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Santa Maria Magnolfi Yacht Design

Coraggio, entusiasmo, genialità e tenacia. Oltre che un’innata dose di simpatia e una lungimiranza non indifferente. Sono queste le doti più evidenti di Valentina Magnolfi e Federico Santa Maria, i due giovani yacht designer titolari dell’omonimo studio milanese che, solo per il fatto di lavorare in coppia in un mondo fortemente egoriferito, sono da considerare degli outsider.

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Già il loro incontro dovrebbe far riflettere: non si sono conosciuti all’università, ma alla Wally Yachts, dove entrambe hanno scelto di lavorare appena finiti gli studi: architettura per lui e yacht design per lei. Una scelta che la dice lunga su quale sia la loro idea di yacht design.

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I loro lavori parlando da sé: linee innovative, decise e senza compromessi. Yacht a vela e a motore rigorosissimi, che rompono con decisione gli schemi classici, senza però stravolgerne la tradizione. Che la loro fosse una missione si era capito da tempo: il primo disegno di Federico alle scuole elementari era stato un Riva 38; entrambi considerano la barca come qualcosa di vivente e la rappresentano spesso con forme che vedono come zoomorfe. Ma proprio questa loro esuberanza e voglia di cambiamento è, in questo momento, anche il loro limite.

Pangea
Pangea

«È difficile far digerire le nostre forme», confessa Valentina, «gli armatori sono intimoriti da barche che non possono essere omologate, hanno paura che non piacciano agli altri e questo li frena». «Inoltre il mercato dello yacht design è abbastanza chiuso e non è facile entrarci, soprattutto se lo si fa a gamba tesa come noi», le fa eco Federico. Qualcosa però comincia a muoversi. Pangea, il loro explorer di 70 metri è stato presentato un paio di anni fa. Allora sembrava un concept di quelli nati giusto per stupire.

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Oggi, a furia di parlarne e di proporlo, si comincia a viverlo come qualcosa di possibile e realizzabile, non più solo come una bella utopia. «C’è stato anche un armatore che ci ha chiesto di disegnarne uno uguale ma di 50 metri. Poi non se ne è fatto più niente, però già quella è stata una bella soddisfazione», racconta Valentina. «Pangea è stata concepita come un’idea di unicità nell’infinità del mare», spiega Federico. Come a dire che un elemento tanto affascinante come l’Oceano meriti qualcosa di più di linee trite e ritrite.  Osservata con un occhio che riesca ad andare oltre le sue linee e il suo aspetto futuristico Pangea (soprattutto la sua prua) ricorda alcune barche da lavoro del Nord Europa.

Bug 30 meter
Bug 30 meter

I concept dello studio Santa Maria Magnolfi traggono quindi ispirazione da scafi esistenti? «Sì e no», risponde Federico, «In linea di massima le barche ce le immaginiamo, però è indiscutibile che barche già viste possano influenzarci. A me comunque non dispiace l’idea di prendere ispirazione da altre cose e poi mescolare tutto per tirarne fuori un’idea nuova», conclude.

«Siamo molto attratti dalle barche vecchie», spiega ancora Valentina, «I vecchi Bannenberg, per esempio, perché hanno un fascino intramontabile».

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La domanda a questo punto sorge spontanea: qual è, di tutte quelle progettate, la barca che vi piace di più? «La prossima! Rispondono in coro. Quando disegniamo una barca quella successiva è già lì che preme per uscire, ma se proprio dovessimo sceglierne una opteremmo per il 30 metri a vela», confessa Federico. «Una barca che prende spunto dai vecchi JClass, ma ruba qualcosa anche ai gozzi e quadra il cerchio per chi desidera uno scafo flush deck, ma non vuole rinunciare alla luce diretta in quadrato».

HAMILTON

Di tutte le barche che hanno progettato solo una, per ora, è scesa in acqua, ma ce n’è anche una seconda che, pur non essendo firmata direttamente da loro, ha visto la collaborazione dello studio nella sua realizzazione. La prima è un Wally Tender costruita per il figlio di Luca Bassani e la seconda è il Lap 1 di Lapo Elkann, disegnata da Francesco Paszkowski, varata da Baglietto e per la quale hanno rifatto gli interni. Inutile dire che queste due barche sono i progetti più “in linea” con il mercato. Valentina e Federico però tengono duro. «Il nostro modo di andare incontro al mercato è quello di modificare leggermente i nostri progetti per renderli più vendibili, ma senza snaturarli», spiega Federico. «Non vogliamo cedere adesso alle logiche di mercato, altrimenti rischiamo di fossilizzarci su progetti che non ci appartengono», gli fa eco Valentina, «Noi teniamo duro e speriamo che prima o poi il mercato si evolva a sufficienza per apprezzare il nostro lavoro».

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Qualcuno che ama i loro progetti però c’è già se è vero che lo stesso Lapo Elkann gli ha chiesto di disegnargli un Explorer di una quarantina di metri. Una barca che, inutile dirlo, dovrebbe essere un one off e che se verrà costruita non passerà certo inosservata.

Explorer 42m-2

Il sogno nel cassetto di entrambe è scontato: vedere i loro progetti navigare per i mari di tutto il mondo esattamente come potrebbe accadere grazie ai due progetti che hanno recentemente realizzato per Baglietto.

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