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Richard Mille vola in Coppa America

Questione di affinità. Richard Mille entra in Coppa America e, a ben vedere, era difficile immaginare un terreno più naturale. Velocità, leggerezza, materiali estremi, ricerca esasperata della performance: da una parte l’alta orologeria portata ai suoi limiti, dall’altra la vela trasformata in un concentrato di tecnologia.

Un territorio che Richard Mille conosce bene. Da anni il marchio frequenta la Formula 1, il laboratorio per eccellenza dove ogni grammo, ogni materiale e ogni frazione di secondo possono fare la differenza. E oggi il parallelo con la Coppa America è quasi inevitabile. Con l’avvento dei foil, le barche hanno smesso di navigare per cominciare a volare, trasformandosi in sofisticatissime macchine da corsa. Se la Formula 1 rappresenta la frontiera tecnologica dell’automobilismo, la Coppa America è diventata a tutti gli effetti la Formula 1 della vela. 

È qui che si inserisce l’ingresso di Richard Mille al fianco di GB1, lo sfidante britannico alla 38ª America’s Cup. Il marchio svizzero sarà Official Timing Partner del team guidato dal Team Principal Sir Ben Ainslie e dal CEO Ian Walker nella corsa verso Napoli 2027. Una partnership che porta Richard Mille nel cuore del trofeo sportivo internazionale più antico al mondo e, allo stesso tempo, accanto a uno dei protagonisti della prossima sfida.

Per GB1 sarà la quarta campagna di Coppa America. Alle spalle c’è il Royal Yacht Squadron Ltd, Challenger of Record della 38ª edizione, davanti un obiettivo che per la vela britannica conserva un significato particolare: riportare finalmente in Gran Bretagna quel trofeo che proprio da lì, nel 1851, iniziò la sua storia. Fu allora che la goletta America attraversò l’Atlantico e sconfisse la flotta britannica nella regata attorno all’Isola di Wight, dando origine a quella che sarebbe diventata l’America’s Cup.

Centosettantasei anni dopo, lo scenario sarà Napoli. E il primo assaggio arriva già dal 24 al 27 settembre, quando GB1 scenderà per la prima volta nelle acque del Golfo per la seconda Preliminary Regatta, confrontandosi con gli altri team sugli AC40 monotipo foiling. Al timone ci sarà Dylan Fletcher, che insieme agli altri uomini chiave della squadra indosserà Richard Mille durante la campagna. Con lui fanno parte del sailing team Ben Cornish, Bleddyn Mon, Andrea Tesei e Jemima Lines.

“Ero entusiasta quando è emersa per la prima volta la prospettiva di questa partnership, ed è fantastico poter ora unire ufficialmente questi due marchi”, ha dichiarato Dylan Fletcher, timoniere di GB1.

“Richard Mille ha sempre spinto i confini dell’orologeria, aprendo la strada all’utilizzo di materiali d’avanguardia e movimenti complessi per raggiungere il massimo livello di prestazioni. Questo è in definitiva ciò che cerchiamo di fare con GB1 nella vela agonistica, quindi c’è una vera sintonia nel condividere i nostri valori e nel desiderio di sfidare i limiti del possibile.”

Ed è proprio sul concetto di limite che i due mondi sembrano incontrarsi meglio. Perché l’America’s Cup contemporanea ha ormai poco a che vedere con l’immagine tradizionale della vela. Gli AC75 sono laboratori tecnologici capaci di sollevarsi sull’acqua e trasformare il vento in velocità attraverso aerodinamica, idrodinamica, elettronica e sistemi di controllo sempre più sofisticati.

Un approccio che ricorda da vicino quello seguito da Richard Mille nella costruzione dei suoi segnatempo: ridurre il peso, sperimentare nuovi materiali, cercare soluzioni tecniche inedite e mettere ogni componente al servizio della prestazione.

La sfida per GB1, intanto, non si ferma agli AC40. Entro la fine del 2026 il team prevede infatti di varare il proprio AC75 riconfigurato. Lo scafo strutturale principale utilizzato nella campagna del 2024 resterà, ma molto cambierà sotto la pelle. La disposizione interna sarà completamente rivista per accogliere cinque cockpit, mentre arriveranno un nuovo sistema di accumulo e gestione dell’energia basato sulle batterie, una nuova elettronica di controllo e importanti aggiornamenti alle interfacce delle appendici e ai sistemi foil. Una trasformazione dettata dal nuovo ciclo regolamentare del 2027 e dalla continua corsa alla prestazione che caratterizza la Coppa.

“La nostra partnership con GB1 rappresenta una naturale estensione del nostro coinvolgimento nel mondo della vela, nel cuore di una delle discipline sportive più antiche e impegnative. La 38a America’s Cup premia la precisione, l’innovazione incessante e la resilienza, valori che sosteniamo fin dalla fondazione di Richard Mille. GB1 ha già fatto la storia della vela britannica ed è un vero privilegio supportare il loro team esperto nella continua ricerca di portare a casa il trofeo”, ha commentato Peter Harrison, CEO di Richard Mille EMEA.

Per Richard Mille, del resto, il mare non è certo una scoperta. Il marchio ha costruito negli anni un rapporto sempre più stretto con la vela, passando dalle grandi regate dedicate agli yacht classici alle competizioni contemporanee. L’America’s Cup rappresenta però un passo ulteriore. Non soltanto per la dimensione internazionale dell’evento, ma perché porta questa relazione nel punto in cui sport, tecnologia e sperimentazione raggiungono probabilmente la loro espressione più estrema.

“La vela è sempre stata una fantastica fonte di ispirazione per noi. Questa nuova partnership è la naturale continuazione del nostro percorso di sviluppo di orologi dedicati e di collaborazione con il mondo delle regate. Incarna la perfetta combinazione di purezza di linee, prestazioni e innovazione che definisce l’identità di Richard Mille”, ha aggiunto Amanda Mille, Brand and Partnerships Director di Richard Mille.

Formula 1 e America’s Cup, dunque. Asfalto e acqua, monoposto e AC75. Cambia il terreno di gioco, non cambia la filosofia. In entrambi i casi la velocità è il risultato visibile di un lavoro molto più complesso, fatto di ricerca, materiali, precisione e capacità di spostare continuamente un po’ più avanti il limite. Per Richard Mille, salire a bordo di GB1 significa soprattutto questo. Entrare in una competizione dove il tempo non si limita a misurare la performance. La decide.

Matteo Zaccagnino

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