Benvenuto nella sezione speciale “20° Anniversario” di Top Yacht Design. Qui ti presentiamo, giorno per giorno, le migliori storie, yacht e personaggi di cui ci siamo occupati in questi 20 anni di Top Yacht Design, dal 2006 a oggi.
Tratto da Top Yacht Design n. 9 / 2017, pp. 50-56
Luca Dini, timbro creativo
Eclettico e innovativo, Luca Dini è uno dei padri dello yacht design del terzo millennio. Siamo andati a trovarlo nel 2019 per conoscere la sua storia e la sua filosofia.

È praticamente impossibile non riconoscere un ambiente progettato da Luca Dini quando lo si incontra. Anche quando le decorazioni e gli arredi non rientrano nei suoi canoni stilistici tradizionali, l’estro creativo del designer fiorentino si percepisce al volo. E non importa che si tratti di un superyacht o di una villa in stile liberty: il locco di Dini c’è e si vede. E questo è forse il suo più grande merito, quello di riuscire sempre a lasciare una traccia, un’impronta riconoscibile e decisiva. Le sue sono alcune delle barche che hanno cambiato la storia dello yacht design. Come non ricordare nel 1998 la Sophie Blue di CBI Navi che sorprese per le sue linee esterne e le sue palette di colori? Oppure il Sea Force One del 2009, l’imbarcazione in cui tutto era possibile e nulla scontato, che ha letteralmente rivoluzionato la filosofia stessa dello yacht design. Dini si occupa anche di edilizia residenziale e ha una passione per il design automobilistico, ma la nautica rimane il suo grande amore. Un amore che è nato quando, trasferitosi a Livorno con la sua famiglia, ha visto la Nabila, un Benelli di 86 metri, ormeggiato in porto. “Poco dopo andai a fare uno stage presso lo studio di Pierluigi Spadolini a Firenze, dove c’era anche Francesco Paszkowski. Sono rimasto lì per 10 anni e nel 1996 ho aperto il mio studio”, racconta. “I primi tempi sono stati duri: non potevo permettermi di affittare un locale, così ho trasformato la mia stanza di ragazzo in uno studio e mia madre nella mia segretaria. Nessuno lo sapeva, ma ancora oggi, per Pasqua e Natale, mia madre sente alcuni dei proprietari dell’epoca”. Da quel momento in poi, i successi continuarono senza sosta.

Ma Dini non è uno di quegli yacht designer egocentrici che tendono a imporre i propri gusti a scapito di quelli del cliente. “Quando si deve progettare una barca, si inizia sempre con una chiacchierata in cui l’armatore cerca di spiegare che tipo di yacht vuole, ma durante la quale raramente dice cosa vuole; più spesso dice cosa gli piace”, spiega Dini, “la sensibilità del progettista sta nel capire se la persona che ha di fronte ama rischiare o meno, e nel saper interpretare i suoi sogni e poi dar loro forma. Ma guai a imporsi. Voglio che chi entra per la prima volta in una barca o in una casa disegnata da me possa dire ‘mi sento a casa’, non solo ‘che bello'”. Il suo studio di Firenze lavora quasi esclusivamente su barche personalizzate. “Sì, ed è la parte più emozionante del mio lavoro”, spiega. “I designer si dividono in due macro categorie: quelli che hanno uno stile definito e quelli, invece, che io chiamo ‘curiosi’, che sono eclettici e amano confrontarsi con ogni tipo di proposta.” Luca Dini, va da sé, appartiene alla seconda categoria. Non a caso, in questo momento sta lavorando a molti progetti diversi, tre dei quali illustrativi. “Oltre a un Benelli 58 di cui stiamo curando gli interni, sto seguendo il refiitting di un Expedition Vessel di 6o metri costruito da un cantiere australiano. Si tratta di un’imbarcazione che ricorda il Forza Blu di Fabio Briatore e avrà interni contemporanei, colorati e leggeri per contrastare le linee esterne estremamente rigorose”, afferma.

Ma il progetto che lo appassiona di più è il refitting ad Amels di uno yacht di 80 metri. “È una barca fantastica”, spiega Dini, “e mi sto divertendo come un matto. Il proprietario è un visionario e ha chiesto che ogni ambiente fosse diverso dall’altro. Quando sarà terminata, sarà ancora più rivoluzionaria di Sea Force One. Sea Force One ai suoi tempi. Progetti come questo capitano raramente, ma quando accadono è come un sogno che diventa realtà. E uno yacht designer ne ha bisogno solo di tanto in tanto per realizzare le sue follie creative”. Follie creative in cui Luca Dini è assistito da uno staff eccezionale. Oggi i suoi studi sono due: uno a Firenze e uno a Forte dei Marmi, dove un paio d’anni fa ha aperto una filiale all’interno di Forte In, un laboratorio che spesso gli fornisce anche i mobili per le barche. Il suo braccio destro per l’interior design è Carlotta Malatesta, una giovane donna di Carrara di grande talento che ha iniziato a occuparsi di yacht design nel 2006 e che condivide la visione di Dini. “Luca lascia molto spazio ai suoi collaboratori”, spiega Carlotta, “ma spesso indice delle riunioni a cui partecipiamo tutti per dare a tutto lo studio una panoramica dei progetti a cui stiamo lavorando. È l’unico modo per fare davvero un lavoro di squadra”, conclude.

Carlotta è anche l’anello di congiunzione tra Luca e il resto dello studio, i cui collaboratori più fidati sono Marco Bucciarelli per gli esterni e Massimo Caselli per la grafica. Resta da scoprire a quale barca Luca e Carlotta sono più affezionati e quale rimpiangono di più. La risposta è comune a entrambi: la barca che amano di più è il Sea Force Onee il rimpianto più grande è quello di non aver potuto realizzare la barca di Valentino Garavani, un 72 metri progettato per Admiral e Mariotti, il cui progetto era già stato abbozzato ma che non è mai stato costruito. Peccato, sarebbe stato interessante vedere il frutto del lavoro congiunto di uno dei designer più famosi al mondo e di un grande ed eclettico yacht designer.
Di Giulia Tinkraf Foto di Giovanni Malgarini



