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IWC Portugieser, un’icona perfetta

Non ha bisogno di presentazioni. Basta il nome. Il Portugieser non è solo una collezione iconica. È un pezzo di storia del mondo dell’orologeria. Tutto ha avuto inizio alla fine degli Anni 30 quanto due imprenditori portoghesi (da qui il nome) si rivolsero a IWC per avere un orologio che fosse pratico, facile da leggere e preciso. All’epoca la Maison aveva un accordo per fornire orologi da marina alla Royal Navy. L’intuizione fu mettere a frutto quest’esperienza realizzando un segnatempo che s’ispirava ai modelli utilizzati sulle navi della marina inglese. Il resto è storia. Che oggi torna ancora una volta protagonista con una nuova collezione che profuma di mare come ci spiega in questa intervista esclusiva Christoph Grainger-Herr, Ceo di IWC. 

Il 2019 è stato consacrato al mondo del volo con il progetto Silver Spitfire – The Longest Flight. Ora è la volta del mare Poi c’è il legame con le competizioni automobilistiche. Si può dire che aria, acqua e terra rappresentino tre importanti riferimenti per IWC Schaffausen?
Osservazione interessante. Sebbene siano riferite a due mondi distinti le collezioni Portugieser e Pilot’s Watch sono accomunate dal tema della navigazione. Quest’ultima nasceva più di 80 anni fa per permettere ai piloti di conoscere con precisione l’esatta posizione in volo. Da qui l’esigenza di concepire un orologio dal design essenziale e dove le informazioni fossero di facile lettura. Ma anche la nascita un linguaggio estetico diventato iconico al punto che ancora oggi caratterizza la gamma. Un percorso simile lo ha avuto anche il Portugieser che trae ispirazione dagli orologi da marina utilizzati per calcolare la longitudine. Con il mondo delle competizioni sportive condividiamo invece il tema delle prestazioni e di conseguenza adottiamo un approccio ingegneristico al prodotto con l’obiettivo di mettere a punto contenuti tecnici e meccanici di assoluto livello. 

Quest’anno il Portugieser celebra il mare. Quali sono i legami che la Maison condivide con l’elemento marino?
Questa collezione affonda le radici nella vela e nella navigazione. La Referenza 325 fu il primo segnatempo da polso che alla fine degli Anni 30 abbinò la precisione e le funzionalità dei cronometri da marina alla robustezza degli orologi da taschino. Abbiamo voluto celebrare questo patrimonio di conoscenza e tradizione concependo per l’edizione di Watches & Wonders di quest’anno uno stand virtuale che riproduce il ponte di coperta di una barca a vela. Un modo anche questo per celebrare la partnership con il cantiere Solaris Yachts.

È corretto dire che il mare ha rappresentato una piattaforma importante per il settore orologiero grazie alla quale è stato possibile mettere a punto nuove soluzioni tecniche e meccaniche e che ancora oggi sia un formidabile canale di comunicazione per IWC?
Il mare ha messo l’orologeria nelle condizioni di affrontare due sfide: la navigazione e le immersioni. Come detto in precedenza IWC ha sviluppato il Portugieser ispirandosi ai cronometri da marina utilizzati in passato per conoscere la posizione durante le navigazioni oceaniche. Anche la vela è stata una preziosa fonte d’ispirazione per concepire nel 2010 la collezione Portugieser Yacht Club. Oggi presentiamo la terza generazione di referenze che comprendono sia alcuni cronografi sia il primo modello IWC con le indicazioni delle maree. C’è infine la famiglia Aquatimer. Si tratta di veri e propri strumenti in grado anche di raggiungere i 2 mila metri di profondità che sono nati per rispondere alle esigenze di chi pratica immersioni anche a livello professionale.

In origine la Manifattura IWC si trovava nelle vicinanze del Reno. Una scelta non casuale. Si può dire che l’acqua abbia avuto e tuttora abbia un ruolo centrale per la Maison?
Assolutamente. Sin dall’inizio la storia di IWC ha avuto un forte legame con l’acqua e la necessità di aprire nuovi orizzonti. Nel 1868 Florentine Ariosto Jones si trasferì da Boston a Sciaffusa per fondare l’International Watch Company (IWC). La sua visione era abbinare gli avanzati sistemi di produzione americani alla precisione e alla tecnica svizzera per realizzare orologi da taschino destinati al mercato statunitense. Tra le ragioni che spinsero Jones ad aprire il sito produttivo proprio a Sciaffusa c’era la vicinanza al Reno e quindi la possibilità di sfruttare l’energia ricavata dall’acqua. Jones concepì un sistema di ruote e cinghie per generare energia dall’acqua da trasferire poi ai macchinari destinati alla produzione. E ancora oggi IWC utilizza energia da fonte rinnovabili. 

Ci può dire qualcosa in più sulla partnership con Orlebar Brown?
IWC Schaffausen e Orlebar Brown condividono la stessa visione: una conoscenza e una tradizione artigianale abbinata alla capacità di saper innovare. Orlebar Brown è stata fondata nel 2007 dal fotografo britannico Adam Brown e nasce con l’idea di realizzare beach wear su misura. L’attenzione per i dettagli che l’azienda di abbigliamento ripone nella creazione dei capi di abbigliamento è la stessa che IWC ha nel concepire le proprie collezioni di segnatempo. Ed è proprio per suggellare questa partnership che abbiamo presentato il Portugieser Yacht Club Chronograph Edition Orlebar Brown. 

Orlebar Brown è appassionato di mare e vela?
Si assolutamente! Il loro prodotto di punta sono i pantaloncini da bagno. Uno dei prodotti clou dell’ultima collezione è uno short con riproduzioni fotografiche di uno yacht Solaris a vela fotografato al largo di Porto Rotondo, in Sardegna. Un prodotto che celebra non solo la passione di Orlebar Brown per la vela, ma anche la nostra partnership recentemente annunciata con il cantiere italiano Solaris Yacht.

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