Skip links

Rolex Swan Cup 2026: 170 barche raccontano l’evoluzione di Swan

Sei pontili occupati da Swan appartenenti a epoche diverse e 170 yacht riuniti nello stesso luogo. La prima giornata della Rolex Swan Cup 2026 ha trasformato Porto Cervo in una rappresentazione concreta dei sessant’anni di Nautor Swan. Non attraverso modelli esposti a terra, ma con barche ancora naviganti e, in molti casi, impegnate sullo stesso campo di regata.

È questo uno degli aspetti più interessanti della 23ª edizione organizzata dallo Yacht Club Costa Smeralda, in collaborazione con Nautor Swan e con Rolex come Title Sponsor. Il numero degli iscritti ha raggiunto il limite massimo previsto dall’organizzazione, stabilendo un nuovo record per l’evento. A bordo ci sono circa 1.800 velisti.

La prima giornata, il 16 settembre, è stata caratterizzata da vento leggero. Il Comitato di Regata è comunque riuscito a far partire una prova costiera dal Golfo di Arzachena. La flotta ha attraversato di bolina il Passo delle Bisce per raggiungere l’Isola dei Monaci, mentre per le tre classi Swan Maxi il percorso è stato esteso fino a 9,6 miglia. Ma osservando le barche sulle banchine, prima ancora che in regata, emerge un racconto molto più ampio.

Rolex Swan Cup 2026

Da Tarantella ai nuovi Swan: sessant’anni sullo stesso pontile

All’estremo iniziale di questa storia c’è Tarantella, il primo Swan mai costruito. È uno Swan 36, il modello con cui nel 1966 prende forma la storia del cantiere fondato da Pekka Koskenkylä in Finlandia. Quel progetto appartiene alle origini della filosofia racer-cruiser del marchio: una barca capace di affiancare le prestazioni a vela alla possibilità di essere utilizzata anche in crociera.

Sessant’anni dopo, Tarantella è presente a Porto Cervo insieme agli Swan di oggi. La sua presenza permette quindi di mettere idealmente a confronto l’origine del marchio con yacht sviluppati attraverso materiali, tecnologie e modi di vivere la vela profondamente cambiati.

All’altro estremo della linea temporale ci sono i progetti più recenti, tra cui il nuovo Swan 80. Le sue linee esterne portano la firma di Lucio Micheletti e mostrano un’impostazione molto diversa rispetto alle generazioni storiche. Il profilo è basso e filante, con superfici continue e una sovrastruttura disegnata per accompagnare in modo fluido la linea dello yacht.

Il confronto tra queste barche permette così di osservare quanto sia cambiato il modo di progettare uno yacht a vela, mantenendo allo stesso tempo quel rapporto tra prestazioni e crociera che accompagna Swan fin dalle origini.

Vahine, quando il progetto si misura nel tempo

Tra il primo Swan e le generazioni contemporanee ci sono poi yacht che raccontano un altro aspetto del design nautico: la capacità di continuare a navigare dopo decenni. È il caso di Vahine, Swan 65 scafo numero 002, varato nel 1973. Il classico ketch di 65 piedi rappresenta una generazione importante nella storia del cantiere e, secondo le informazioni raccolte a Porto Cervo, ha raggiunto circa un milione di miglia percorse nell’arco di quarant’anni.

Un numero che porta il discorso oltre l’estetica. In una barca destinata alla navigazione, il progetto viene verificato nel tempo attraverso l’utilizzo, la manutenzione, gli aggiornamenti e la capacità di continuare ad affrontare il mare. A Porto Cervo, la presenza di yacht appartenenti a generazioni tanto lontane rende questa dimensione particolarmente evidente.

Una flotta che racconta l’evoluzione Swan

La Rolex Swan Cup permette così di osservare nella stessa cornice barche nate con obiettivi differenti. Accanto agli Swan firmati Sparkman & Stephens navigano i Classics by Frers, le unità dedicate alla crociera, i Maxi e le più recenti classi ClubSwan.

Cambiano le forme degli scafi, le appendici, le proporzioni delle coperte e i materiali. Cambia anche il modo in cui vengono organizzati gli spazi a bordo. Quello che negli anni Sessanta era già un equilibrio avanzato tra barca da regata e yacht da crociera si è progressivamente articolato in famiglie sempre più specializzate.

La stessa composizione della flotta rende visibile questa evoluzione. Alla Rolex Swan Cup convivono Swan Legacy, Maxi, Pure Cruising e ClubSwan One Design, mettendo sullo stesso campo di regata yacht nati in epoche diverse e sviluppati per modi differenti di vivere la vela.

Nella prima giornata, caratterizzata da vento leggero, più di cento Swan hanno attraversato insieme il Passo delle Bisce durante la prova costiera. Una scena particolarmente rappresentativa di questa edizione: scafi, proporzioni e soluzioni progettuali appartenenti a generazioni lontane si sono ritrovati a navigare nello stesso tratto di mare.

Sessant’anni di Swan riuniti a Porto Cervo

La Rolex Swan Cup diventa così anche un’occasione per osservare da vicino come sia cambiata la progettazione degli yacht a vela. Dal Swan 36 Tarantella ai modelli contemporanei, si possono leggere sessant’anni di evoluzione nelle forme degli scafi, nelle coperte, nei materiali e nell’organizzazione degli spazi a bordo.

Accanto alle regate, la manifestazione mantiene inoltre un legame con la cultura della vela. In Piazza Azzurra, Paul Cayard, socio onorario dello YCCS, testimonial Rolex e ambassador Nautor Swan, ha incontrato il pubblico raccontando il proprio rapporto con la Star e il ruolo che questa classe ha avuto nella sua carriera.

Paul_Cayard
Paul Cayard

La Rolex Swan Cup prosegue fino al 19 settembre, ma la presenza record di 170 imbarcazioni ha già creato una fotografia particolare della storia del cantiere. A Porto Cervo, yacht separati da decenni di progettazione si trovano oggi fianco a fianco, permettendo di osservare direttamente quanto sia cambiato il modo di disegnare, costruire e vivere uno Swan in sessant’anni.

Leave a comment