È la più grande mai costruita da Custom Line.
Ma anche la prima, in assoluto, a nascere in alluminio. Due primati che segnano una svolta nella storia del brand e lo proiettano in una nuova dimensione progettuale e costruttiva. Il Custom Line 50 non è semplicemente un’imbarcazione imponente: è un manifesto tecnico e stilistico, che testimonia la capacità del marchio di evolvere senza perdere la propria identità.

Ma l’eco di questo traguardo resta ancora forte. Tante le ragioni. Dopo aver approfondito gli aspetti legati al progetto d’interni e, a seguire, quello degli esterni, in questa terza puntata dedicata al Custom Line 50 siamo andati in cantiere per scoprire il dietro le quinte di questo capolavoro sull’acqua. Frutto della collaborazione tra il Dipartimento Strategico di Prodotto, presieduto dall’Ing. Piero Ferrari, e il Ferretti Group Superyacht Yard Engineering Department con sede, come il cantiere, ad Ancona, il superyacht è lungo 49,90 m e largo 9,60 m. Si sviluppa su quattro ponti e inaugura innovative soluzioni costruttive e progettuali, come la suite armatoriale a prua del ponte superiore – esclusivamente dedicato all’armatore – e il beach club con infinity pool integrato al ponte principale: uno spazio conviviale unico di 120 mq, a stretto contatto con il mare.

Sono oltre 800 mq gli spazi vivibili a bordo di cui 324 mq di esterni. Una volumetria generosa, normalmente presente su imbarcazioni molto più grandi, studiata in modo accurato per assicurare la massima privacy a bordo di armatore e ospiti. “Quando si passa dalla vetroresina all’alluminio cambia tutto. Non solo i materiali, ma il modo stesso di costruire una barca”, spiega il project manager che ha seguito dall’inizio alla fine la costruzione del primo Custom Line 50. “La vetroresina nasce da uno stampo, l’alluminio, invece, si lavora pezzo per pezzo, come in un laboratorio sartoriale. Ogni saldatura, ogni curvatura richiede una mano esperta, tempo e attenzione. È un processo affascinante, ma estremamente complesso”.

La scelta dell’alluminio ha richiesto anche una riflessione sui volumi interni. A parità di lunghezza, una barca in composito offre spazi più generosi rispetto a un’unità in metallo. “È un tema che sorprende molti armatori”, continua il project manager del brand. “Un 50 metri in alluminio può sembrare meno spazioso di un 40 metri in vetroresina, perché la struttura in metallo necessita di rinforzi interni che vanno a incidere sull’abitabilità. Ma in cambio si guadagna in termini di robustezza, comfort in navigazione e silenziosità. Lo scafo risponde meglio alle sollecitazioni, riduce scricchiolii e vibrazioni. Ed è più leggero, quindi anche più efficiente”. Per affrontare questa nuova sfida, Custom Line ha potuto contare sull’esperienza maturata all’interno del gruppo Ferretti, in particolare con CRN.

“Personalmente ho lavorato per anni su scafi full custom in alluminio”, prosegue il project manager che aggiunge: “quando è arrivato il momento di sviluppare il Custom Line 50, abbiamo messo a frutto tutto quel know-how. Non partivamo da zero, ma da una base solida, affinata nel tempo. Il concept stesso prende ispirazione da un concept CRN di 52 metri, che avevamo sviluppato in passato”.

Un altro elemento distintivo della nuova ammiraglia è la scelta di collocare la plancia di comando sul ponte principale. Una decisione in controtendenza, che ha però generato vantaggi concreti. “Spesso gli armatori si lamentano dei rumori sopra la loro cabina, causati dal via vai dell’equipaggio. In questo caso, spostando la plancia, abbiamo liberato completamente il ponte superiore. L’armatore può godere di uno spazio davvero privato, un’isola di quiete assoluta. Una soluzione molto apprezzata da chi vive la barca tutti i giorni”, aggiunge il project manager.

Dal punto di vista tecnico, questa scelta ha imposto alcune modifiche strutturali per garantire la visibilità dal posto di comando, ma non ha impattato significativamente sugli impianti. Anzi, ha permesso di razionalizzare il layout e semplificare parte del cablaggio. Sul fronte dell’innovazione, Custom Line 50 introduce per la prima volta nella gamma le pinne stabilizzatrici CMC elettriche, abbandonando gli attuatori idraulici. “È stato un passo importante”, conferma il project manager. “Abbiamo installato quattro pinne anziché due, garantendo una stabilità eccezionale sia in navigazione sia all’ancoraggio. Soprattutto abbiamo eliminato i fastidiosi ronzii dei sistemi idraulici.

Il risultato? Più comfort per tutti, anche per chi dorme in cabina proprio sopra una delle pinne. Nessuno ha mai lamentato rumori”. Non solo comfort, ma anche visione strategica. Il Custom Line 50 è già predisposto per la registrazione commerciale, con tutti i requisiti richiesti da bandiere del Red Ensign Group e classi. «È stato costruito seguendo standard da 500 GT, già conforme per eventuali attività di charter”, spiega il project manager. “Un vantaggio non di poco conto perché permette all’armatore, un domani, di convertire facilmente la barca da uso privato a commerciale senza dover affrontare lunghi lavori o adeguamenti” riflette il project manager.

Come spesso accade con lo yacht “numero uno”, anche in questo caso il progetto ha vissuto momenti intensi. “A pochi mesi dalla consegna, l’armatore ha chiesto di rivedere completamente il ponte a lui dedicato. È stato uno scossone, ma anche una dimostrazione della flessibilità del cantiere. Abbiamo ridisegnato tutto da zero, assecondando ogni esigenza. È stata una customizzazione a 360°, che ha trasformato un’imbarcazione semi-seriale in un’opera unica” prosegue il project manager. “Ora che la prima è varata e naviga, i prossimi Custom Line 50 seguiranno un percorso più lineare

Il grosso dell’investimento progettuale è stato fatto. Ma ogni armatore è diverso, e siamo pronti a personalizzare anche i futuri yacht, senza perdere quella cura estrema che da sempre distingue il nostro modo di progettare e costruire”, conclude il project manager. Un nuovo corso, dunque, ma con lo stesso spirito: quello di creare vere esperienze di navigazione su misura. Custom Line 50 non è solo un nuovo traguardo. È l’inizio di una nuova visione.
Matteo Zaccagnino


