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Omega e l’America’s Cup

Dagli abissi alle competizioni veliche. Omega, oltre a schierarsi al fianco di Emirates Team New Zealand, torna alla ribalta come cronometrista ufficiale della XXXVI edizione della Coppa America.

Raynald Aeschlimann, Presidente e Ceo di Omega

In questo modo, la casa di Bienne arricchisce di nuovi contenuti il suo legame con il mondo del mare. Come ci spiega in questa intervista esclusiva Raynald Aeschlimann, Presidente e Ceo di Omega.  

Emirates Team New Zealand’s AC75 Te Aihe on the Waitemata Harbour in Auckland, New Zealand 36th America’s Cup

Come per Olimpiadi, per le quali è official timekeeper dal 1932, Omega vanta nella vela una storica partnership con Team New Zealand. Come nasce questa collaborazione?
Tutto ha avuto inizio nel 1995 grazie a una figura carismatica come quella di Sir Peter Blake, all’epoca a capo del team neozelandese con il quale Omega condivideva valori come la passione per la vela e per il mare. Con il passare degli anni abbiamo sviluppato una profonda amicizia e siamo onorati oggi di supportare non solo il team neozelandese all’America’s Cup, ma di proseguire un percorso che continua ad avere in lui una preziosa fonte d’ispirazione. 

Omega nel 2021 sarà per la terza volta cronometrista ufficiale della Coppa America dopo le esperienze del 2000 e del 2003. Cosa vi ha spinti a compiere questo passo?
Le ragioni sono da ricondurre al rapporto che ci lega al team neozelandese che, dopo la vittoria del 2017, ricoprirà il ruolo di defender nell’edizione che si svolgerà ad Auckland. E per Omega diventare official timekeeper dell’evento è stato un passaggio naturale. Siamo onorati di ricoprire questo ruolo.

Dagli AC50, i catamarani volanti della passata edizione, agli AC75, i monoscafi di ultima generazione con i quali si correrà la 36° edizione della Coppa America: cosa l’affascina di più di questa competizione e quali valori ha in comune con Omega?
Prima di tutto è il trofeo sportivo più antico del mondo. Per questo porta in dote tradizione e spirito pionieristico. Gli stessi di Omega che non a caso fu fondata nel 1848, pochi anni prima della regata dalla quale prese il nome il trofeo (nel 1851 ndr). Questo trofeo rappresenta la tradizione, ma al tempo stesso incarna anche la capacità di sapersi evolvere facendo tesoro delle nuove tecnologie. Una storia simile a quella che contraddistingue il percorso di Omega nell’orologeria dove la tradizione si coniuga con l’innovazione. E poi la Coppa America è un evento spettacolare da vedere ed emotivamente coinvolgente. Conservo ancora dei ricordi straordinari.

Ci saranno nuove referenze, oltre a quella svelata in occasione dell’annuncio, legate a questo evento?
L’edizione del Planet Ocean presentata sarà l’unica dedicata alla Coppa America. Ha riscontrato molto interesse tra gli appassionati di vela e non solo. Non ci saranno nuove referenze abbinate all’evento per quest’anno.

Il 2019 è coinciso con i 50 anni dallo sbarco sulla luna e con il record di profondità raggiunto da un essere umano. Momenti storici nei quali Omega era presente. Che significato hanno queste imprese per la Maison?
Omega gioca un ruolo da leader. Lo è sempre stata e questi traguardi ne sono la conferma. Raccontano molto delle nostre ambizioni e capacità. E dicono molto sulla qualità dei nostri orologi. Siamo stati scelti dalla NASA perché lo Speedmaster era l’unico segnatempo affidabile in grado di funzionare in condizioni estreme come quelle che s’incontrano in una missione spaziale. L’anno scorso abbiamo realizzato un orologio che ha resistito alle pressioni che si registrano nei punti più profondi degli oceani. Non sono operazioni di marketing, al contrario dimostrano il livello delle nostre capacità in ambito orologiero.

Le soluzioni sperimentate con l’Omega Seamaster Planet Ocean Ultra Deep Professional potranno essere adottate in futuro sui modelli della collezione Seamaster Diver 300M?
Il progetto Ultra Deep ci ha insegnato molto. Lavorare al fianco di ingegneri e ed esperti di missioni sottomarine ci ha permesso di accrescere il livello di conoscenza in questo campo. Naturalmente i contenuti tecnologici messi in campo in questa missione non sono necessari per gli orologi subacquei concepiti per le normali immersioni. È stato per noi un modo per mettere alla prova le nostre capacità e capire fin dove potevamo arrivare. Un giorno potrà tornarci utile anche nello sviluppo di nuove referenze. 

Il sesto continente ha rappresentato uno straordinario laboratorio di ricerca per l’orologeria. È ancora così?  
Dal mare c’è sempre qualcosa da imparare, a prescindere dall’orologeria. Oggi lo stato dell’arte della tecnologia ci ha permesso di avere tutti gli strumenti per eseguire prove e collaudi. Anche così l’ultima parola spetta sempre al mare. Così com’è accaduto per la missione dell’Ultra Deep. In tema di referenze che hanno un legame con l’elemento marino gli esempi sono davvero tanti, a iniziare dal Seamaster 300. Presentato nel 1957 ha segnato una svolta nella storia di Omega. Così come nel 1993 l’arrivo del Seamaster Diver 300M ha introdotto un nuovo codice estetico. Infine il Planet Ocean che ha arricchito di nuovi contenuti questo filone.

Emirates Team New Zealand’s AC75 ‘Te Aihe’ on the Waitemata Harbour in Auckland, New Zealand 36th America’s Cup

Cosa ha reso il Seamaster un’icona?
Il Seamaster è un orologio adatto in ogni circostanza: può essere indossato allo stesso modo per andare in ufficio o per affrontare un’avventura. Inoltre la collezione è sempre stata al passo con i tempi evolvendosi e introducendo nuovi codici stilistici e materiali all’avanguardia. 


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