen Oeino condivide lo stesso approccio. In una recente intervista con PressMare, ha sottolineato che la propulsione nucleare ha senso soprattutto su imbarcazioni di grandi dimensioni con un profilo operativo ben definito: “Yacht da spedizione, rompighiaccio, navi commerciali che lavorano per il 90% del tempo. Per queste navi, la generazione costante e ad alta efficienza di un reattore modulare è l’ideale. Ma per i superyacht tradizionali, che restano fermi o all’ancora per l’80-85% del tempo, l’energia nucleare potrebbe essere una soluzione sovradimensionata”. Resta un punto cruciale: la sicurezza. Ma anche in questo caso le cose si stanno muovendo. Società di classificazione come il RINA e il Lloyd’s Register hanno già avviato studi e consultazioni, consapevoli che sarà necessario un quadro normativo chiaro e solido molto prima che la tecnologia diventi realtà. Nel frattempo, però, l’industria nautica non è rimasta ferma. Al contrario: negli ultimi anni abbiamo assistito a un’accelerazione senza precedenti. Soluzioni che fino a poco tempo fa erano futuristiche, come l’elettrico, l’ibrido, i carburanti sintetici e i cantieri ad alta efficienza energetica, sono ora sul mercato, integrate in progetti che vanno dalle barche da crociera giornaliere ai grandi yacht da esplorazione. Le barche, indipendentemente dalle dimensioni, sono diventate più ecologiche. E i processi di costruzione sono diventati più efficienti e meno energivori. La strada da percorrere è ovviamente lunga. Ma se consideriamo i tempi, i progressi compiuti parlano da soli: siamo sulla strada giusta. In questo spirito, abbiamo scelto di dedicare una sezione speciale di questo numero allo stato dell’arte e a ciò che è possibile fare. Non abbiamo la pretesa di dare risposte definitive: nessuno le ha. Ma possiamo raccontarti cosa sta accadendo davvero, attraverso sei casi emblematici che dimostrano come la transizione non sia un orizzonte teorico, ma un viaggio già iniziato. Un viaggio che inevitabilmente cambierà il modo di vivere e immaginare il mare nei decenni a venire. E forse è proprio questo il punto: la sostenibilità non è una meta, ma una nuova rotta. E il futuro, per quanto complesso, è già a bordo.
Matteo Zaccagnino

