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Studio FA Porsche

L’11 maggio 2017 è una data storica per il mondo dell’automobile in generale e per la Porsche più nel dettaglio. Quel giorno dagli stabilimenti di Zuffenhausen è uscito il milionesimo esemplare della Porsche 911. Si tratta di un traguardo importante e incorona una vettura che andando oltre alla logica dei numeri è diventata a tutti gli effetti un’icona di design.

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Certo dal 1963, anno in cui è stata lanciata sul mercato per la prima volta, la Porsche 911 a livello stilistico ha subito alcuni cambiamenti ma ancora oggi si riesce a leggere il segno che l’ha resa così celebre. Un segno, o meglio un tratto, concepito dalla mente di Ferdinand Alexander Porsche il cui linguaggio stilistico dal mondo delle auto si è con il tempo è arricchito di nuovi vocaboli. Tutto ha avuto inizio nel 1972 quando con grande lungimiranza il Professor Ferdinand Alexander Porsche fondò il Porsche Design Studio un vero e proprio laboratorio creativo dal quale, nel corso degli ultimi 40 anni, sono usciti progetti che spaziano dall’orologeria ai trasporti, dall’architettura alla nautica.

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“Ancora oggi seguiamo la stessa linea di pensiero tracciata dal nostro fondatore” racconta Roland Heiler, Ceo di Studio F.A. Porsche “Il nostro obiettivo è creare prodotti dove forma e funzione dialoghino in perfetta simbiosi”.

Roland Heiler Managing Director Porsche Design Studio Porsche Design Studio Zell Am See / Austria Copyright by Porsche Design Group Free for editorial use
Roland Heiler
Managing Director Porsche Design Studio
Porsche Design Studio
Zell Am See / Austria
Copyright by Porsche Design Group

Un metodo dove la disciplina e il rigore progettuale incontrano l’estro e la creatività dando così vita a oggetti nei quali la firma dello Studio che ha base a Zell am See in Austria emerge in modo evidente. Proprio come nel caso del Dynamiq GTT 115.

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Presentato all’ultima edizione del Monaco Yacht Show questo megayacht di 35 metri si distingue perché espressione di una tecnologia all’avanguardia evidenziata dalla propulsione ibrida e per un design nel quale si riconosce l’impronta stilistica dello Studio F.A. Porsche.

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Non è la prima volta che lo Studio F.A. Porsche si cimenta con un progetto nella nautica. Nel 1987 salì alla ribalta delle cronache per il Porsche Kineo un’imbarcazione open di circa 8 metri mezzo che colpì per le sue linee avveniristiche. Ma al di là dei contenuti tecnici e stilistici a questa barca spetta il merito di aver rappresentato il primo punto d’incontro tra il car design e la nautica dando vita così a quel processo di contaminazione tra due mondi che, almeno fino ad allora, non avevano instaurato alcuna forma di dialogo.

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“Uno yacht e un’auto hanno molti tratti in comune” continua Heiler “Alcuni elementi delle superfici esterne di una barca hanno curvature o forme che in qualche modo evocano quelle presenti su una vettura. Così è possibile tradurre questo linguaggio tipicamente automotive nella nautica stando bene attenti però al modo in cui farlo. Il concetto di trasferire quegli elementi, non solo a livello stilistico, che connotano e definiscono un’auto su una barca non funziona. Ecco perché mi piace sottolineare che non è tanto il linguaggio a dare la forma a un prodotto quanto la filosofia che c’è alla base.

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E’ il modo in cui approcciamo ogni progetto partendo dal presupposto di seguire il criterio più logico con cui per noi un prodotto debba essere concepito. E, cosa più importante” aggiunge Heiler “deve essere ideato perché possa rappresentare la migliore soluzione alle esigenze del consumatore al quale si rivolge”. In questo caso barche e auto hanno molto in comune. A iniziare da quella componente emotiva che trova appunto nel design il suo ingrediente più importante. Inoltre, un’auto proprio come uno yacht, devono avere requisiti di affidabilità e sicurezza ineccepibili. Nel caso del Dynamiq GTT 115 il processo di osmosi con il mondo Porsche Design si coglie in alcuni dettagli che solo un occhio attento riesce a cogliere. “I richiami al car design si possono leggere nella forma nel suo insieme con la sezione prodiera contraddistinta da linee morbide” prosegue Heiler “Così come vista lateralmente la struttura presenta elementi che riportano alla memoria le prese d’aria presenti su alcuni modelli di punta come la Carrera GT o la 918 Spider”. Inoltre, in corrispondenza del flying bridge si possono intuire alcuni richiami al celebre roll bar della Targa. La chiave di lettura vincente del progetto GTT 115 è stata resistere alla tentazione di trasferire l’idea dell’auto su una barca.

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“Abbiamo cercato di fare qualcosa che non fosse ovvio” aggiunge Heiler “ed evitare quindi di rendere un’imbarcazione simile a un’automobile, uno degli errori più grandi che si possano commettere”. E qui entra in gioco il termine design che in questo caso assume un ruolo centrale. Heiler non ha dubbi: “La mia idea è che il design non sia solo una questione riconducibile solo a un aspetto formale, ma tiene conto dei tanti aspetti e passaggi legati al progetto di un prodotto. Il più delle volte oggi quando si parla di design ci si limita solo a considerare la funzione estetica, quello si chiama stile ed è tutt’altra cosa”. Ecco dunque che l’accezione di questo termine amplia il suo raggio di azione. Oltre al costante dialogo tra forma e funzione il design deve tenere in considerazione tutte le fasi che riguardano anche il processo di realizzazione di un prodotto.

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Dalla combinazione di tutti questi elementi nascono che quelle poi diventano delle vere proprie icone immuni al passare del tempo. Proprio come la Porsche 911. “La tradizione è un elemento chiave. Non ci dobbiamo dimenticare che le prime vetture sono state pensate in un’epoca in cui il design ancora non esisteva. Questo vuol dire che il tipo di approccio al progetto era di carattere ingegneristico scevro da ogni considerazione legata a questioni estetiche. E ancora oggi nonostante il contesto nel quale operiamo contempla più discipline e più professionalità resta fondamentale per noi tenere sempre in considerazione le nostre origini. Mi piace sottolineare che bisogna centellinare il design altrimenti si rischia di trasformare un prodotto in qualcosa destinato ad avere una longevità temporale ridotta. Una moda passeggera. Questo vale per un’auto, un orologio e uno yacht” conclude Heiler.

 

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