Il mercato dei superyacht torna a correre. È questo il segnale più evidente che emerge dal Knight Frank Wealth Report 2026, che fotografa un 2025 sorprendentemente vivace: il valore complessivo delle vendite è cresciuto del 70%, raggiungendo gli 8,5 miliardi di dollari, un risultato secondo solo all’exploit post‑pandemico del 2021. Secondo gli analisti, la ripartenza è dovuta all’effetto combinato di un maggiore realismo nei prezzi e di una domanda tornata aggressiva, soprattutto negli Stati Uniti, che continuano a rappresentare quasi la metà delle transazioni globali.
L’aggiustamento delle valutazioni richiesto dal mercato ha dunque riallineato le aspettative dei venditori, liberando un’ondata di acquisti rimasta in stand‑by per mesi. A spingere ulteriormente la domanda americana ha contribuito anche il ritorno del bonus fiscale sulla piena ammortizzazione, introdotto dal presidente Donald Trump con il One Big Beautiful Bill Act, che ha accelerato la chiusura dei contratti negli ultimi mesi dell’anno. Le tensioni legate ai dazi della cosiddetta Liberation Day hanno rallentato temporaneamente l’attività ad aprile, ma senza lasciare tracce significative sul segmento oltre i 24 metri.
Il mercato trainato dalla fascia alta
Il report evidenzia come la crescita è stata trainata soprattutto dalla fascia più alta del mercato. Le vendite di yacht oltre i 70 metri sono aumentate del 60%, spingendo il prezzo medio delle imbarcazioni vendute a 16,6 milioni di dollari. Parallelamente, il settore ha beneficiato del più consistente afflusso di nuove imbarcazioni sul mercato degli ultimi sette anni, un fattore che ha aumentato la liquidità in circolazione e ampliato le possibilità di scelta per gli acquirenti.
La dinamica dell’inventario conferma una tendenza ormai consolidata: la preferenza per imbarcazioni sempre più grandi. Mentre il segmento 24‑40 metri ha registrato lievi cali nel primo trimestre, quello tra 50 e 70 metri ha messo a segno un incremento del 62,5%, segno che il mercato premia volumi generosi e progetti di alto pedigree.
Cambiamento geografico e dinamiche geografiche
Un altro elemento chiave è il cambiamento demografico: l’età media degli armatori si è abbassata di circa dieci anni rispetto ai primi anni Duemila, con la fascia 35‑45 anni destinata a diventare dominante nel prossimo decennio. Una trasformazione che riflette un diverso modo di vivere e lavorare della fascia di popolazione più abbiente, sempre più abituata a gestire attività e patrimoni da più città contemporaneamente. Il superyacht diventa dunque una piattaforma operativa dotata di connettività avanzata e spazi pensati per il lavoro remoto, una sorta di residenza mobile a sei stelle.
Il report dedica ampio spazio anche alla geografia del settore, che sta cambiando rapidamente. La tradizionale alternanza tra Mediterraneo estivo e Caraibi invernali si sta dissolvendo a favore di nuovi poli. Il Golfo, sostenuto da investimenti sovrani e da progetti come Amaala in Arabia Saudita, sta evolvendo da semplice scalo tecnico a destinazione stabile, mentre Dubai si è affermata come hub charter globale. In Asia, il Giappone sta emergendo come nuovo protagonista grazie al potenziamento delle infrastrutture e all’allentamento delle normative per le unità battenti bandiera straniera. L’Indonesia, con il suo arcipelago di oltre 17.000 isole, sta attirando armatori in cerca di itinerari più avventurosi, mentre Singapore e l’Australia beneficiano dell’aumento degli UHNWIs nella regione e della ricerca di aree considerate più stabili in un contesto geopolitico complesso.
Le prospettive per il 2026
Guardando al futuro, i dati di BOAT International indicano che il 2026 è iniziato con lo stesso slancio: a metà febbraio erano già state concluse 58 vendite per un valore di 647 milioni di dollari, il 34,6% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se i prezzi rimarranno in linea con le aspettative del mercato e l’inventario continuerà a essere adeguato, la domanda degli UHNWIs dovrebbe sostenere l’attività per tutto l’anno. Resta tuttavia un’incognita: l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, che potrebbe influenzare la geografia del settore e la percezione di stabilità di alcune aree strategiche.






