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Maiora 36 Exuma

Addio agli spigoli e alle linee rigide: con il Maiora 36 Exuma (36,90 m), la geometria lascia spazio alla morbidezza. Le forme torniscono lo spazio, lo avvolgono, lo rendono accogliente. È un segno dei tempi, anche nel mondo dello yacht design, dove la linearità minimalista sta cedendo il passo a una nuova sensualità delle superfici, fatta di volumi pieni e curvature fluide. Così l’ultimo nato del cantiere viareggino (parte di Next Yacht Group) interpreta questa tendenza con un linguaggio proprio: curve che nascono dal dialogo con il mare, linee che sembrano disegnate dal vento. Ed Exuma, il nome di un arcipelago delle Bahamas, non è casuale: evoca proprio quel tipo di esperienza marina autentica e raffinata, lontana da rotte troppo battute.

Scopriamo gli interni, partendo dalle riflessioni degli architetti di Acube Design che hanno selezionato arredi integrati e architetture che si sviluppano in continuità, senza interruzioni né spigoli, accompagnando lo sguardo e il movimento come in un percorso naturale. 

Ogni passaggio, ogni connessione tra ambienti, è pensato per restituire una sensazione tattile di armonia e leggerezza. «A bordo volevamo unire forma e funzione, riprendendo le silhouette flessuose delle barche del passato e reinterpretandole in chiave contemporanea» spiegano Alessio Merciadri e Alessio Benassini, Co-Founder & Chief Designer di Acube Design. Ecco allora divani dalle proporzioni generose, superfici avvolgenti e profili dolcemente arrotondati trasformare gli spazi in luoghi ospitali. Un esempio massimo è il salone principale, un living sospeso tra comfort ed eleganza. Qui il “curvy design” rimanda alle morfologie organiche e alla dinamicità del movimento dell’acqua. «Materiali opachi e legni dalle tonalità chiare ci hanno permesso di creare un’atmosfera attuale e omogenea. Le forme organiche, oltre all’estetica, aiutano a integrare lo stivaggio senza appesantire il contesto. 

 

Abbiamo usato un rovere chiaro con pavimenti in rovere tinto scuro, mentre i cielini laterali sono in Alcantara, tipica della tradizione di Maiora “. Le curvature diventano il filo conduttore di un progetto che si allontana dalla rigidità e invita a vivere gli spazi con spontaneità. La luce proveniente dalle grandi vetrate alleggerisce i volumi pieni, mentre materiali delicati e texture naturali “avvolgono” gli ospiti in un abbraccio visivo e sensoriale. 

Le linee esterne, firmate dallo studio Quartostile, reinterpretano il DNA Maiora con una nuova tensione dinamica. Il profilo si sviluppa orizzontalmente, con un progressivo incremento dei volumi verso prua e una sovrastruttura full beam, con larghezza di 7,90 m, che amplifica la sensazione

di solidità. «Lo yacht deve apparire leggero pur avendo una struttura imponente: l’estensione full beam della sovrastruttura, alleggerita dalla rete di prua, ispirata al mondo sail, consente grandi superfici vivibili senza perdere la leggerezza percepita. Ogni dettaglio ha un senso funzionale, non ornamentale», dichiarano Andrea Sartori con Franco Carone e Matteo Broglia, soci fondatori di Quartostile.

«Il designer, infatti, non è un artista che opera seguendo un gusto personale: il suo lavoro integra costi, processi produttivi, forma e funzione. Nel nostro caso, pur occupandoci degli esterni, abbiamo contribuito anche alla definizione dei piani generali, con l’obiettivo di garantire vivibilità, coerenza architettonica e adattabilità a diversi stili di utilizzo». La prua verticale introduce un ritmo visivo che scorre lungo i fianchi fino a dissolversi nella poppa, dove chaise longue integrate e piattaforme a livello d’acqua cancellano i confini tra living e mare. «Affilata come una lama, è uno degli elementi che ci ha emozionati di più: un gesto architettonico netto e contemporaneo». 

A prua sull’upper deck, la piscina parzialmente incassata e la rete sospesa caratterizzano uno spazio razionale e direttamente connesso al mare. Sul ponte si trova anche la timoneria, progettata per garantire la massima visibilità in ogni fase della navigazione. Il main deck si apre con una beach area pensata come un’isola di convivialità. 

«L’imbarcazione è polivalente: perfetta per l’armatore privato come per il charter. I quattro ponti e gli arredi free-standing permettono sia momenti in compagnia sia di privacy. L’area di poppa ne è il migliore esempio con spazi collegati tra loro, ma scanditi da differenti livelli che danno vita ad aree più intime». Qui, i divani a filo dell’acqua e il prendisole incorniciato dal teak definiscono una zona di contatto diretto con il mare, amplificata dalla particolare “infinity door” automatica che annulla la separazione tra interno ed esterno, regalando una prospettiva senza ostacoli da prua a poppa. 

All’interno, un salone luminoso e privo di dislivelli raccoglie living e lounge bar dalle forme addolcite. «È uno degli ambienti che ci piace di più» commentano da Acube Design. «È essenziale, luminoso e molto accogliente. Le grandi vetrate e l’infinity door formano una liaison con l’esterno. Abbiamo lasciato più “vuoto” rispetto al passato, permettendo agli spazi di respirare e raccontare». «Nel pozzetto di poppa un salottino leggermente rialzato crea sia continuità visiva con il salone sia un’area più intima. – Così Andrea Sartori – Questo “tappeto” formale scende verso la spiaggetta come una cascata, legando le linee del ponte in un unico gesto fluido». 

A prua del main deck, l’esclusiva suite armatoriale full beam è un osservatorio sull’orizzonte: la vista a 270° regala la sensazione di sospensione tra cielo e acqua, mentre la presenza di uno studio privato e di un grande bagno la trasforma in un’oasi di quiete. Qui la rete sovrastante evita l’effetto “tettoia” e lascia entrare la luce naturale; lo spazio aperto sui due lati che convergono verso prua, inventa giochi mutanti di ombra durante il giorno. «Il 36 Exuma segna un nuovo corso per Maiora pur mantenendo elementi tradizionali» concludono gli architetti di Acube Design.

«Non seguiamo le mode dell’“effetto casa”: per noi la funzionalità resta prioritaria. Abbiamo costruito una coerenza tra brand, architettura navale e interni studiando a fondo la storia del cantiere e mantenendo un dialogo costante con l’Ufficio Stile».

Marta Gasparini

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