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Il Sanlorenzo SD96 disegnato da Patricia Urquiola

Se si escludono un paio di nomi, il mondo dello yacht design, soprattutto quello dell’interior design, è un mondo decisamente declinato al maschile. Ecco perché Sanlorenzo, per la sua entry level della linea SD, ha deciso di puntare su una delle donne del design più eclettiche ed ambite del momento: Patricia Urquiola. 

«Ho scelto Patricia perché volevo inserire nell’universo dei linguaggi di Sanlorenzo un apporto d’interior più femminile, fino ad ora estraneo al mondo della nautica. E lei è oggi la donna più corteggiata dall’industria del design mondiale per la sua capacità di coniugare bellezza e comfort», ha spiegato Massimo Perotti, Executive Chairman di Sanlorenzo.

Spagnola di Oviedo, una località a pochi chilometri dalla costa che si affaccia sul Mar Cantabrico, Patricia Urquiola, pur essendo alla sua prima barca disegnata, il mare lo conosce bene e lo ha portato a bordo dell’SD96 grazie a una serie di scelte stilistiche innovative. Come quella di avere ambienti trasformisti su ogni ponte. «Le necessità a bordo cambiano a seconda del momento e degli ospiti presenti», ha spiegato, «per questo abbiamo cercato soluzioni che permettessero di vivere gli spazi con grande libertà». Per citare alcuni esempi concreti, il salotto dell’upper deck può essere convertito in sala da pranzo, lounge o sala cinema spostando alcuni arredi, mentre quello del lower deck può diventare un’ulteriore cabina con bagno, facendo semplicemente scorrere dei pannelli. 

Il mare, a bordo, è ovunque. «Ho voluto fortemente questi richiami visivi al mondo marino», spiega ancora Patricia Urquiola, «perché desideravo che gli ambienti fossero aperti verso l’esterno e di conseguenza anche gli arredi dovevano seguire questo approccio. A partire dalla boiserie in legno cannettato a ondine che ci guida attraverso le stanze e ci dà un’idea di riverbero fino alla palette di colori, dal sabbia all’azzurro tenue. Altri rimandi sottili sono la testata letto nella camera padronale che ricorda il movimento delle onde e le tende e la scala che rimandano a maglie metalliche che possono ricordare le nasse», conclude.

Ma non è tutto. L’aspetto tattile e materico è di grande importanza a bordo dell’SD96 e anche questo è, in qualche modo, legato al mare. «In fase di progettazione, ho pensato a quello che succede in navigazione e a come si vive una barca», spiega la designer. «Essendo sempre in movimento, succede spesso di toccare le pareti e ho capito quanto fosse importante lavorare con finiture materiche. In una barca ci si muove a piedi nudi per cui la sensazione deve essere piacevole», conclude.

Come tutti i modelli della linea, l’SD96 è strutturato su tre ponti, ma grazie alle proporzioni attentamente studiate e al grande equilibrio raggiunto tra design e volumetria, risulta particolarmente elegante e leggero esattamente come uno yacht con un ponte in meno.
L’architettura navale dell’SD96 è firmata da Philippe Briand, mentre le linee esterne, che rimandano ai transatlantici Anni 30, sono opera di Bernardo Zuccon che ha dichiarato: «il linguaggio si pone come obiettivo la ricerca di una classicità senza tempo, dove i segni dialogano in maniera fluida e funzionale al contenimento dei volumi e all’idea che sia prima di tutto lo scafo l’elemento chiave di lettura del contenuto stilistico. SD96 è un bagaglio di storia e tradizione che naviga in un mare nuovo, dove stilemi e funzioni sono stati reinterpretati per contribuire a scrivere una nuova affascinante pagina nella vita di questo cantiere».

Per non tradire il family feeling di Sanlorenzo, SD96 mantiene la forma delle finestrature della gamma, ma propone vetri ricoperti da pellicole One Way volute da Patricia Urquiola per far sì che, dall’esterno, risultassero cromaticamente simili allo scafo per smaterializzare la percezione dei vuoti dando un senso di pulizia e continuità estetica. Questo ha permesso alla superficie di sintetizzarsi in un minimalismo che lo riporta quasi alla sua immagine più arcaica. Perché a dispetto di innovazione, eleganza e modernità, la semplicità delle linee nello yacht design vince sempre.

L’entry level della linea SD è stata la prima barca mai disegnata da Patricia Urquiola, una prova superata a pieni voti che, secondo le sue stesse dichiarazioni, è stata anche motivo di crescita professionale. «Ci è voluto del tempo perché mi convincessi a progettare gli interior di uno yacht. Volevo essere preparata. Allo stesso tempo, mi è sempre piaciuta l’idea perché amo il mare, ha sempre fatto parte della mia vita e mi intrigava l’idea di ragionare su esigenze nuove in termini di spazio. Le sfide sono state tante, non avevo mai affrontato il progetto di uno yacht ed è stata un’esperienza di crescita fondamentale», conclude Patricia Urquiola. Un’opera prima, la sua, che mostra come il design può essere un alleato fondamentale per il mondo dello yachting non tanto per creare prodotti che siano moderni e cool, quanto piuttosto per riuscire a portare il mare a bordo senza per questo stravolgere la vivibilità di una barca. Un’opera prima che, ci sia augura, sia la prima di una lunga serie.

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