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Rolex Perpetual Planet

Ogni epoca ha i suoi pionieri. Hans Wilsdorf non ebbe solo il merito di fondare Rolex, oggi indiscutibilmente il marchio leader nel settore orologiero. A Wilsdorf va riconosciuto il fatto di essere stato tra i primi, se non il primo, a intuire che non bastava solo produrre i migliori segnatempo. Era necessario soprattutto che questi potessero funzionare in ogni condizione, anche le più estreme e difficili. Ecco quindi che oltre alla Manifattura era necessario trovare un banco di prova affidabile dove poter testare e mettere alla prova le soluzioni tecniche messe a punto. 

Oyster Perpetual Rolex Deepsea

A fare la differenza fu un episodio che si rivelò determinante per il successo della Casa di Ginevra. Nel 1926 Rolex brevettò una soluzione affidabile di corona a vite: era nato il modello Oyster, impermeabile e consacrato dall’impresa di Mercedes Gleitze che con l’orologio al collo nuotò per 10 ore nel Canale della Manica. L’impresa sportiva non riuscì, ma l’eco che ebbe fu straordinaria. 

Rolex Oyster Perpetual Deepsea Sea-Dweller

Cinque anni dopo ecco una seconda pietra miliare: sempre Rolex presentò il suo movimento automatico che, abbinato a una cassa Oyster, rendeva l’orologio ancora più ermetico in quanto riduceva le operazioni di carica e così la corona a vite veniva  stressata di meno. In poche parole Wilsdorf sposò una visione del tutto inedita e molto innovativa: trasformare il mondo e gli elementi che lo costituiscono in uno straordinario laboratorio di ricerca. Il resto è storia. Dalla superficie del mare alle missioni esplorative dei punti più profondi degli oceani fino alle vette più alte da conquistare: la storia della casa di Ginevra è stata scandita dai traguardi e dalle imprese compiute da quelli che si possono definire veri e propri pionieri. 

Leading oceanographer and Rolex Testimonee Sylvia Earle.

Nel vocabolario moderno oggi questo termine evolve il suo significato e va in un’altra direzione. Sì perché se il nostro pianeta all’inizio era solo da esplorare e scoprire, oggi invece ha bisogno di essere soprattutto tutelato e protetto. Una missione questa altrettanto affascinante rispetto a quella della scoperta, nella quale entra in gioco una nuova figura di pioniere al quale è affidato il compito di scoprire nuove strade da percorrere per scongiurare gli effetti negativi sull’ambiente determinati dalle attività umane. 

Divers on Tektite II in the US Virgin Islands glide towards a sea whip after studying coral.

Da qui nasce Perpetual Planet un progetto ambizioso messo a punto da Rolex e che ha debuttato nel 2019. A oggi i pilastri che compongono questa campagna sono la collaborazione con la National Geographic Society, al fine di studiare l’impatto del cambiamento climatico, e l’iniziativa Mission Blue di Sylvia Earle, che mira alla salvaguardia degli oceani attraverso una rete di Hope Spots (luoghi di speranza) marini protetti e infine i Rolex Awards for Enterprise, concepiti con la lo scopo di premiare coloro i quali, grazie ai loro progetti, fanno progredire la conoscenza e proteggono l’ambiente e il benessere dell’umanità.

Miranda Wang at the BioCellection offices, Menlo Park, California – finding uses for the world’s plastic waste.

La rosa dei partecipanti all’edizione 2019 di questo prestigioso premio ha annoverato 957 candidature provenienti da 111 Paesi. Per la prima volta nella storia di questa iniziativa nata nel 1976 i progetti presentati, oltre alle valutazioni di una giuria di esperti indipendenti, sono stati oggetto di valutazione anche da parte del pubblico attraverso votazione sui social media. Tra i lavori presentati dai cinque vincitori spicca quello di Miranda Wang. L’imprenditrice e biologa molecolare canadese che attraverso la sua società BioCollection ha messo a punto una tecnologia che, facendo leva sulla chimica, permette di riciclare la plastica altrimenti non trattabile.

Miranda Wang examines plastic waste at Año Nuevo Beach in California

“Lavoriamo con plastica che oggi non è riciclabile”, spiega. Wang “Ciò significa che attualmente non esistono tecnologie economiche in grado di trasformare questa plastica in prodotti utilizzabili. Noi prendiamo scarti come sacchetti sporchi o materiali di imballaggio monouso e li trasformiamo in sostanze chimiche preziose che possono essere utilizzate per realizzare materiali resistenti per realizzare prodotti che tutti noi amiamo e usiamo ogni giorno”, conclude Wang. Una montagna altissima da scalare dal momento che, come è stato calcolato, ogni anno si producono 340 milioni di tonnellate di plastica i cui scarti finiscono poi per inquinare soprattutto gli oceani e i fiumi.

The many forms of plastic waste gathered by Miranda Wang at a beach in California.

A soli 25 anni Wang è stata in grado, anche grazie al supporto della sua compagna di studi diventata poi socia in affari nella BioCollection Jeanny Yao, di trovare un trattamento particolare per ripulire la plastica usata senza un dispendio di energia eccessivo o l’impiego di componenti derivati dal petrolio. In sostanza, grazie a un catalizzatore che funziona a 120° gradi, in tre ore e mezzo Wang insieme al suo team è riuscita a convertire il 90 per cento della plastica presa in esame trasformandola in sostanze chimiche pronte per poter essere riutilizzate. “Attualmente non c’è quasi nessuna tecnologia in grado di trattare la plastica davvero sporca”, spiega Wang. “Si tratta di plastica in condizioni così cattive che fino ad oggi non aveva senso pulirla per realizzare nuovi prodotti a partire da essa.

Sorted waste bundles tower above Miranda Wang at California’s GreenWaste Recovery facility.

Ci siamo voluti concentrare proprio su questa problematica con la quale nessun altro vuole avere a che fare per capire se si poteva fare qualcosa” prosegue Wang che aggiunge: “abbiamo inventato un nuovo procedimento, sostenibile ed economico, per produrre prodotti chimici industriali di valore a partire da questi scarti di plastica. Siamo riusciti a dimostrare che la qualità di questi prodotti è la stessa di quelli realizzati a partire dal petrolio vergine”. 

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