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Alla Design Week, Milano prende il largo

Per una settimana Milano ha guardato il mare. Non lo ha fatto soltanto attraverso il filtro, ormai consueto, delle installazioni spettacolari o delle scenografie da Fuorisalone. Lo ha fatto in modo più profondo, quasi istintivo. Come se tra le vie della città, i cortili nascosti, gli showroom e le terrazze affacciate sui tetti fosse passata una corrente salmastra. La Milano Design Week si è appena conclusa e mai come quest’anno ha lasciato nell’aria una fragranza marina. Complice il bel tempo, una luce quasi estiva e quella disposizione naturale della città a trasformarsi, per pochi giorni, in un grande teatro del progetto, il mare è diventato una presenza diffusa. A volte dichiarata, altre appena suggerita. In certi casi evocata da materiali, colori e superfici; in altri trasformata in racconto, performance, esperienza immersiva. Non è stato un tema decorativo. Non un semplice “blu” da cartolina. Piuttosto, un modo per parlare di libertà, leggerezza, tecnologia, artigianato, futuro. Il mare come spazio fisico e mentale. Come promessa di movimento. Come nuovo territorio del design.

Ferrari
Ipersail, quando Maranello disegna il vento

A tenere banco, inevitabilmente, è stata Ferrari. Il Cavallino ha scelto la Design Week per svelare la livrea di Hypersail, il bolide a vela della Scuderia. Una presenza quasi inattesa e proprio per questo potentissima: Ferrari che lascia l’asfalto, guarda l’oceano e porta il proprio immaginario dentro una nuova dimensione. Nel progetto della livrea, il Ferrari Design Studio ha cercato un equilibrio tutt’altro che semplice: tenere insieme la tensione verso il futuro e la memoria estetica del marchio. Hypersail non doveva sembrare una Ferrari “appoggiata” sull’acqua. Doveva essere, piuttosto, una Ferrari nata per volare sul mare. Il primo segnale arriva dal colore. Il Giallo Fly non è una scelta accessoria, ma un frammento di storia. È il giallo legato a Fiamma Breschi, vedova del pilota Luigi Musso, e alla prima Ferrari gialla, la 275 GTB. Una tonalità che negli anni è diventata parte dell’identità meno ovvia ma più affascinante del marchio: non il rosso della leggenda, ma un giallo luminoso, nervoso, quasi aerodinamico. Nel caso di Hypersail, poi, il nome stesso sembra chiudere il cerchio: “fly” diventa allusione al volo, alla capacità dell’imbarcazione di sollevarsi sull’acqua, di sfuggire alla gravità. A contrastarlo c’è il Grigio Hypersail, nuova variante cromatica legata al carbonio, materiale centrale del progetto.

Qui il grigio non è soltanto colore: è struttura, leggerezza, performance. Il dialogo tra Giallo Fly e Grigio Hypersail costruisce una livrea netta, funzionale, riconoscibile. Il giallo corre sulla cabina, sui foil, sulle linee della murata, rievocando gli stilemi delle vetture del Cavallino. Il riferimento alla 512 BB, primo esempio di livrea “integrata”, aggiunge profondità al racconto. Così come il logo Ferrari sulla vela, segno di una presenza visiva dell’“F lunga” sempre più importante nell’universo del marchio. Hypersail, in fondo, non è soltanto una barca. È un manifesto. Racconta come Ferrari stia provando ad allargare il proprio perimetro senza perdere identità. E lo fa scegliendo il mare come nuovo banco di prova. Durante la Design Week, Hypersail non è rimasta confinata al racconto tecnico. Dal 22 al 26 aprile, Ferrari ha costruito un vero percorso urbano: da un lato il Ferrari Flagship Store di Milano, dall’altro l’installazione-faro sulla terrazza principale di HIGHLINE Milano, con vista su piazza del Duomo. L’idea del faro è interessante perché sposta il progetto dal registro della performance a quello del simbolo. Il faro orienta, richiama, indica una rotta. E in questo caso sembra suggerire che il futuro della navigazione oceanica passi anche da una nuova idea di design: non più semplice forma applicata alla funzione, ma linguaggio capace di rendere visibile la tecnologia. In una Milano lontanissima dal mare, Ferrari ha portato un segnale nautico per eccellenza. E lo ha trasformato in icona metropolitana.

Moncler
Puffy Summer, l’universo marino in versione pop

Se Ferrari ha scelto il mare come luogo della sfida tecnologica, Moncler lo ha affrontato con un registro opposto: quello del gioco. Puffy Summer è una delle interpretazioni più leggere e immediate di questa Design Week marina. Non perché manchi di contenuto, ma perché sceglie l’ironia come chiave d’accesso. Il brand parte dal proprio codice più riconoscibile, l’imbottitura puffy, e lo porta fuori dal suo habitat naturale. L’inverno lascia spazio all’estate, la protezione diventa leggerezza, il layering si fa quasi trasparente.

Ne nasce un guardaroba pensato per i giorni caldi, fatto di texture morbide, colori vibranti e silhouette rilassate. A dare corpo a questa visione sono le “sculture” gonfiabili immaginate dal set designer Andy Hillman: un polpo, una balena, un’aragosta, un cavalluccio marino, un granchio e perfino un fenicottero. Creature solari, un po’ surreali, che sembrano uscite da un’estate vista con gli occhi di un bambino, ma tradotta nel linguaggio sofisticato della moda. Il pop-up da 10 Corso Como ha trasformato questa fantasia in presenza fisica. Un gigantesco polpo, mascotte della campagna, ha abbracciato facciata e interni con i suoi tentacoli. Una scelta scenografica efficace, perché Moncler non ha semplicemente esposto una collezione: ha costruito un ambiente, un piccolo acquario urbano dove l’estate diventava morbida, colorata, puffy.

Buccellati
Aquae Mirabiles l’argento sommerso

Con Buccellati il mare cambia ancora registro. Diventa memoria, mito, racconto colto. Aquae Mirabiles, installazione immersiva curata da Federica Sala e progettata da Balich Wonder Studio con la collaborazione di Luke Edward Hall, è forse uno degli esempi più raffinati di come un brand possa usare l’acqua non come sfondo, ma come dispositivo narrativo. Al centro c’è la collezione di argenteria Caviar, con il suo motivo a microsfere. Ma intorno a quell’oggetto Buccellati costruisce un universo. Gli spazi adiacenti alla sede di Piazza Tomasi di Lampedusa diventano un ninfeo contemporaneo, una sorta di teatro delle acque dove il visitatore entra lentamente in una dimensione sospesa.

All’esterno compaiono figure mitologiche romane disegnate da Luke Edward Hall: Nettuno, le Naiadi, Tiberinus, le sirene. Sono presenze che preparano il passaggio. Varcare la soglia significa immergersi in un’Atlantide immaginaria, dove storia, fantasia e tradizione italiana si sovrappongono. La prima sala è dedicata alle profondità marine, con storioni d’argento e creazioni della collezione Marina. È un ambiente fatto di ombra, riflessi, superfici rarefatte. Il secondo spazio, cuore dell’installazione, accoglie invece un banchetto sommerso.

Una tavola modellata come un’onda ospita l’intera collezione Caviar, mentre intorno si sviluppa un racconto che attraversa l’antica Roma, i ricettari papali, la pittura rinascimentale e perfino le leggende milanesi legate a Leonardo da Vinci. Qui Buccellati riesce a fare una cosa rara: trasformare l’argento in paesaggio. Il mare non è più soltanto evocazione, ma diventa un archivio fluido di storie, simboli e bagliori.

Exteta x Riva
La Dolce Vita sale in terrazza

Ci sono collaborazioni che funzionano perché nascono da affinità evidenti. Quella tra Exteta e Riva è una di queste. Da una parte il savoir-faire dell’outdoor, dall’altra il mito nautico italiano per eccellenza. In mezzo, il desiderio di trasferire il fascino del vivere sull’acqua dentro gli spazi dell’abitare. Il secondo capitolo della collezione Exteta x Riva, firmato ancora da Massimo Castagna, porta avanti questa visione con coerenza. Il profumo è quello della Dolce Vita, ma il linguaggio è contemporaneo. Mogano Sapelli e acciaio inox diventano gli elementi fondativi di una grammatica elegante e riconoscibile. Sono materiali che appartengono all’immaginario Riva, ma che qui vengono riletti per giardini, terrazze, hospitality e naturalmente deck di yacht. La collezione si muove tra living e dining, tra sedute, imbottiti, tavoli, complementi e lampade. Tra le novità, il Sofa Angular introduce un’idea di comfort generoso e compatto, quasi scultoreo. Il pouf, con struttura in mogano e acciaio inox, può essere seduta informale o poggiapiedi.

La Foldable Chair reinterpreta un classico arredo nautico, mentre lo Swivel Stool richiama l’eleganza degli yacht tradizionali e il piacere del tempo trascorso sul ponte. Molto interessante anche il tavolino Bitta, più vicino a una piccola scultura che a un semplice complemento. Realizzato in acciaio inox specchiato, si ispira alla forma essenziale della bitta nautica, trasformando un elemento tecnico dell’ormeggio in oggetto luminoso e sofisticato. La nuova finitura Riva Deck chiude il racconto nel modo più diretto: un piano in mogano rifinito a mano con la tipica righettatura in acero delle coperte Riva. È un dettaglio, ma anche una dichiarazione d’identità. Perché in questa collezione non si tratta di imitare la barca, ma di portarne a terra l’atmosfera. A Milano, la linea è stata presentata nel flagship store Exteta di via Turati. Nella piazzetta, a suggellare il legame con l’acqua, uno splendido Riva Iseo Super del dealer Riva Casarola. Un’apparizione quasi cinematografica: la barca come oggetto del desiderio e come chiave per leggere tutto il progetto.

Zuccon International Project x Cadorin
MON, la soglia che diventa superficie

Il mare, a volte, non compare in modo letterale. Può essere un’idea di attraversamento, di passaggio, di profondità. È in questa direzione che si muove MON, il sistema di rivestimento ligneo presentato da Zuccon International Project e Cadorin al Salone del Mobile. Il progetto nasce dall’ideogramma giapponese 門, che significa porta, soglia, passaggio. Un segno semplice e potente, che diventa principio generativo di una superficie in legno incisa al laser. Attraverso geometrie modulari, variazioni di ritmo e profondità, MON trasforma una parete bidimensionale in un dispositivo percettivo.

La superficie resta piatta, ma lo sguardo percepisce uno spazio ulteriore. Bernardo Zuccon lo spiega con precisione: «MON nasce dalla volontà di superare l’idea di superficie come elemento passivo. È un dispositivo che attiva lo sguardo, suggerisce profondità e introduce una dimensione intermedia, dove il limite della bidimensionalità scompare e lo spazio non è definito ma continuamente interpretabile». È una riflessione che parla anche alla nautica, pur senza dichiararla apertamente. Chi progetta yacht conosce bene il valore delle soglie, delle transizioni, delle superfici che separano senza chiudere. MON lavora proprio su questo: non impone uno spazio, lo suggerisce. Rita Cadorin, Art Director di Cadorin, sottolinea invece il valore della collaborazione come luogo di ricerca, in cui il legno viene «reinterpretato attraverso il design» e diventa veicolo di una sensibilità capace di unire estetica e innovazione. In un’edizione della Design Week così attraversata dall’acqua, MON introduce una nota più meditativa. Non porta il mare in scena, ma ne condivide una qualità essenziale: la capacità di cambiare forma a seconda dello sguardo.

Kora Marine x Azimut
Beyond the Sea(ty), il mare entra in città

Il titolo è un gioco di parole, ma il progetto è molto serio. Con Beyond the Sea(ty), Kora Marine, dealer esclusivo Azimut Yachts, ha scelto la Design Week per aprire un dialogo tra nautica, architettura e cultura contemporanea. Lo ha fatto negli spazi di m²atelier, lo studio fondato da Marijana Radovic e Marco Bonelli, che ha firmato i recenti progetti della Serie Grande di Azimut. L’evento ha avuto il merito di raccontare lo yacht non come oggetto distante, ma come forma evoluta dell’abitare. Al centro c’era il concetto di barefoot luxury: un lusso meno formale, più libero, più personale. Un modo di vivere a bordo in cui luce, continuità spaziale, materiali e rapporto con l’ambiente diventano elementi fondamentali. «Il nostro obiettivo è tradurre il mare in architettura», raccontano Radovic e Bonelli. «Non progettiamo semplicemente interni, ma esperienze: spazi da vivere con naturalezza, dove ogni elemento contribuisce a creare equilibrio, continuità e libertà».

È una frase che sintetizza bene una delle tendenze più forti dello yachting contemporaneo: il passaggio dalla barca come status symbol alla barca come spazio emotivo. Non più soltanto potenza, dimensione, rappresentanza. Ma atmosfera, intimità, naturalezza. Francesco Montanella, fondatore di Kora Marine, lo conferma: «Con Azimut e m²atelier condividiamo una visione precisa: mettere al centro il modo in cui si vive lo spazio a bordo, in relazione al mare e alla natura. La Design Week è il contesto ideale per questo racconto». Per l’occasione, il cortile dello studio si è trasformato in un paesaggio nautico, con tre aree lounge dominate dal legno. Una performance multisensoriale, tra arpa e sound design, ha creato un’atmosfera sospesa. All’interno, una virtual room ha permesso agli ospiti di esplorare gli interni della Serie Grande attraverso visori e proiezioni. Qui il mare non era solo tema, ma esperienza. Un modo per far comprendere, anche lontano dall’acqua, che il design nautico oggi dialoga sempre più con l’architettura, l’interior e il lifestyle.

Trussardi Casa x Confindustria Nautica
La barca come nuova casa

Il rapporto tra nautica e lifestyle è stato anche al centro del talk “Nautica & Lifestyle”, ospitato nello showroom Trussardi di via Burlamacchi. L’occasione è stata l’annuncio della collaborazione tra Confindustria Nautica e Trussardi Casa, insieme alla presentazione della settima edizione del Design Innovation Award. Qui il mare è entrato nella Design Week non attraverso un’installazione spettacolare, ma attraverso il confronto. E forse proprio per questo il tema è emerso con grande chiarezza: la nautica sta diventando sempre più un territorio di contaminazione, dove design d’interni, moda, lifestyle e architettura si incontrano. Alberto Racca, CEO Trussardi e Gruppo Miroglio, ha parlato di due valori centrali nella storia del marchio: «la gentilezza» e «l’eleganza italiana, intesa non come ostentazione ma come qualità profonda, riconoscibile». Valori che Trussardi Casa porterà nel percorso avviato come lifestyle partner del Salone Nautico Internazionale. Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica, ha individuato nello showroom Trussardi una sensibilità molto vicina al mondo della nautica: «un’eleganza mai ostentata, ma percepita, e una grande attenzione al rapporto tra design, spazi e qualità del vivere».

Design Innovation Award 2026

È esattamente il punto su cui oggi si gioca una parte importante dell’evoluzione dello yachting: far convivere forma, funzione ed esperienza. Massimo Lorusso, Brand Manager Trussardi Casa, ha usato un’espressione particolarmente efficace parlando di “domesticizzazione” positiva della nautica. La casa entra nella barca, rendendo gli interni più accoglienti, più abitabili, più vicini alla sensibilità contemporanea. Comfort, materiali, colori e qualità del vivere diventano centrali anche a bordo. Aleks Tatic, designer e membro della giuria del Design Innovation Award, ha aggiunto un’altra chiave di lettura: nel design nautico si sta passando «da un’estetica più espressiva e opulenta a un’esperienza più essenziale», dove il progetto valorizza il rapporto con la natura e riduce gli elementi superflui. Una direzione che sembra destinata a rafforzarsi. In questo senso, il Design Innovation Award, nato nel 2020 e oggi alla settima edizione, appare sempre più come un osservatorio privilegiato. Non solo un premio, ma un luogo in cui leggere i cambiamenti del settore. Marina Stella, Direttore Generale di Confindustria Nautica, lo definisce «un osservatorio dell’innovazione del design nautico e dei linguaggi emergenti». La premiazione si terrà il 2 ottobre nell’ambito del 66° Salone Nautico Internazionale di Genova. Ma il messaggio lanciato a Milano è già chiaro: la nautica non è più un mondo separato. È diventata parte del grande discorso sul progetto contemporaneo.

Polo Ralph Lauren
Atmosfere in perfetto stile New England

Non poteva mancare all’appello anche l’iconico brand americano che in occasione della Design Week ha dato un tocco nautico alle vetrine del flagship store in via della Spiga. La scenografia velica fissata da una randa e un boma in legno e le sale interne della boutique vestite per l’occasione in chiave marina riportavano alla memoria le atmosfere eleganti tipiche degli yacht club della East Coast. Una crociera lungo la rotta dello stile dal piacevole sapore marino.

Una città con vista sull’acqua

La cosa più interessante, alla fine, è che Milano non ha cercato di fingere di essere una città di mare. Ha fatto qualcosa di più intelligente: ha accolto il mare come metafora progettuale. Lo ha lasciato entrare nei linguaggi, nei materiali, nei racconti dei brand. Ferrari lo ha trasformato in performance estrema. Moncler in gioco estivo. Buccellati in mito sommerso. Exteta e Riva in stile di vita. Zuccon in soglia percettiva. Kora Marine e Azimut in esperienza dell’abitare. Trussardi Casa e Confindustria Nautica in riflessione sul futuro del design nautico. Il risultato è una Design Week attraversata da un’idea nuova di acqua: non più solo scenario, ma materia culturale. Un elemento fluido capace di tenere insieme tecnologia e poesia, artigianato e innovazione, estetica e funzione. Per qualche giorno Milano ha preso il largo. E forse, proprio lontano dal mare, ha saputo raccontarlo con una forza inattesa.

Matteo Zaccagnino

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