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Dreaming the Red Sea

Nell’era degli algoritmi e di Google Maps, quando tutto sembra già scoperto, fotografato e geolocalizzato, esistono ancora luoghi capaci di sorprendere. È il caso dell’Arabia Saudita, oggi al centro di una trasformazione che sta ridefinendo non soltanto la sua identità, ma anche le rotte globali del turismo e della nautica. Quando Vision 2030 venne annunciata nel 2016, il messaggio era inequivocabile: liberarsi dalla dipendenza da petrolio e gas, aprendo nuove traiettorie economiche e culturali. Il turismo diventava una leva strategica per aprire il Paese e valorizzare località rimaste per decenni invisibili agli occhi del mondo. 

Il Ritz Carlton di AMAALA.

Il territorio saudita è un continente: deserti monumentali, montagne che sfiorano i tremila metri, una costa sterminata affacciata sul Mar Rosso e una delle barriere coralline più ricche del pianeta. Qui il mare non è uno scenario: è il protagonista assoluto. È risorsa, frontiera, identità. Le sue acque trasparenti, le baie incontaminate e il quarto reef più grande del mondo hanno trasformato quest’area in uno dei nuovi laboratori mondiali della nautica. La vera rivoluzione, però, sta nel modello di sviluppo. Nella destinazione The Red Sea progettata dallo sviluppatore Red Sea Global, per esempio, delle 90 isole potenzialmente utilizzabili, solo 22 vengono toccate dall’uomo; le altre rimangono intatte. Nessuna isola è stata ridisegnata: è l’architettura a piegarsi alla natura, non il contrario. 

Un rendering aereo del Nammos Resort, situato nella Triple Bay di AMAALA e affacciato sulla Hijaz Cove. La Triple Bay offre anche l’ormeggio per yacht fino a 120 metri.

La prima fase ha inaugurato cinque resort, uno in montagna, uno nel deserto e tre sulle isole, e oggi il cuore del progetto, Shura Island, ha aperto i suoi primi tre resort. Undici strutture, un golf course — il primo su un’isola in Arabia Saudita — una marina, un centro diving e un ecosistema pensato per accogliere il nuovo turismo nautico internazionale. Per l’Arabia Saudita significa una cosa: diventare un nuovo baricentro dello yachting globale. Il Paese, storicamente legato al porto di Jeddah per pellegrinaggi e commerci, non aveva mai avuto un palcoscenico dedicato alla nautica da diporto. Oggi tutto è cambiato: Formula 1, resort di nuova generazione e infrastrutture avanzate hanno portato nel Mar Rosso i primi superyacht internazionali. 

Il resort Jayasom, sempre ad AMAALA, è famoso per il fitness, i suoi programmi olistici e le sue Spa.

AMAALA, con il suo Yacht Club, sarà uno degli snodi chiave, capace di accogliere yacht di qualsiasi dimensione. La vicina Lahak Island introduce un modello residenziale esclusivo con ville dotate di marina privato, mentre tutti i resort dispongono di banchine per ospitare le barche in transito. Per comandanti ed equipaggi abituati alle rotte consuete del Mediterraneo, navigare verso AMAALA o The Red Sea significa riscoprire il senso dell’avventura: acque limpide, baie inesplorate, una cultura nuova, sapori inattesi. Red Sea Global sta costruendo un vero corridoio nautico, con marina ad AMAALA e The Red Sea: tre tappe lungo una rotta tutta da esplorare. Ma l’esclusività qui non è marketing: è cultura. Niente droni, niente paparazzi, tutto è stato pensato per garantire privacy totale. È il lusso della distanza, del tempo, del silenzio. E l’accessibilità non manca: grazie al nuovo aeroporto Red Sea International, ora connesso con Qatar Airways e beOnd, si arriva per esempio da Milano in poche ore. La crescita dell’Arabia Saudita passa anche da un altro vettore: lo sport. 

L’Hotel Four Seasons di AMAALA

Una leva strategica che sta riscrivendo la percezione internazionale del Paese. Lo dimostra il tennis, con il prestigioso Six Kings Slam, e il calcio, che ha trovato in Cristiano Ronaldo una nuova icona globale. Eventi che sono episodi di una strategia ampia che usa lo sport come piattaforma narrativa e attrattiva. In questo scenario, la vela è destinata a giocare un ruolo di primo piano. The Red Sea e AMAALA ospiteranno regate, programmi dedicati agli armatori e gli eventi dei nuovi yacht club. La conferma arriva dalla notizia che segna una svolta: AMAALA ospiterà la tappa finale della Ocean Race 2027.

Il Resort Equinox ad AMAALA

«Per chi conosce a memoria le rotte del Mediterraneo», spiega Reema Almokhtar, Senior Director – Tourism Communications di Red Sea Global, «il Mar Rosso saudita è un altro pianeta. È un mare nuovo, incontaminato, con una cultura diversa, sapori nuovi, un territorio tutto da scoprire. È avventura allo stato puro». Sul fronte della programmazione, il calendario eventi seguirà una logica stagionale: yacht season, golf season, appuntamenti lifestyle. «Una struttura modulare», prosegue Almokhtar, «che permetterà a queste destinazioni di avere un ritmo e un’identità propria, diventando un ecosistema vivo, riconoscibile, internazionale». A sostenere l’intero progetto c’è un pilastro non negoziabile: la sostenibilità. 

Lo Yacht Club AMAALA

The Red Sea e AMAALA sono alimentate al 100% da energia rinnovabile, sviluppano solo l’1% del territorio concesso, limitano le presenze per evitare l’overtourism e rigenerano gli ecosistemi con vivai di coralli, posidonia, mangrovie e specie autoctone. È il passaggio dal “costruire responsabilmente” al turismo rigenerativo: non limitarsi a non danneggiare l’ambiente, ma migliorarlo. In un mondo dove tutto sembra già mappato, The Red Sea e AMAALA rappresentano l’eccezione: luoghi che restituiscono la sensazione più rara e preziosa. Quella della scoperta vera.

Matteo Zaccagnino

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