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Giovanni Costantino pensa all’acquisizione di Perini Navi

L’allestimento del sito produttivo del nuovo Tecnomar for Lamborghini 63, un investimento importante per l’ampliamento delle strutture a mare con la costruzione, tra l’altro, di nuovo bacino di 145 metri per 50 corredato da officine, uffici e servizi a terra, la copertura dell’attuale bacino di 200 metri. Sono questi alcuni dei lavori di potenziamento che Giovanni Costantino, Ceo & Founder di The Italian Sea Group elenca per fare il punto del Gruppo che ha creato nel 2009, e che oggi riunisce brand di eccellenza come Admiral, Tecnomar, il nuovo Tecnomar for Lamborghini 63 e NCA Refit. Una serie di interventi che oggi affiancano la costruzione di 14 unità e il lavoro di NCA Refit che lo scorso anno ha completato i lavori su M5 (ex Mirabella V) il più grande sloop al mondo con i suoi 78 metri di lunghezza. A tutto questo Giovanni Costantino ha aggiunto la manifestazione d’interesse per il salvataggio di Perini Navi.

Giovanni Costantino

Presidente, com’è nata l’idea di questa iniziativa?
Giovanni CostantinoL’interesse per Perini Navi è quasi una conseguenza logica del mio percorso. All’inizio, leggendo i giornali, mi pareva che la vecchia proprietà fosse organizzata a recuperare la situazione negativa e la cosa sembrava fatta. In alternativa o addirittura in aggiunta c’era l’interesse di Sanlorenzo. Avevo quindi ritenuto giusto e opportuno anche per non investire male il mio tempo non disturbare lavori già pianificati e di non intervenire. Quando ho letto del fallimento, sono rimasto molto dispiaciuto. A quel punto mi son detto che dovevamo assolutamente entrare in gioco.  Sono quattro anni che le più belle Perini Navi vengono a fare i lavori da NCA Refit.

L’Eco Tender 25m di Perini Navi

Avete quindi una conoscenza diretta delle loro navi a vela…
G.C. Sì. Da noi è venuto anche Maltese Falcon. Ma a parte questo mi sono spesso chiesto perché venissero da noi e non andassero a Viareggio. Evidentemente il cliente si sentiva, e si sente, più sereno qui che altrove. La dimostrazione è che oggi abbiamo tre Perini Navi in refit nel nostro cantiere. A tutto questo va aggiunto che negli ultimi due anni una trentina di collaboratori di Perini Navi hanno chiesto di venire a lavorare da noi. Quindi il know how vero velico in maniera assolutamente non cercata si è spostato nel nostro Gruppo.

Il Maltese Falcon

The Italian Sea Group ha le competenze per costruire yacht a vela?
G.C. Attualmente, stiamo costruendo due grandi catamarani: uno a motore e uno a vela. Quindi ho ritenuto che tutti gli elementi fossero posizionati in modo da poter dare risposta a una continuità di Perini Navi. Noi non dovremmo fare nulla di più di quello che stiamo facendo ora. Siamo in ottimi rapporti con i più importanti broker internazionali, abbiamo una qualità e un’organizzazione di altissimo livello grazie  gli investimenti umani ed economici che abbiamo fatto negli anni e che continuiamo a fare. Non intravvedo una difficoltà gestionale nell’andare a seguire anche questa ulteriore categoria merceologica.

Quindi si tratta di un interesse estremamente concreto?
G.C. L’interesse c’è ed è forte. E lo seguiremo con impegno. Ovviamente si dovrà capire quali possono essere i costi, quali gli asset e le problematiche legate ai dipendenti. Da dieci anni stiamo fortunatamente assumendo persone, ma bisognerà valutare bene gli impegni che si assumono.

Il progetto del Perini Falcon Rig di 92 metri

Nel caso di acquisizione da parte vostra di Perini Navi non c’è rischio di sovrapposizione dell’ex Cantiere Picchiotti con i brand Admiral e Tecnomar?
G.C. Non credo. Abbiamo gestito in maniera forte e chiara la differenziazione tra Admiral e Tecnomar e dato una canalizzazione al brand NCA che abbiamo spostato dalla costruzione delle navi commerciali al refit. Credo che saremo in grado di canalizzare bene anche un’impostazione di prodotto per l’eventuale brand ex Picchiotti. Quanto agli asset sia la Turchia sia Viareggio e ancor più La Spezia ci interessano. Specie quest’ultimo. A Carrara, nel nostro quartier generale, nonostante gli investimenti per nuovi ampliamenti e strutture, ci serve più spazio se vogliamo crescere ancora con nuovi progetti. L’interesse per i tre siti sarebbe comunque equivalente ma bisognerà capire come il curatore intenderà gestire la pratica Perini Navi. E noi ne seguiremo da vicino gli sviluppi.

 Emilio Martinelli

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