C’è un momento preciso in cui il lusso nautico ha cambiato colonna sonora. Fino a pochi anni fa l’arrivo in rada di un tender era annunciato dal brontolio di un fuoribordo a benzina; oggi, sempre più spesso, l’unica cosa che si sente è il fruscio dell’acqua contro la carena. È il paradigma del silent luxury: un’idea di esclusività che non ostenta decibel ma li sottrae, e che sta trasformando il garage del superyacht – un tempo semplice ricovero tecnico – nel vero laboratorio dell’elettrificazione nautica.
Il fenomeno non è più una curiosità da salone. Le ultime stagioni fieristiche, da Monaco a Düsseldorf, hanno confermato che la propulsione elettrica sui tender e sui water toys è passata dalla fase sperimentale a quella commerciale, con una moltiplicazione di modelli, alleanze industriali e – dettaglio tutt’altro che secondario – un’infrastruttura di sicurezza e ricarica che comincia a strutturarsi.
Perché proprio il tender
La logica è quasi banale, a pensarci. Il tender è l’imbarcazione ideale per l’elettrico: percorre distanze brevi, opera a ridosso della nave madre – che diventa la sua stazione di ricarica naturale – e vive nei contesti dove il motore termico dà il peggio di sé, ovvero rade affollate, aree marine protette e porti che stringono le maglie sulle emissioni. Diverse marine del Mediterraneo, dalla Costa Azzurra alle Baleari, stanno introducendo restrizioni o sovrapprezzi per le unità a combustione, e un tender elettrico si trasforma così da vezzo ecologico in lasciapassare operativo.
C’è poi un argomento che gli owner’s representative e i comandanti conoscono bene: eliminare la benzina dal bordo. Un tender elettrico significa non stoccare carburante infiammabile su uno yacht alimentato a gasolio, semplificare il bunkering, ridurre la manutenzione e alleggerire l’addestramento dell’equipaggio. Il costo totale di gestione, tra assenza di carburante e meccanica semplificata, comincia a giocare a favore dell’elettrico, anche se il prezzo d’acquisto resta superiore.
E infine c’è l’esperienza, che nel lusso è tutto. Il trasferimento dalla nave alla banchina senza vibrazioni, senza fumi di scarico e senza dover alzare la voce per conversare è esattamente il tipo di dettaglio che un armatore – o un charterista esigente – nota e ricorda.
L’offerta si struttura
Il mercato ha risposto con una rapidità sorprendente. Williams Jet Tenders, riferimento assoluto del segmento, ha portato a boot Düsseldorf l’EvoJet 70e a zero emissioni, sdoganando l’elettrico presso il pubblico più tradizionalista. Falcon Tenders, specialista britannico del custom per superyacht, ha lanciato l’E8, otto metri disegnati dallo studio ThirtyC. E dalla joint venture tra il costruttore neozelandese ZeroJet e McConaghy – il cantiere dei racer in carbonio dell’America’s Cup – è nata la gamma MC-Zero, presentata al Palm Beach International Boat Show: tender interamente in fibra di carbonio con propulsione a idrogetto elettrico da 30 kW e batterie semi-solid state, pensati per entrare nei garage standard e con soluzioni brevettate come la consolle di guida riposizionabile grazie ai comandi fly-by-wire.
Il segnale più forte, però, arriva dai grandi cantieri. Sanlorenzo ha annunciato a fine giugno la partnership con BYD Energy Storage per lo sviluppo di sistemi di accumulo dedicati alla nautica di alta gamma, un tassello della strategia Road to 2030 che contempla anche tender a idrogeno. Quando un costruttore di quel calibro porta a bordo il colosso mondiale delle batterie, significa che l’elettrificazione del “sistema yacht” – nave madre, tender e toys compresi – è diventata materia di pianificazione industriale, non di marketing.
I water toys: dove il silenzio diventa prodotto
Se il tender elettrico risponde a una logica operativa, i water toys elettrici vendono direttamente la sensazione. L’eFoil – la tavola con idrofoil e motore elettrico che solleva il rider sull’acqua – è ormai considerato dotazione minima per un charter competitivo: due tavole a bordo sono lo standard, non l’eccezione. Marchi come Fliteboard, Lift e i tedeschi Aerofoils (nati con il contributo di designer provenienti da Audi) si contendono un segmento in cui l’esperienza di volo silenzioso sull’acqua è il prodotto stesso.
La categoria più iconica resta però quella degli sled subacquei, dominata dal Seabob di Cayago. E qui il 2026 segna un salto di posizionamento: il SEABOB SE63, sviluppato con Automobili Lamborghini e presentato a boot dopo il lancio di settembre 2025, porta nel mondo dei toys i codici delle supersportive di Sant’Agata – pulsante di avviamento, elemento centrale in carbonio, componenti in titanio e magnesio – con alette laterali a estensione elettrica e una spinta record di 162 TP. La produzione è prevista per il secondo trimestre 2026, con disponibilità dall’estate. Non è più un accessorio: è un oggetto da collezione che condivide il DNA con l’auto parcheggiata in garage a terra.
Intanto la categoria si ibrida e si inventa nuovi formati. Awake ha battezzato NAVI il suo “Foiler”, né jetboard né eFoil tradizionale: uno scafo in composito di carbonio sollevato da un idrofoil, guidabile da seduti con acceleratore a manopola, consegne da agosto 2026 a un listino intorno ai 40.000 euro. I francesi di SeaNXT spingono l’underwater scooter premium in full carbon, mentre le piattaforme gonfiabili modulari – i cosiddetti beach club galleggianti – si attrezzano con rampe dedicate al varo degli eFoil e dock per Seabob e moto d’acqua, trasformando la poppa dello yacht in un resort temporaneo.
Il rovescio della medaglia: batterie, sicurezza, infrastruttura
Sarebbe disonesto raccontare solo il lato patinato. Una flotta di toys elettrici significa decine di batterie al litio da caricare e stoccare a bordo, e il rischio incendio è il tema che tiene svegli comandanti e assicuratori. Non a caso sta nascendo un intero indotto di sistemi certificati per la ricarica e la quarantena delle batterie, dai box testati per l’uso in coperta fino ai moduli con certificazione Lloyd’s Register che dialogano con i sistemi di allarme della nave e permettono al comandante di monitorare temperatura e stato di carica di ogni singola batteria dalla plancia. È la parte invisibile del silent luxury: il silenzio, per essere davvero rilassante, deve essere anche sicuro.
Restano poi i limiti fisici dell’elettrico – autonomia, tempi di ricarica, peso delle batterie – che sui tender di servizio a lungo raggio consigliano ancora soluzioni ibride o termiche. Ma la traiettoria è chiara, e la stessa evoluzione delle celle, dalle LFP alle semi-solid state, sta erodendo il divario stagione dopo stagione.
Un lusso che si misura in decibel
La sintesi è che l’elettrificazione della “flotta minore” sta ridefinendo la gerarchia dei valori a bordo. Per decenni il lusso nautico si è misurato in metri, nodi e cavalli; oggi una parte crescente si misura in ciò che manca: rumore, vibrazioni, fumi, odore di benzina. Il tender elettrico che scivola in rada al tramonto e il Seabob che fende l’acqua senza disturbare né i bagnanti né la fauna non sono soltanto scelte sostenibili – sono dichiarazioni estetiche. E in un mercato dove la nuova generazione di armatori considera la sostenibilità un prerequisito e non un optional, il silenzio è destinato a diventare la forma più sofisticata di ostentazione.





