Ci sono marchi che raccontano il proprio heritage. E poi ci sono marchi che continuano a viverlo. Per Panerai, nel mondo della vela, quel patrimonio ha un nome preciso: Eilean. Il ketch bermudiano varato nel 1936 non è un cimelio custodito in un museo né un espediente narrativo. Continua a navigare e, a novant’anni dal varo, rappresenta il legame più autentico tra il passato e il presente della Maison fiorentina.
Una storia che non si limita a essere ricordata, ma continua a ispirare collezioni, materiali e visione del marchio. “Il ritorno di Eilean alle regate era un progetto sul quale riflettevamo già da qualche anno”, racconta Alessandro Ficarelli, Chief Marketing and Heritage Officer di Panerai. “Il novantesimo anniversario ci ha offerto l’occasione giusta per riportarla nel circuito delle vele d’epoca. Qualcuno mi ha chiesto se sarebbe tornata in mare, ma Eilean il mare non l’ha mai lasciato. Ogni anno viene sottoposta ai consueti interventi di manutenzione, affidati alle maestranze del Cantiere Del Carlo di Viareggio, punto di riferimento nel restauro delle imbarcazioni storiche. La vera novità è che oggi torna anche a regatare”.
Per Panerai non si tratta soltanto di partecipare a un calendario di eventi, ma di offrire a clienti e collezionisti un’immersione nella cultura del mare. “Queste manifestazioni sono più vicine a concorsi d’eleganza che a competizioni. Eilean non è nata per essere la barca più veloce, ma una delle più eleganti. Vederla navigare accanto alle sue contemporanee significa compiere un vero viaggio nel tempo”.
In un settore in cui il termine heritage viene spesso utilizzato come leva di marketing, Panerai rivendica il valore dell’autenticità. “Oggi tutti raccontano storie. Noi abbiamo il privilegio di raccontare fatti realmente accaduti. Il rapporto con la Marina Militare, Eilean, le barche d’epoca: sono esperienze vissute, non costruite. Le persone ricordano un aneddoto vero, un’emozione autentica. Il nostro obiettivo è creare memoria”.
È proprio questa concretezza a distinguere la Maison: Eilean non rappresenta il passato di Panerai, continua a esserne parte. Lo stesso approccio emerge nella scelta del Radiomir come orologio simbolo di Eilean. “Quando acquistammo la barca eravamo convinti che il primo Radiomir fosse nato nel 1936. Oggi sappiamo, grazie ai documenti ritrovati negli archivi, che i primi prototipi risalgono addirittura al 1935”.
Anche la corrispondenza tra la Regia Marina e Giuseppe Panerai, con le richieste di rinforzare le anse delle prime casse, ha contribuito a ricostruire l’evoluzione che porterà al Luminor. “Per questo diciamo che, se Submersible e Luminor appartengono al mondo subacqueo, il Radiomir è diventato naturalmente l’orologio del comandante”. Una distinzione nata dalla storia, ben prima della comunicazione. La stessa filosofia guida il rapporto con Luna Rossa. “La vela è il luogo in cui tradizione e innovazione convivono meglio. L’America’s Cup è la competizione sportiva più antica del mondo, ma anche il laboratorio tecnologico più avanzato della vela”.
Dalle linee senza tempo di Eilean ai foil degli AC75, il mare rimane il filo conduttore di una visione nella quale il futuro nasce sempre dal rispetto delle proprie radici. “Preferisco una crescita sostenibile, fedele all’identità della Maison, piuttosto che rincorrere scorciatoie”.
L’episodio che racconta meglio questo legame riguarda però il Bronzo. “È nato proprio grazie a Eilean. Durante il restauro accompagnavo spesso Angelo Bonati (Ceo della maison dal 2000 al 2018 e artefice del rilancio del marchio ndr) al Cantiere Del Carlo. Un giorno osservò gli elementi in bronzo della barca e mi disse: “Perché non facciamo un orologio in bronzo?””.
Tre dischi di bronzo vennero lasciati ossidare in ambienti diversi, sviluppando patine completamente differenti. “Qualcuno propose di lucidarle. Bonati rispose: “Guardatele. Sono tutte diverse. È questa la loro bellezza””. Da quell’intuizione nacque nel 2011 il primo Submersible Bronzo, trasformando un dettaglio di Eilean in una delle collezioni più iconiche della Maison. È forse questo il modo più autentico di intendere l’heritage: non conservarlo in un archivio, ma lasciarlo navigare nel presente. Perché alcune storie non hanno bisogno di essere raccontate. Continuano semplicemente a vivere.
Matteo Zaccagnino




