Mancano solo pochi mesi al suo debutto al Cannes Yachting Festival, il nuovo Pioneer Yachts PY60 si appresta a prendere il largo come uno dei progetti più interessanti dell’anno. Non solo perché si tratta di un catamarano solare-elettrico di 60 piedi – un segmento giovane in cui l’innovazione va più veloce delle tendenze – ma anche perché dietro uno scafo relativamente compatto c’è un team di progettazione solitamente associato a superyacht di dimensioni ben più imponenti. Il risultato è uno yacht che unisce l’ingegneria tedesca, l’inconfondibile creatività italiana e una visione radicale del futuro della crociera.
Un progetto nato già elettrico
Il PY60 non è un catamarano a motore tradizionale convertito alla propulsione elettrica; è stato concepito fin dall’inizio come un ecosistema energetico integrato in cui pannelli solari, batterie e motori elettrici funzionano come un unico organismo coordinato. Il comunicato ufficiale sottolinea l’obiettivo del cantiere navale di creare «una piattaforma da crociera pratica, incentrata su efficienza, autonomia e semplicità operativa». Il suo ampio tetto solare alimenta la navigazione quotidiana, mentre il Sistema a 48 volt garantisce sicurezza, affidabilità e una manutenzione semplificata. Lo yacht raggiunge una velocità massima di 11 nodi e naviga silenziosamente a 7,5 nodi, dati che riflettono un modo diverso di vivere il mare, più lento, più consapevole e più vicino alla natura.
Architettura navale da superyacht su un 60 piedi
Uno degli aspetti più sorprendenti del PY60 è la scelta dei progettisti. Per lo scafo e l’architettura navale, Pioneer Yachts si è rivolta a Cossutti/Ganz Yacht Design, uno degli studi più rinomati d’Italia, solitamente associato a cruiser ad alte prestazioni, modelli unici su misura e progetti personalizzati di alta gamma. Vedere la loro firma su un catamarano di 18 metri manda un messaggio chiaro: Pioneer non sta semplicemente costruendo un “eco-cat”, ma uno yacht con una vera dignità di design, efficienza idrodinamica e una forte identità estetica. Il PY60 porta i tratti distintivi inconfondibili dello studio: linee pulite, volumi equilibrati e una meticolosa ricerca dell’efficienza.
Gli interni realizzati da Micheletti
Gli interni, invece, sono stati affidati a Lucio Micheletti + Partners, lo studio milanese noto per il suo approccio poetico e incentrato sui materiali nel design degli yacht. Il concept viene descritto come «un ambiente sereno e raffinato, pensato per trascorrere lunghi periodi a bordo», e si inserisce perfettamente nella tradizionale attenzione di Micheletti al comfort intelligente, dove luce, proporzioni e materiali creano un’atmosfera intima ma sofisticata. Sul PY60, questo si traduce in un ampio salone open space con vetrate panoramiche, un collegamento senza soluzione di continuità tra pozzetto e zona giorno grazie alla porta del pozzetto più ampia della sua categoria, cabine concepite come piccole suite e un’abbondanza di luce naturale che esalta la percezione dello spazio. È un linguaggio di design che si vede raramente su yacht di queste dimensioni — e qui diventa una caratteristica distintiva.
Il PY60 è pensato per l’uso privato, senza bisogno di un equipaggio professionale. Le manovre tramite joystick, i sistemi intuitivi e l’assenza di vibrazioni e rumore del motore rendono la navigazione un’esperienza rilassante, quasi meditativa. Fondatore Mike Frank lo descrive come “una vera e propria piattaforma operativa, da utilizzare e monitorare per migliorare i modelli futuri”, un approccio che ricorda il mondo dell’automobile, dove i prototipi diventano banchi di prova per un’intera generazione di prodotti.
Il primo modello, Pioneer One, scenderà in acqua a luglio e farà il suo debutto ufficiale al Cannes Yachting Festival del 2026. Si preannuncia come uno dei momenti clou della manifestazione, perché il PY60 è più di un semplice nuovo modello: è un vero e proprio manifesto. Un manifesto che dimostra che la nautica sostenibile può essere bella, silenziosa e tecnologicamente avanzata, senza rinunciare al tocco distintivo dei grandi designer italiani. E che anche un 60 piedi può avere l’ambizione – e la qualità – di un superyacht in miniatura.





