Tommaso Vincenzi, CEO di Sanlorenzo, è senza dubbio una delle figure chiave nella strategia di crescita dell’azienda. Grazie a una visione strategica sviluppata in oltre 15 anni di esperienza diretta all’interno dell’organizzazione, Vincenzi coordina le attività del marchio attraverso un modello organizzativo che punta sulle sinergie operative e sull’innovazione, sempre con un occhio di riguardo allo stile inconfondibile che caratterizza i prodotti del cantiere spezzino.

La sua carriera, iniziata nel 2008, lo ha portato alla presidenza della Business Unit Yacht, che nel novembre 2024 ha visto il lancio della sua nuova ammiraglia: SD132, simbolo di un approccio progettuale su misura che continua a definire l’identità di Sanlorenzo.

Con una lunghezza di 40,7 metri e una stazza lorda di 420 tonnellate, l’SD132 rappresenta un importante traguardo per l’azienda. È infatti la più grande delle imbarcazioni da diporto in composito del cantiere e la più grande della storica linea semidislocante.

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Tommaso Vincenzi per una chiacchierata su questo modello, che ha già venduto sei unità destinate a lasciare il segno. Grazie al design esterno e interno di Zuccon International Project e ai suoi volumi generosi, l’SD132 si distingue per l’innovativa configurazione della sua ampia zona spiaggia con terrazze laterali che portano la superficie calpestabile a 70 metri quadrati, oltre agli 85 metri quadrati del fly deck. La disposizione degli spazi, resa ancora più interessante dalla sua asimmetria, comprende una suite armatoriale di 55 m² situata nella zona di prua del ponte principale e un ampio salone sullo stesso livello, mentre il ponte inferiore ospita quattro cabine ospiti.

Nel progettare la Sanlorenzo SD132, quali input hai ricevuto dal proprietario/cantiere e quanto ti sei sentito libero di creare?
“Il processo di progettazione di Sanlorenzo è sempre guidato da un dialogo aperto e costante con l’armatore. L’obiettivo non è mai quello di imporre una visione, ma di costruire un’esperienza su misura che rifletta le esigenze e i desideri di coloro che vivranno sulla barca. Nel caso della SD132, la richiesta era chiara: creare uno yacht innovativo ma fedele all’identità Sanlorenzo, capace di combinare eleganza, funzionalità e un rapporto più diretto con il mare. Questo ha dato vita a un design che reinterpreta l’asimmetria, ampliando le connessioni tra gli spazi interni ed esterni e ottimizzando la vivibilità. Il cantiere ha sempre incoraggiato un approccio sperimentale e una continua ricerca di nuove soluzioni, ascoltando e facendo tesoro delle richieste degli armatori: questo ci ha permesso di trovare soluzioni innovative, che oggi sono la firma inconfondibile dello stile e delle proporzioni della linea SD132.

Parliamo dell’asimmetria introdotta con il Sanlorenzo SL102 Asymmetric nel 2018. Come si è evoluta sulla SD132?
“L’asimmetria è un concetto che abbiamo sviluppato con cura nel corso degli anni. Dopo la SL102A, abbiamo continuato a evolverlo, integrandolo in diversi modelli. Con l’SD132, questo tema raggiunge la sua massima espressione. Qui non si tratta solo di una questione di stile, ma di una scelta di design che amplifica la fruibilità degli spazi. Il ponte principale e quello superiore sono progettati per massimizzare il collegamento con il mare, recuperando volume e migliorando la vivibilità. È una visione sofisticata dell’asimmetria che va oltre la semplice estetica”.

Il tema dello spazio è sempre più centrale oggi. Come l’hai affrontato in questo caso?
“Lo spazio è uno degli elementi fondamentali di ogni progetto Sanlorenzo. Sulla SD132 abbiamo lavorato su più livelli per ottimizzarne la percezione e la fruibilità. Il primo aspetto riguarda il layout che, grazie all’asimmetria, ci ha permesso di recuperare ulteriore volume e migliorare la vivibilità senza stravolgere le proporzioni della barca. Poi c’è il beach club, aperto su tre lati, che crea un collegamento diretto con il mare e amplia la percezione dello spazio. Un altro tema chiave è stato l’equilibrio tra spazi pieni e vuoti: l’SD132 non è sovraccarico di elementi decorativi; è uno yacht che lascia “respirare” l’ambiente, permettendoti di godere appieno delle sue dimensioni e prospettive.”

Troppo spesso il mercato ci ha abituato a vedere yacht molto belli ma difficili da vivere in termini funzionali, e viceversa. Qual è il tuo punto di vista sulla combinazione di forma e funzione e come si è tradotto a bordo?
“La bellezza di una barca non può essere puramente estetica, ma deve essere profondamente legata alla sua funzionalità. Per noi di Sanlorenzo questo è un punto fondamentale: ogni yacht deve essere bello da vedere, ma soprattutto da vivere. Nel caso dell’SD132, il design è stato interamente guidato da questa visione. Abbiamo creato un’imbarcazione con ampi spazi aperti, un collegamento fluido tra aree interne ed esterne e dettagli pensati per semplificare l’utilizzo, come la distribuzione dei volumi e l’ergonomia delle superfici. Il risultato è un equilibrio tra forma e funzione che garantisce un’esperienza di bordo naturale e intuitiva.”

