Skip links

SES Yachts svela EPOQ 36 e sbarca per la prima volta nel semi-custom

C’è un filo sottile che lega i gentleman’s yacht del primo Novecento alle esigenze di una parte degli armatori di oggi: la preferenza per la misura anziché per l’ostentazione. SES Yachts ne propone una lettura contemporanea con EPOQ 36, primo modello di una serie interamente nuova presentata insieme a Ocean Independence, con il design di Sturge & Toth e l’architettura navale di Van Oossanen Naval Architects. Il progetto arriva nell’anno del cinquantesimo anniversario del cantiere di Istanbul e segna una discontinuità che va oltre lo stile: per la prima volta in mezzo secolo di attività SES Yachts entra nel segmento semi-custom.

È questo, più della citazione storica, il dato industriale del progetto. Il cantiere turco, a conduzione familiare e oggi alla terza generazione, ha consegnato novantuno imbarcazioni interamente custom fra vela e motore, costruendo la propria reputazione sulla lavorazione del legno e su rapporti di lungo periodo con gli armatori. La serie EPOQ — tre modelli compresi fra 24 e 46 metri, di cui il 36 è il primo presentato — trasferisce quella competenza su una piattaforma ripetibile, con l’obiettivo dichiarato di accorciare i tempi di accesso alla proprietà senza rinunciare al livello di finitura che ha definito il cantiere fino a oggi.

Una reinterpretazione, non una citazione

L’ispirazione alla Belle Époque, la stagione europea compresa fra il 1871 e il 1914, non si traduce in un recupero filologico del linguaggio estetico dell’epoca. Sturge & Toth ha lavorato piuttosto sui valori che quella stagione esprimeva — eleganza, cultura del mare, piacere della navigazione lenta — riportandoli su proporzioni moderne. Il profilo alterna richiami discreti alla tradizione britannica a superfici pulite e linee essenziali, con una prua concava che si risolve in uno specchio di poppa arrotondato e dettagli in teak a scandire il fianco.

«Il gentleman’s yacht tradizionale era spesso associato a status, prestigio ed espressione visiva della ricchezza», spiegano i fondatori dello studio Toby Sturge e Ben Toth. «La nostra interpretazione segue un’altra strada: EPOQ non cerca di impressionare attraverso la grandiosità».

La stessa impostazione governa la distribuzione degli spazi. Le aree esterne sono dimensionate per la permanenza all’ancora e la convivialità più che per la parata, mentre il salone principale adotta arredi mobili e indipendenti, che restituiscono un carattere residenziale e consentono riconfigurazioni successive. Gli interni combinano la falegnameria tradizionale del cantiere con tessuti contemporanei, una scelta che lascia margini di personalizzazione anche nelle fasi avanzate della costruzione.

La vasca che diventa lucernario

L’elemento più riconoscibile del progetto è la vasca idromassaggio sul sun deck, collocata esattamente sopra la zona pranzo esterna del ponte sottostante. Il fondo in vetro funziona come un lucernario architettonico: filtra la luce naturale e proietta sul ponte inferiore il movimento dell’acqua. Una tecnologia a cristalli liquidi consente di commutare il vetro fra trasparente e traslucido, soluzione che secondo i progettisti appartiene di norma a unità di dimensioni ben maggiori.

È un dettaglio che vale come dichiarazione di metodo: l’innovazione entra a bordo dove aggiunge qualcosa all’esperienza di chi naviga, non come esercizio dimostrativo.

Progettata per navigare davvero

Sotto il profilo tecnico EPOQ 36 è impostata su uno scafo dislocante in acciaio sviluppato attorno a tre criteri — semplicità, affidabilità, efficienza. La propulsione ricorre a motori a basso regime di rotazione, scelti per contenere il rumore e ampliare le autonomie, mentre gli impianti di bordo sono stati deliberatamente mantenuti essenziali per garantire la manutenibilità anche lontano dai principali centri di assistenza. Il ponte inferiore è stato standardizzato per ottimizzare la qualità costruttiva, conservando però margini di adattamento alle richieste dell’armatore.

«EPOQ non è mai stata un esercizio di complessità», osserva Benjamin Toth. «Ogni scelta progettuale è stata valutata attraverso la lente di come gli armatori usano davvero il proprio yacht».

Alla base della carena c’è il Fast Displacement Hull Form messo a punto da Van Oossanen Naval Architects, un’architettura che secondo lo studio olandese combina l’efficienza dello scafo dislocante con alcune caratteristiche prestazionali delle carene semi-dislocanti, riducendo la resistenza all’avanzamento lungo l’intero campo di velocità. I progettisti indicano come conseguenze consumi più contenuti e una migliore tenuta di mare, con una geometria ottimizzata per limitare il beccheggio.

Un’alleanza costruita a monte

Il tratto meno visibile ma forse più significativo del progetto riguarda il metodo di lavoro. Cantiere, studio di design, architetti navali e broker hanno lavorato insieme fin dalle prime fasi concettuali, senza la consueta separazione fra progettazione, ingegnerizzazione e commercializzazione: Ocean Independence è stata coinvolta a monte e agisce come partner commerciale esclusivo della serie.

«Gli armatori di oggi cercano sempre più imbarcazioni che riflettano il loro stile di vita piuttosto che il loro status», commenta Peter Hürzeler, amministratore delegato di Ocean Independence, che descrive EPOQ 36 come tecnicamente sofisticata ma priva di complessità superflue.

Resta da vedere come una piattaforma semi-custom convivrà con l’identità artigianale che il cantiere ha costruito in cinquant’anni. Ma la direzione è chiara, e passa da una qualità che SES Yachts riassume in una formula sobria: un’eleganza che non grida, ma suggerisce

Leave a comment