“Il dettaglio è già nella forma. Devi farlo emergere”. Cosi Enrico Gobbi, fondatore e leader dello studio Team For Design, risponde alla domanda su cosa sia il dettaglio, il particolare, quell’elemento che distingue uno yacht, e che lo rende immediatamente riconoscibile. Il segno distintivo, l’elemento essenziale che individua l’autore e che nel nostro caso rivela gli yacht usciti dallo studio che Enrico Gobbi ha fondato nel 2005 e che si affaccia sui canali di Venezia.

“Faccio un esempio” prosegue Enrico Gobbi. “Prendiamo un artista che scolpisce una figura femminile creando la forma principale. Poi va a rifinire, a realizzare il particolare, una curva, una piega del corpo, un elemento, una forma, un dettaglio. Se però la struttura di base, la proporzione di base non integra già in qualche modo quell’elemento, quel concetto, quel particolare risulterà applicato, posticcio. Quindi già quando andiamo a delineare idealmente la struttura principale quell’elemento deve esistere. Dopo deve essere fatto emergere”.

Esistono elementi di questo tipo che distinguono i progetti di Team For Design?
Certamente. E, per restare all’esterno e ai principali, sono la finestratura continua a livello del main deck, gli elementi distintivi a prua e a poppa e l’utilizzo delle luci.

Partiamo dalla finestratura
È un elemento che da una decina d’anni accomuna tutti i nostri progetti. Yacht diversi per lunghezza e per profilo che però presentano tutti questa lunga finestratura che crea una continuità di superfici e l’impressione di una maggiore lunghezza dello yacht. La lunga finestratura a livello del main deck è la soluzione formale che distingue i nostri progetti e che preferisco a quella di realizzare, come avviene su molti yacht, grandi finestre verticali per esempio in corrispondenza della cabina armatoriale e, nella maggior parte dei casi, anche per la zona del salone. Ho preferito al contrario un elemento continuo che non presenta interruzioni di forma. Ovviamente, si tratta di un elemento che viene caratterizzato dalla forma generale nella quale è inserito, in base anche al cantiere e all’armatore. Ma è un elemento, un segno che distingue i nostri lavori”.

Questa lunga finestra è stata, tra virgolette, accettata subito dai vostri committenti, cantieri o armatori?
Non subito. Ho dovuto spiegarla perché sembrava troppo semplice. Abbiamo lavorato con cantieri che chiedevano l’originalità, la particolare finestra dell’armatoriale. Ho dovuto convincerli mostrando loro schizzi preliminari con il risultato della loro richiesta e poi con la soluzione di una sola lunga finestra. Immaginiamo un disegno a matita, e una sola, unica macchia scura che si sviluppava lungo tutta la sovrastruttura. E il risultato, mettendo a confronto i disegni delle due imbarcazioni, era che quella con la finestratura unica risultava alla vista più lunga. Una soluzione che ha convinto tutti. Lo stesso è avvenuto per la finestra a scafo che avevamo usato sul Dominator, e si parla di 16 anni fa. Siamo stati tra i primi che hanno disegnato questa lunga finestra. Non i primissimi, visto che l’Akhir 40 dei Cantieri di Pisa nel 1990 aveva creato questa lunga macchia di colore. Noi con la fascia continua del Dominator siamo usciti dal gioco delle finestre squadrate pulendo lo scafo dalla successione di oblò posizionati, non secondo un disegno estetico, ma comandato da quello delle paratie interne”.

È questo un elemento che, come la finestra a nastro, troviamo in tutti i vostri recenti progetti?
In parte. È una soluzione che usiamo sul 70% dei progetti visto che è una soluzione abbastanza inflazionata. Sono invece sicuramente un nostro punto fermo le potenze di poppa che chiudono la fascia della finestratura. Sono il risultato di un lungo lavoro. Cerchiamo infatti, se il committente è un cantiere, di realizzare una stilema che lo identifichi. Per esempio, per ISA Yachts il nostro stilema è diventato il segno distintivo del cantiere. E deve essere inserito in ogni yacht, non importa chi sia il progettista. Ovviamente nella forma che meglio si integra con lo yacht. Per esempio, in un progetto per Baglietto abbiamo realizzato la potenza con una vetrata fumé che chiude l’arco di poppa. Mentre sul Rossi Navi LT65, uno yacht che riecheggia un grande coupé sportivo, la potenza integra la presa d’aria della sala motori. È quindi un elemento funzionale e non semplicemente estetico. Altro esempio è quello creato per l’ISA 65 GT dove la chiusura dell’arco della potenza di poppa è realizzata con una griglia in acciaio.

E il segno a prua?
Una sorta di diamantatura. Una fessura più o meno profonda, a volte più tonda, a volte più angolata. Un elemento di rottura della continuità tra quello che è il piano dello scafo e la sovrastruttura del primo ordine di ponte. Un vero e proprio scuretto, questa volta orizzontale, dal quale prende il via la lunga finestratura a nastro che scorre fino a poppa. Mi piace creare questo mio dettaglio.

Infine, ci sono le luci…
Ci piace creare la luce che segue i profili. Quindi inseriamo questi lunghi LED che perimetrano tutto lo yacht e ne enfatizzano le forme e la massima lunghezza. È un poco come nel caso della lunga finestra. Non sono luci funzionali. Sono luci che esaltano la bellezza dello yacht.

I proprietari in genere apprezzano questo dettaglio?
Assolutamente sì. Almeno i nostri che sono in maggioranza armatori di yacht custom, lo apprezzano tantissimo, ne sono orgogliosi e amano descriverli ai propri ospiti. Se arrivano con il tender, prima di salire a bordo si fermano e… Guarda questo, e questo richiama questo. Inoltre coinvolgiamo molto l’armatore nelle fasi progettuali. Tanto che alla fine, anche se cambia yacht e per esempio sale di dimensioni, vuole ancora quel dettaglio perché lo sente suo. E, con le dovute differenze, è quello che avviene con il cantiere dove il dettaglio diventa uno stile e un brand del cantiere.

Domanda provocatoria. Con una serie di elementi in comune non si rischia di disegnare progetti simili?
Certo, la mano è la stessa. Ma non bisogna guardare il dettaglio. Bisogna guardare la forma dello yacht. Bisogna guardare la barca quando è all’ancora, da lontano, per poterne apprezzare forma e proporzioni che nascono per rispondere alla commessa di quel cantiere e di quel determinato armatore. Poi ci sono dettagli che la mano che traccia il progetto ama ripetere. Non per far presto, ma perché costituiscono lo stilema del designer che vive con soddisfazione la possibilità di inserire elementi che hanno un po’ di successo e quindi ama riproporli.
Emilio Martinelli


