Un viaggio su 3.935 cavalli. Tra terra e acqua. In un tempo presente che si fa passato e plana sul futuro. Là dove la maestria risorge insieme al genio per creare oggetti, automobili e barche, inconfondibilmente unici.

È così che Range Rover e Riva hanno deciso di narrare il loro incontro. Con l’understatement di chi è la massima espressione del prestigio, perché fonde rigore ed eccentricità in un equilibrio perfetto. Per annunciare un’alleanza di prodotto, visto che il marchio auto sarà partner del cantiere nei saloni nautici, e un progetto congiunto di eventi esclusivi per coinvolgere clienti e appassionati, i due brand hanno scelto il senso dell’esperienza, il canone della percezione.
Ecco, quindi, il trasferimento da Milano a Sarnico alla guida della Range Rover Sport SV Black e l’uscita sul lago d’Iseo a bordo del Riva 68’ Diable: 635 cavalli la prima, 1.650 per ciascun motore il secondo, per un totale di quasi 4 mila cavalli e 32 cilindri.

Una sommatoria in potenza che rende giustizia solo in modo infinitesimale dei valori dei due marchi, sublimati nel cantiere di Sarnico dalle architetture, con l’ex ufficio di Carlo Riva a forma di plancia sopraelevata sul lago, dai capannoni di restauro e di conservazione di Riva Classiche, dove lavorano i maestri d’ascia ancora in grembiule e si sente nelle narici l’odore del mogano e dell’acero che hanno fatto la fortuna dell’imbarcazione più famosa del mondo: l’Aquarama.
Mogano e acciaio inox lucidato sono l’eredità che arriva anche negli stilemi del Riva 68’ Diable: un open yacht da poco meno di 21 metri espressi con classe assoluta e un design di pura eleganza dinamica.

Oltre ai due Man V12 capaci di spingerlo fino a 40 nodi, colpisce la facilità di conduzione che, quasi ci si trovasse su un natante fuoribordo, viene assicurata dalla timoneria elettroidraulica steer-by-wire.

Spettacolare è poi il parabrezza curvo, praticamente a tutto baglio tolti i due passavanti, ma realizzato in un pezzo unico. Così come è unica la serie speciale della Range Rovers Sport SV, dove l’abito black-tie rappresenta un invito permanente al più esclusivo party automobilistico.
Quello dei motori a multiplo di quattro, che qui si presenta in veste V8 4.4 litri mild hybrid, con un cocktail prestazionale da 635 cavalli e 750 newton per metro di coppia.

Se è vero che il nero sfina, anche le curve da maggiorata del veicolo speciale a marchio Range Rover si addolciscono premurosamente: i cerchi da 23 pollici che la innalzano ad altezza d’uomo di media statura sembrano annegati nella marea total black, che arriva persino al logo SV in ceramica.

La raffinatezza del ton sur ton che più scuro non si può richiama il carattere esclusivo delle ammiraglie riservate a chi conta o pensa di farlo nelle umane cose.

Non per questo tralascia innovazione e tecnologia allo stato quasi alchemico: al sistema di sospensioni 6D Dynamic, che abbina le molle ad aria agli ammortizzatori dinamici semi attivi e interconnessi, riesce la magia di ridurre sensibilmente lo sbandamento laterale imposto dalla fisica a una massa che all’intorno delle due tonnellate e mezza.

Dire che il comfort da tappeto volante è il plus di questa vettura è onestamente tautologico: quello che colpisce e arricchisce la sensorialità di chi guida è anche il motore.
Fluido e sornione in fase lineare, si irrobustisce ai picchi di accelerazione e alle salite di regime, accompagnato da un suono con tonalità e decibel da car addicted.

Si può giudicare un’auto in 160 chilometri? Probabilmente no, almeno nel senso compiuto del termine, ma anche un tragitto relativamente breve e distribuito tra città, autostrada e strada statale, lascia il segno: la Range Rover Sport SV Black naviga nel mondo delle auto come Riva in quello delle barche. Inimitabilmente.
Fabio De Rossi






