Architetto, co-fondatore e amministratore delegato di Progetto CMR, Massimo Roj da oltre trent’anni guida uno dei principali studi italiani di progettazione integrata, con interventi che spaziano dai masterplan ai grattacieli, fino al design industriale. Oggi il suo percorso approda su un nuovo orizzonte: quello dello yacht design. Con A Journey Home, tra i vincitori di un contest promosso da Cantori in collaborazione con Cantiere delle Marche per l’explorer yacht Flexplorer 146, Roj e il suo team firmano il debutto ufficiale di Progetto CMR nel mondo della nautica.

«Ci siamo avvicinati a questo settore con rispetto, motivazione e voglia di esplorare un ambito nuovo», racconta. «Il punto di partenza è stato il nostro metodo progettuale InsideOut, che mette al centro le necessità delle persone che vivranno gli spazi. Il progetto si sviluppa a partire dall’ascolto delle necessità della persona: il centro da cui si irradiano le informazioni per formare la visione dell’architetto». Una filosofia umanistica che Progetto CMR applica a tutte le scale e che per la prima volta ha incontrato lo spazio compatto e in movimento di uno yacht.

«È stata una sfida avvincente», continua Roj, «che abbiamo affrontato forti dell’esperienza nella progettazione secondo il famoso motto “dal cucchiaio alla città” di Ernesto Nathan Rogers, secondo cui l’architetto deve essere capace di progettare per ogni dimensione: dagli oggetti di uso quotidiano a intere aree urbane». Un approccio che ha dato frutti anche nel design: «Nel 2025 siamo stati premiati per la seconda volta con l’IF Design Award per Yo Metal, la seduta outdoor realizzata da Frezza. Un riconoscimento arrivato su 11.000 candidature da 66 Paesi, marchio di eccellenza del design a livello globale».

A Journey Home intreccia mito e contemporaneità: prende ispirazione dal racconto di Ulisse e Penelope, simbolo di viaggio e di ritorno, di cui il concetto di casa diventa metafora. «La casa in questo progetto non è solo il luogo in cui fare ritorno, ma l’insieme degli affetti che unisce due persone», spiega Roj. «Abbiamo voluto rappresentare un’architettura delle relazioni: gli spazi sono le tappe di un viaggio delle emozioni».

Il main deck incarna la navigazione, «il viaggio di Ulisse con linee che si aprono come scie sull’acqua, tessuti naturali che richiamano vento e sale, forme leggere sospese e sinuose». La owner cabin è «l’attesa, con veli soffici e luci lunari che creano un rifugio intimo», mentre il main saloon racconta «il ritorno, l’incontro tra i due amati, dove legni caldi e segni metallici delicati si fondono in un abbraccio circolare».

Il tutto, insomma, viene tradotto in un percorso emotivo. «La narrazione è cruciale», sottolinea l’architetto. «La storia che sottende al progetto deve essere la stella polare per tenere il timone nella giusta direzione, anche nei momenti di mare mosso». La stessa tensione narrativa che attraversa i progetti urbani di CMR, come il business district The Sign a Milano, «un segno che ha restituito alle persone un brano di città intercluso, unito da un filo di luce che lega edifici, piazze e verde». Perché la sostenibilità non è un’aggiunta, ma una scelta strutturale.
A questo proposito, A Journey Home ha rappresentato «l’opportunità per andare oltre la “sostenibilità”, un concetto ormai abusato. Oggi – continua – preferisco parlare di consistency: coerenza tra materiali naturali negli interni e il cuore d’acciaio e alluminio della struttura. Il lusso è durabilità nel tempo, poter fare affidamento sulla qualità di ciò che abita gli spazi della nostra vita». Nel rileggere la storia del suo studio, Roj parte da un progetto simbolo: la riqualificazione delle Torri Garibaldi di Milano. «Un’icona degli Anni 80 che nel 2006 abbiamo reinterpretato progettando il primo caso di eco-tower in Italia. Le facciate sono state innervate di 3200 cellule modulari per riflettere la luce in modo sempre differente: una pelle vetrata organica, in dialogo costante con la città».

Da quel lavoro nasce una cifra stilistica che si ritrova anche nel Bivacco Camardella, a oltre 3000 metri di quota, a La Thuile. «Nel Bivacco vedo punti di contatto con l’esperienza per Cantiere delle Marche», sottolinea. «È stato progettato per resistere alle condizioni estreme dell’ambiente, come gli yacht explorer che affrontano qualsiasi mare. In entrambi i casi, l’interno è studiato nei minimi dettagli per dare massimo comfort: gioielli di tecnologia, architettura e design, che portano o accolgono l’uomo ai limiti di ogni avventura possibile». A rendere possibile questa continuità tra terra e mare è il modello di progettazione integrata che da sempre distingue Progetto CMR. «L’approccio integrato tra architettura, ingegneria e design ci consente di valutare fin dalle prime fasi se la rotta intrapresa sia giusta o da correggere; ci permette di lavorare su progetti concretamente realizzabili e sostenibili, risparmiando tempi e costi». E questo debutto è solo un punto di partenza.

«Certamente continueremo a esplorare il mondo dello yacht design», conferma l’architetto. «Aver debuttato con il leader mondiale nella costruzione di yacht explorer di lusso ci dà la grinta e la convinzione di essere sulla strada giusta. Più che a un elenco di nomi, penso sia importante riconoscersi con aziende che condividono la nostra visione di coerenza e innovazione».

Guardando al futuro, Roj immagina una crescente convergenza tra architettura e design per il mare: «L’architettura del futuro dovrà essere consapevole, a partire dall’integrazione sistematica di materiali innovativi e responsabili. Immagino spazi galleggianti sempre più votati al mix funzionale, come già avviene su terra: spazi ibridi, ben concepiti e calibrati per rispondere ai desideri delle persone che li abiteranno».
Gaia Grassi


